Sul sequestro di 15 milioni subito rinvio
Il sequestro dei 15 milioni di beni delle banche CariCesena e Valsabbina può aspettare: lo scontro-confronto tra procura e giudici, infatti, è stato rinviato al 21 dicembre prossimo come deciso ieri...
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Il sequestro dei 15 milioni di beni delle banche CariCesena e Valsabbina può aspettare: lo scontro-confronto tra procura e giudici, infatti, è stato rinviato al 21 dicembre prossimo come deciso ieri mattina dal tribunale del Riesame (Marini, Negri e Giusberti) per un problema di notifiche alle parti.
Tutto rinviato, dunque, nonostante la materia in discussione sia fondamentale per lo stesso processo legato al crac Carife per l’aumento di capitale. Non a caso, in aula, ieri mattina c’era oltre una decina di avvocati, non solo delle due banche chiamate in causa (CariCesena e Valsabbina) bensì anche i difensori dei 12 imputati per i quali è fissata l’udienza al 20 settembre prossimo per il crac Carife.
La materia del contendere sono questi 15 milioni di euro, soldi per i quali la procura ha chiesto il sequestro (bocciato in primo grado dal gip Monica Bighetti e ieri si discuteva il ricorso in sede d’appello davanti al Riesame): sono 15 milioni che secondo l’accusa Carife restituì alle due banche amiche, dopo averli fatti sottoscrivere, e messi nel conteggio dell’aumento di capitale. Questi 15 milioni, con lo scambio di azioni reciproco, dunque sono tornati nelle casse di CariCesena e Valsabbina e pertanto - l’accusa - sono il profitto del reato di bancarotta patrimoniale, legato alla fittizietà del patrimonio. Una interpretazione giuridica che è stata già bocciata dal gip Bighetti che ha rilevato due circostanze: per CariCesena, spiega il giudice, non è fondato il reato, per Valsabbina, solo in parte. La procura interpreta in modo opposto e ribadisce la necessità del sequestro. Tutto rinviato al 21 dicembre.
Tutto rinviato, dunque, nonostante la materia in discussione sia fondamentale per lo stesso processo legato al crac Carife per l’aumento di capitale. Non a caso, in aula, ieri mattina c’era oltre una decina di avvocati, non solo delle due banche chiamate in causa (CariCesena e Valsabbina) bensì anche i difensori dei 12 imputati per i quali è fissata l’udienza al 20 settembre prossimo per il crac Carife.
La materia del contendere sono questi 15 milioni di euro, soldi per i quali la procura ha chiesto il sequestro (bocciato in primo grado dal gip Monica Bighetti e ieri si discuteva il ricorso in sede d’appello davanti al Riesame): sono 15 milioni che secondo l’accusa Carife restituì alle due banche amiche, dopo averli fatti sottoscrivere, e messi nel conteggio dell’aumento di capitale. Questi 15 milioni, con lo scambio di azioni reciproco, dunque sono tornati nelle casse di CariCesena e Valsabbina e pertanto - l’accusa - sono il profitto del reato di bancarotta patrimoniale, legato alla fittizietà del patrimonio. Una interpretazione giuridica che è stata già bocciata dal gip Bighetti che ha rilevato due circostanze: per CariCesena, spiega il giudice, non è fondato il reato, per Valsabbina, solo in parte. La procura interpreta in modo opposto e ribadisce la necessità del sequestro. Tutto rinviato al 21 dicembre.
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