«Conti ok, non venderemo Ferrara Tua a Farmacie»
Tagliani sulle municipalizzate: non sempre privatizzare è la cosa migliore da fare Non darei per scontata la cessione di Amsef, forse una gestione pubblico-privato
6 MINUTI DI LETTURA
Aziende municipalizzate, i poblemi Carife e il bail in, la nuova raccolta rifiuti, la sicurezza alla Gad e le spaccature nel centrosinistra sono stati i temi più dibattuti domenica sera dal sindaco Tiziano Tagliani durante l’intervista pubblica al termine della festa del Pd di Pontelagoscuro.
Aziende pubbliche locali.
«Non abbiamo l'acqua alla gola, non siamo alla canna del gas, i nostri conti sono a posto, non abbiamo necessità di vendere Ferrara Tua o le Farmacie comunali. Lo faremo solo se sarà conveniente. Poi non sono convinto - ha aggiunto il sindaco parlando di municipalizzate - che privatizzare sia sempre la cosa migliore da fare. Se i parcheggi li gestisce un privato e gli chiedo per 2 giorni piazza Travaglio per una manifestazione quello mi presenta il conto del mancato incasso. Con le nostre aziende, che sono in attivo e fanno investimenti, si possono fare discorsi più interessanti. Per Amsef il discorso è diverso, ha assolto alla sua funzione di calmierare i prezzi e di tenere sotto controllo un mercato delicato, ma non darei per scontato che la vendiamo. Non ho fretta. Magari si può pensare a una partnership pubblico privata».
Tariffa Rifiuti.
«Oggi una famiglia di 4 persone che abita un appartamento di 100 metri e non fa correttamente la raccolta differenziata paga come un'identica famiglia che è virtuosa. Domani la tariffa premierà chi fa differenziata in modo più spinto. Per sapere come e quanto bisogna attendere il regolamento di Atersir che spero sarà approvato entro il 2017 o i primi mesi del 2018».
Tagliani, che di Atersir è presidente, ha però scoperto che dietro la tariffa puntuale si nasconde un rischio che si chiama “deassimilazione”. Il rischio è che una parte della tariffa che oggi viene pagata dalle aziende, domani possa essere spalmata sulle famiglie. La deassimilazione potrà essere chiesta dalle aziende che conferiscono direttamente i rifiuti senza passare per il gestore. «Bisogna guardarci bene dentro. Ne parlerò anche con Bratti».
Carife.
«Conosco solo un caso in cui gli azionisti sono stati risarciti. Parlo della Costruttori, dove il sistema cooperativo si è fatto carico delle perdite subite dagli azionisti tassando gli utili delle cooperative. Queste cose le ho dette agli azzerati, che giustamente si battono per cercare di recuperare almeno una parte del danno subito».
Per Tagliani non è però il caso di alimentare facili illusioni. La speranza per gli azzerati si chiama Zona Economica Speciale (Zes) o meglio, come ha spiegato Tagliani, Area industriale di crisi complessa (al momento Ferrara è Area industriale di crisi semplice). Le realtà inserite in queste Aree beneficiano di risorse e investimenti. Gli azzerati sperano che eventuali risorse destinate al credito ferrarese possano essere utilizzate per il risarcimento del danno economico patito dai 32.000 risparmiatori rimasti a secco. Tagliani sta coi piedi per terra e si attiene alle notizie certe: «Per ora sappiamo che Bper è intenzionata a fare una proposta di tipo commerciale agli ex azionisti Carife, che vedremo quanto soddisferà le loro aspettative».
Carife, le colpe.
Presto, proprio a Ponte si aprirà il processo che vede imputati i vertici e gli amministratori di Carife. Tagliani ha ribadito il suo pensiero a proposito di colpe e responsabilità. «Come insegnano la vicenda Carife e le vicende di altre banche italiane il sistema di vigilanza di Bankitalia ha fatto cilecca in questo paese. Poi, come ho già detto, ritengo che i passati amministratori abbiano commesso gravi errori trattando affari (Siano, Leasing Napoli, Caltagirone...) che non hanno tenuto in considerazione gli interessi del territorio. I successori hanno cercato di metterci una pezza che purtroppo non ha retto. Per quel che è stato fatto o non è stato fatto nei tre anni di Commissariamento invece nessuno sarà chiamato a dare conto».
Bail-in e Salvabanche.
«In Europa prima hanno salvato le banche poi hanno fatto il bail-in. Noi abbiamo fatto a rovescio. Il decreto Salvabanche, a causa del quale Ferrara ha pagato un prezzo esagerato, è stato fatto su stesura di Bankitalia».
Tra Gad e Minniti.
Si passa poi ai tema spinoso di sicurezza e immigrazione. «Il ministro Minniti - dice il sindsaco - ha raccolto il grido di tanti sindaci, anche di centrosinistra, che non c'è la fanno più a gestire un'accoglienza che non è accompagnata da politiche di integrazione. Ora se gli sbarchi continueranno a diminuire, il sistema mediatico anziché dei profughi si occuperà dei campi in Niger e in Libia, come se prima non fossero mai esistiti. Il problema non si risolve dicendo “aiutiamoli a casa loro”. Sono 50 anni che li aiutiamo. In Senegal le multinazionali si sono accaparrate la pesca, in mezza Africa sfruttiamo le loro risorse minerarie...». Nell'attesa di un mondo più giusto e di politiche di integrazione efficaci che fare nella Gad ferrarese e nelle “centomila Gad italiane”? Alla domanda se serve più repressione Tagliani risponde così. «A Ferrara non c'è bisogno di più repressione ma di maggiore rispetto delle regole. Chi viene accolto deve accettare di vivere e comportarsi rispettando le regole di chi accoglie. Le regole valgono per tutti, per i nati tra via Paglia e Borgo di Sotto e per i nati in Senegal. Se non facciamo rispettare queste condizioni spianiamo la strada a chi alimenta le paure e dice che "vengono qui, violentano le nostre donne e ci portano anche le malattie».
La Lega e le destre.
«Con Bossi c'era una Lega che parlava di federalismo, ora prevale il nazionalismo esterofobo. Proliferano gruppi e gruppetti sovranisti, c'è chi vuole rifare la marcia su Roma...Quello che manca in Italia è una destra normale, una destra costituzionale, che è stata presente dal Dopoguerra in poi». Tagliani vede i rischi legati al populismo, ai rigurgiti fascistoidi ("anche l'Anpi, che aveva come primo nemico il PD, si è accorto di Forza Nuova che vuole marciare su Roma"), ma non dispera. «Gli italiani sono fortemente democratici. A oggi non sono preoccupato da un'alternativa di sistema». Anche se le lo preoccupano le divisioni che hanno portato alla scissione dal PD di Mdp, lo scontro a sinistra e in genere il livello toccato dalla politica tutta. «Prevale la battuta facile, prima si parla e si twitta e poi si pensa».
Gentiloni e Renzi.
Forse per questo all'inizio del dibattito aveva tessuto le lodi di Gentiloni. «Si, mi piace. Non fa finta che i problemi siano facili da risolvere, è competente, pacato. Lo apprezzo». E Renzi? «Hanno personalità diverse. In una politica fondata sui personalismi Renzi ha dimostrato capacità e coraggio, penso alla battaglia sulla riforma istituzionale, che è stata una battaglia giusta anche se è stata persa, alla legge sulle unioni civili. Oggi è un'altra stagione».
D'Alema e Bersani.
«Chi mi ha deluso di più? Bersani. Di D'Alema sappiamo quanto sia rancoroso e vendicativo, Bersani invece ha un altro profilo, da amministratore attento ai cittadini. D'Alema ha impiegato anni a convincerlo a rompere con il Pd e creare una cosa che non allarga le basi del centrosinistra e che è priva di contenuti».
Aziende pubbliche locali.
«Non abbiamo l'acqua alla gola, non siamo alla canna del gas, i nostri conti sono a posto, non abbiamo necessità di vendere Ferrara Tua o le Farmacie comunali. Lo faremo solo se sarà conveniente. Poi non sono convinto - ha aggiunto il sindaco parlando di municipalizzate - che privatizzare sia sempre la cosa migliore da fare. Se i parcheggi li gestisce un privato e gli chiedo per 2 giorni piazza Travaglio per una manifestazione quello mi presenta il conto del mancato incasso. Con le nostre aziende, che sono in attivo e fanno investimenti, si possono fare discorsi più interessanti. Per Amsef il discorso è diverso, ha assolto alla sua funzione di calmierare i prezzi e di tenere sotto controllo un mercato delicato, ma non darei per scontato che la vendiamo. Non ho fretta. Magari si può pensare a una partnership pubblico privata».
Tariffa Rifiuti.
«Oggi una famiglia di 4 persone che abita un appartamento di 100 metri e non fa correttamente la raccolta differenziata paga come un'identica famiglia che è virtuosa. Domani la tariffa premierà chi fa differenziata in modo più spinto. Per sapere come e quanto bisogna attendere il regolamento di Atersir che spero sarà approvato entro il 2017 o i primi mesi del 2018».
Tagliani, che di Atersir è presidente, ha però scoperto che dietro la tariffa puntuale si nasconde un rischio che si chiama “deassimilazione”. Il rischio è che una parte della tariffa che oggi viene pagata dalle aziende, domani possa essere spalmata sulle famiglie. La deassimilazione potrà essere chiesta dalle aziende che conferiscono direttamente i rifiuti senza passare per il gestore. «Bisogna guardarci bene dentro. Ne parlerò anche con Bratti».
Carife.
«Conosco solo un caso in cui gli azionisti sono stati risarciti. Parlo della Costruttori, dove il sistema cooperativo si è fatto carico delle perdite subite dagli azionisti tassando gli utili delle cooperative. Queste cose le ho dette agli azzerati, che giustamente si battono per cercare di recuperare almeno una parte del danno subito».
Per Tagliani non è però il caso di alimentare facili illusioni. La speranza per gli azzerati si chiama Zona Economica Speciale (Zes) o meglio, come ha spiegato Tagliani, Area industriale di crisi complessa (al momento Ferrara è Area industriale di crisi semplice). Le realtà inserite in queste Aree beneficiano di risorse e investimenti. Gli azzerati sperano che eventuali risorse destinate al credito ferrarese possano essere utilizzate per il risarcimento del danno economico patito dai 32.000 risparmiatori rimasti a secco. Tagliani sta coi piedi per terra e si attiene alle notizie certe: «Per ora sappiamo che Bper è intenzionata a fare una proposta di tipo commerciale agli ex azionisti Carife, che vedremo quanto soddisferà le loro aspettative».
Carife, le colpe.
Presto, proprio a Ponte si aprirà il processo che vede imputati i vertici e gli amministratori di Carife. Tagliani ha ribadito il suo pensiero a proposito di colpe e responsabilità. «Come insegnano la vicenda Carife e le vicende di altre banche italiane il sistema di vigilanza di Bankitalia ha fatto cilecca in questo paese. Poi, come ho già detto, ritengo che i passati amministratori abbiano commesso gravi errori trattando affari (Siano, Leasing Napoli, Caltagirone...) che non hanno tenuto in considerazione gli interessi del territorio. I successori hanno cercato di metterci una pezza che purtroppo non ha retto. Per quel che è stato fatto o non è stato fatto nei tre anni di Commissariamento invece nessuno sarà chiamato a dare conto».
Bail-in e Salvabanche.
«In Europa prima hanno salvato le banche poi hanno fatto il bail-in. Noi abbiamo fatto a rovescio. Il decreto Salvabanche, a causa del quale Ferrara ha pagato un prezzo esagerato, è stato fatto su stesura di Bankitalia».
Tra Gad e Minniti.
Si passa poi ai tema spinoso di sicurezza e immigrazione. «Il ministro Minniti - dice il sindsaco - ha raccolto il grido di tanti sindaci, anche di centrosinistra, che non c'è la fanno più a gestire un'accoglienza che non è accompagnata da politiche di integrazione. Ora se gli sbarchi continueranno a diminuire, il sistema mediatico anziché dei profughi si occuperà dei campi in Niger e in Libia, come se prima non fossero mai esistiti. Il problema non si risolve dicendo “aiutiamoli a casa loro”. Sono 50 anni che li aiutiamo. In Senegal le multinazionali si sono accaparrate la pesca, in mezza Africa sfruttiamo le loro risorse minerarie...». Nell'attesa di un mondo più giusto e di politiche di integrazione efficaci che fare nella Gad ferrarese e nelle “centomila Gad italiane”? Alla domanda se serve più repressione Tagliani risponde così. «A Ferrara non c'è bisogno di più repressione ma di maggiore rispetto delle regole. Chi viene accolto deve accettare di vivere e comportarsi rispettando le regole di chi accoglie. Le regole valgono per tutti, per i nati tra via Paglia e Borgo di Sotto e per i nati in Senegal. Se non facciamo rispettare queste condizioni spianiamo la strada a chi alimenta le paure e dice che "vengono qui, violentano le nostre donne e ci portano anche le malattie».
La Lega e le destre.
«Con Bossi c'era una Lega che parlava di federalismo, ora prevale il nazionalismo esterofobo. Proliferano gruppi e gruppetti sovranisti, c'è chi vuole rifare la marcia su Roma...Quello che manca in Italia è una destra normale, una destra costituzionale, che è stata presente dal Dopoguerra in poi». Tagliani vede i rischi legati al populismo, ai rigurgiti fascistoidi ("anche l'Anpi, che aveva come primo nemico il PD, si è accorto di Forza Nuova che vuole marciare su Roma"), ma non dispera. «Gli italiani sono fortemente democratici. A oggi non sono preoccupato da un'alternativa di sistema». Anche se le lo preoccupano le divisioni che hanno portato alla scissione dal PD di Mdp, lo scontro a sinistra e in genere il livello toccato dalla politica tutta. «Prevale la battuta facile, prima si parla e si twitta e poi si pensa».
Gentiloni e Renzi.
Forse per questo all'inizio del dibattito aveva tessuto le lodi di Gentiloni. «Si, mi piace. Non fa finta che i problemi siano facili da risolvere, è competente, pacato. Lo apprezzo». E Renzi? «Hanno personalità diverse. In una politica fondata sui personalismi Renzi ha dimostrato capacità e coraggio, penso alla battaglia sulla riforma istituzionale, che è stata una battaglia giusta anche se è stata persa, alla legge sulle unioni civili. Oggi è un'altra stagione».
D'Alema e Bersani.
«Chi mi ha deluso di più? Bersani. Di D'Alema sappiamo quanto sia rancoroso e vendicativo, Bersani invece ha un altro profilo, da amministratore attento ai cittadini. D'Alema ha impiegato anni a convincerlo a rompere con il Pd e creare una cosa che non allarga le basi del centrosinistra e che è priva di contenuti».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
