Torce in azione e forti odori
Impianto di Yara fermato da un black out. Molte chiamate, Arpae: nessun allarme ambientale
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L’odore di ammoniaca si percepiva con nettezza, ieri a partire dalle 18.30, nella zona nord della città, stando alle chiamate giunte in redazione. In particolare arrivavano dal Veneto, da Santa Maria Maddalena e Occhiobello, e da Pontelagoscuro. Fortissimo l’odore, che ha destato anche qualche preoccupazione, facendo scattare anche gli accertamenti da parte di Arpae, che ha mandato fuori una squadra di tecnici nell’area attorno al petrolchimico, prima di chiedere un rapporto alle aziende di piazzale Donegani. L’odore forte e l’accensione delle procedure di sicurezza hanno consigliato la chiusura anticipata della giornata di visite di LyondellBasell in occasione del 60esimo della prima produzione di polipropilene (vedi sotto), bloccando l’ultimo trenino di visitatori.
È stata l’Ifm, la società che gestisce la sicurezza e i servizi del petrolchimico, a ricostruire quanto successo. L’origine del problema risale a tre notti fa, quando un fulmine ha colpito la centrale elettrica Terna al di fuori del petrolchimico, che, in linea con la turbogas Sef interna all’area produttiva, rifornisce di energia tutti gli impianti. Da quell’istante è rimasta la sola Sef a fornire l’elettricità all’intero polo chimico. Ieri era la giornata scelta per tentare di riallacciare il collegamento tra le due centrali, ma qualcosa non è andato per il verso giusto e l’operazione ha provocato un salto di corrente e il black out temporaneo della Sef. È bastato per mandare in blocco l’unico impianto attivo in quel momento, cioè l’F55 di Yara, che produce fertilizzanti utilizzando ammoniaca, metano, idrogeno e argon. L’intero carico di sostanze chimiche presenti nell’impianto è stato quindi inviato alle torce di emergenza C6 e C7, che sono partite con una gran fiammata e hanno continuato per parecchie ore (l’impianto va in continuo e l’afflusso di metano non è arrestabile). Nell’aria si sono però disperse anche particelle di ammoniaca non bruciate, che sono state avvertite molto bene in mezza città.
Come detto Arpae, sollecitata dalle chiamate dei cittadini, si è subito attivata per chiarire l’evento e misurarne le conseguenze sull’ambiente circostante. Dai primi accertamenti svolti ieri sera non sono emersi problemi in questo senso, lo stesso odore di ammoniaca è rimasto nell’aria per pochi minuti dopo l’attivazione delle torce.
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
È stata l’Ifm, la società che gestisce la sicurezza e i servizi del petrolchimico, a ricostruire quanto successo. L’origine del problema risale a tre notti fa, quando un fulmine ha colpito la centrale elettrica Terna al di fuori del petrolchimico, che, in linea con la turbogas Sef interna all’area produttiva, rifornisce di energia tutti gli impianti. Da quell’istante è rimasta la sola Sef a fornire l’elettricità all’intero polo chimico. Ieri era la giornata scelta per tentare di riallacciare il collegamento tra le due centrali, ma qualcosa non è andato per il verso giusto e l’operazione ha provocato un salto di corrente e il black out temporaneo della Sef. È bastato per mandare in blocco l’unico impianto attivo in quel momento, cioè l’F55 di Yara, che produce fertilizzanti utilizzando ammoniaca, metano, idrogeno e argon. L’intero carico di sostanze chimiche presenti nell’impianto è stato quindi inviato alle torce di emergenza C6 e C7, che sono partite con una gran fiammata e hanno continuato per parecchie ore (l’impianto va in continuo e l’afflusso di metano non è arrestabile). Nell’aria si sono però disperse anche particelle di ammoniaca non bruciate, che sono state avvertite molto bene in mezza città.
Come detto Arpae, sollecitata dalle chiamate dei cittadini, si è subito attivata per chiarire l’evento e misurarne le conseguenze sull’ambiente circostante. Dai primi accertamenti svolti ieri sera non sono emersi problemi in questo senso, lo stesso odore di ammoniaca è rimasto nell’aria per pochi minuti dopo l’attivazione delle torce.
Stefano Ciervo
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