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Scuola e famiglie cercano il dialogo

Scuola e famiglie cercano il dialogo

Urro (Promeco): genitori e insegnanti rispettino i rispettivi ruoli  

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ARGENTA. Il mondo della scuola è stato protagonista ad Argenta. E per ospitare i numerosi docenti e genitori si sono spalancate le porte del Teatro dei Fluttuanti. Tutto nell’ambito del convegno rientrante nelle iniziative della 60ª edizione della fiera, che ha posto all’attenzione dei partecipanti la necessità di riconquistare, o meglio, ritrovare una relazione tra mondo della scuola e la famiglia.

L’iniziativa è stata aperta da Giovanni Desco, dirigente dell’ufficio ambito territoriale di Ferrara, ed è proseguita con una serie di interventi utili se non indispensabili per sensibilizzare insegnanti e genitori sull’esigenza di rimettersi in gioco per fare in modo che il rapporto di collaborazione tra scuola e famiglia, oggi difficile, non sia più una chimera.

A tirare le fila del convegno, ci ha pensato Alberto Urro di Promeco il quale ha tenuto a ribadire che quel rapporto, ora complicato, è figlio anche di un periodo storico, «durante il quale le famiglie sono convinte di avere figli straordinari e prendono come un attacco al proprio modello educativo la presenza di qualsiasi piccola difficoltà o di confronto con chi guarda il figlio con occhio diverso». Dall’altra parte - ha spiegato - una scuola che «non fa un pensiero sui genitori che hanno una visione del proprio figlio non come studente, ma con emozione e affettività eccessivamente protettiva, che gli impedisce di vedere anche i propri limiti. Insomma: imparare che non sempre è tutto facile».

Urro non ha escluso che tutto sia dovuto ad una società in cui se uno non è sempre al top è fuori gioco.

«La difficoltà maggiore - ha evidenziato - è che c’è una scuola che ha in mente la didattica e si dimentica la parte educativa, di accoglienza e comprensione rispetto alle difficoltà di adolescenti; giovani che hanno caratteristica diversa dagli adulti attuali. E abbiamo famiglie che vogliono fare gli educatori e scimiottare la parte tecnica: il genitore deve fare il genitore e gli insegnanti gli insegnanti. Una scuola dunque che deve ricercare strumenti per aiutare chi è in difficoltà, giudicare di meno quelli che non riescono ad arrivare a certi livelli, tenerli dentro, aiutandoli e non con un processo di espulsione visto che in regione c’è un abbandono scolastico elevato: più stanno a scuola meglio è».

Dall’altra parte, ha rilevato Urro, le famiglie che devono accettare che i figli “ordinari” «sono straordinari nella loro affettività e, se anche non diventeranno dei geni, possono stare in questo mondo cercando di capire cosa significa essere buoni cittadini. Oggi, chi è in difficoltà è l’adulto, sia come genitore sia come insegnante nel rapporto con gli adolescenti e per questo deve mettersi in discussione».

Giorgio Carnaroli



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