La Nuova Ferrara

Ferrara

Due ferraresi senza casa e cibo per l’uragano

di Davide Bonesi
Ennio Sbriglia e Fabio Filippini
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Ennio Sbriglia e Fabio Filippini

Fabio Filippini ed Ennio Sbriglia lavoravano in un ristorante a Saint Martin: problemi per il rientro in Italia e paura per i furti

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CENTO. «Non è possibile che dopo quattro giorni ancora dall’Italia non sia stato organizzato qualcosa per recuperare gli italiani bloccati all’isola di Saint Martin». A parlare è Antonio Sbriglia, originario di Napoli ma trasferitosi nel lontano 1996 a Cento con la famiglia, prima di andare vivere a San Matteo della Decima con la moglie di Codigoro. Antonio, assieme al padre residente a Cento ed alle due sorelle è in apprensione per le sorti del fratello minore Ennio (24 anni), uno dei due centesi (l’altro è il quasi coetaneo Fabio Filippini) rimasti senza casa ed ora anche senza cibo per il passaggio dell’uragano Irma sull’ex Antille Olandesi. E nella notte la situazione non potrà che complicarsi con l’arrivo di un altro uragano, Jose.

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«Ennio e l’amico Fabio vivono e lavorano insieme a Saint Marteen, in un grande complesso con albergo, ristorante e casinò. Fabio è stato il primo a trasferirsi, è un cuoco, poi ha chiamato mio fratello, pizzaiolo, lo scorso maggio. Ci hanno sempre detto che si trovano bene là, hanno anche acquistato un’auto, ora distrutta al pari della casa per l’uragano. Stanno bene, ma hanno difficoltà di comunicazioni e sono praticamente senza cibo».

«Antonio, adesso siamo riusciti ad avere internet qui al casinò - diceva Ennio ieri alle 18 al fratello telefonando con Messenger -, ma fra un’oretta dobbiamo tornare a casa perché verso l’1 arriva l’altro uragano, anche se non dicono sia forte come Irma. Sta già iniziando a piovere, di acqua ne abbiamo tanta ma il cibo sta marcendo perché i frigo sono spenti, rimasta solo roba in scatola e fette biscottate».

Proprio grazie al Wi-Fi del casinò Fabio Filippini è riuscito a scrivere poche righe su Facebook: «Siamo sopravvissuti, stiamo bene! Siamo senza acqua e luce l’isola è completamente distrutta. Aspettiamo solo che riapra l'aeroporto per tornare a casa». «Siamo daccapo - gli fa eco il padre Lino -. Un altro giorno di angoscia. Speriamo che la fortuna accompagni ancora i nostri ragazzi. Non contatti via Messenger o altro, fa impazzire il loro cellulare, stanno bene. Sembra che a forza di rompere le scatole alla Farnesina e ai vari consolati qualcosa si stia muovendo per organizzare un volo di rientro. Spero presto, perché non hanno più nulla, né acqua potabile ne cibo ed un altro uragano alle porte».

In realtà il rientro non è così scontato, a parte il fatto che adesso tutti i voli sono bloccati. «È incredibile - aggiunge Antonio - io e una delle mie sorelle stiamo tempestando di telefonate il consolato in Florida e la Farnesina ma senza risultati. Abbiamo lasciato più volte i numeri di cellulare dei nostri cari, ma vengono persi di continuo. Ci dicono di chiamare direttamente noi là, ma cosa possiamo fare? Sull’isola atterrano solo gli aerei militari, sembra che gli italiani passato il secondo uragano potranno essere caricati dai mezzi di soccorso predisposti dall’Olanda, con i quali raggiungeranno gli Stati Uniti. Spero che almeno da lì il nostro governo possa predisporre un piano di rientro. Per tutti sono ore difficili sapendo che i nostri cari sono là, da martedì quando è passata Irma abbiamo avuto notizie solo giovedì pomeriggio: mio fratello racconta di scene terribili, una vecchia derubata in strada per il cibo e loro stessi sono costretti a stare nella loro casa distrutta per poter proteggerele loro cose...».
 

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