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Sei “azzerati” contro Manuzzi

Sei “azzerati” contro Manuzzi

Crac Carife: il giudice decide sulla opposizione all’archiviazione chiesta dal legale dei risparmiatori

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Quando parli di Carife e di azioni azzerate, il timore è il caos, la protesta. Ci sono anche due ispettori della Digos, a controllare, in tribunale, eventuali manifestazioni o altro che nelle ultime settimane hanno fatto notizia. Non succede nulla fuori, succede poco dentro l’aula dove il gip Monica Bighetti è chiamata a decidere sulla opposizione all’archiviazione presentata solo contro Ennio Manuzzi. Nessun manifestante fuori, dentro in aula appena 4 persone: il giudice, il pm Stefano Longhi e i legali, di Manuzzi (Filippo Sgubbi) e di chi ha presentato l’opposizione (Stefano Forlani).

Parlano tutti, e dopo poco più di mezzora, ieri mattina alle 9.45, è già finito tutto. Il giudice si riserva di decidere e lo farà entro 5 giorni: dovrà dire se Manuzzi, nel suo ruolo di vicepresidente Carife, all’epoca dell’aumento di capitale, nonchè consigliere di ammistrazione, è da archiviare assieme ad altri 43 indagati oppure se per lui possa esservi un altro coinvolgimento nel crac contestato ai 12 tra dirigenti e tecnici di vecchia Carife per cui è stato chiesto il processo (udienza il 20 settembre).

L’avvocato Forlani assiste 6 azionisti “azzerati”, le cui azioni acquistate nel 2011 oggi sono carta straccia. Si è opposto all’archiviazione, spiega, «che questa non è una critica all’operato della procura, ma una richiesta di approfondimento sulla figura di Manuzzi che a nostro avviso aveva un ruolo non solo di consigliere di amministrazione e infine abbiamo chiesto di allargare le ipotesi di reato alla truffa». Gli risponde indirettamente l’avvocato Sgubbi, che in aula ha spiegato al giudice Bighetti, con argomentazioni tecniche, anche che la condotta stessa di Manuzzi sarebbe stata assurda, nell’avallare una operazione irregolare visto che era uno degli azionisti più importanti (con svariati milioni di euro) e aveva sottoscritto lui stesso l’operazione. Il pm Longhi, dal canto suo, ripete il motivo per cui ha chiesto con la collega pm Barbara Cavallo e il procuratore Cherchi, l’ esclusione di Manuzzi e degli altri 43 indagati: i consiglieri di amministrazione senza deleghe di Carife non avevano nè conoscenze nè consapevolezza delle irregolarità nel prospetto informativo con cui venne lanciato l’aumento di capitale: furono ingannati dai dirigenti e dai tecnici Carife (oggi imputati), la tesi della procura. Ma, Manuzzi, avendo un ruolo apicale (vicepresidente) ed essendo molto vicino alla dirigenza (Lenzi, Forin e il tecnico Filippini), «non poteva non sapere» delle irregolarità in corso? Principio giuridico non valido e inoltre il dovere di vigilanza negli atti approvati dai membri di un cda, secondo le nuove norme, deve essere provato, occorre avere riscontri inequivocabili: per questo, per Manuzzi e tanti altri membri del cda (alcuni di loro hanno rilevato le irregolarità, i falsi nel prospetto) è stata decisa l’archiviazione. Sulla quale ora deciderà il giudice Bighetti. E lo farà presto, prima dell’apertura la settimana prossima, 20 settembre, dell’udienza al centro Quadrifoglio di Ponte per il crac, 12 imputati: entro quella data il giudice potrebbe aver già valutato e deciso l’archiviazione, e così alleggerire il processo dell’anno.

Daniele Predieri

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