Investì una prostituta «Condannatelo a 5 anni»
La richiesta dell’accusa. L’imputato ferì la donna per uno sconto negato Lui si difende: non l’ho urtata, è caduta da sola inciampando sui tacchi alti
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La notte tra il 25 e il 26 febbraio di quest’anno Mauro Pizzo investì con l’auto una prostituta “colpevole” di non avergli concesso uno sconto sulla prestazione, procurandole un infossamento vertebrale che la costrinse a portare il busto per due mesi. E per queste lesioni gravissime deve essere condannato a cinque anni di reclusione, perché tutti i riscontri emersi durante le indagini e il dibattimento avvalorano questa versione dei fatti, così come le ferite riscontrate risultano perfettamente compatibili con la dinamica descritta dalla vittima e dalle testimoni .
Questa la richiesta formulata dal pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante al termine della sua requisitoria. Sul banco degli imputati, un uomo di 52 anni che quella sera in via Bologna, come ha riferito ieri lui stesso, «voleva festeggiare». A bordo di una Citroen consumò dunque un primo rapporto a pagamento con una prostituta, e poi si avvicinò ad altre tre ragazze perché voleva un secondo incontro intimo. La trattativa però non andò a buon fine: la donna chiedeva 50 euro, lui era disposto a pagarne soltanto 20. «Mi mandò via - ha raccontato ieri in tribunale - ma dopo un po’ tornai indietro, perché vidi che non stava lavorando e magari avrebbe acconsentito a uno sconto». Quel cliente insistente, però, evidentemente aveva già destato qualche sospetto nelle tre ragazze, che infatti filmarono la sua targa, e questo particolare fu poi fondamentale per le indagini.
L’uomo dunque tornò indietro, e a questo punto la sua versione e quella della vittima e delle testimoni divergono. Secondo Pizzo la ragazza si fece male inciampando sui tacchi alti e cadendo a terra, per poi «alzarsi sulle sue gambe» e salire sull’auto delle sue compagne. Secondo la donna, costituita parte civile con gli avvocati Massimo Soffritti (presente in aula) e Monica Tartari - e le sue colleghe, invece, la Citroen la investì a velocità sostenuta e poi scappò. La donna venne soccorsa dalle altre due prostitute e caricata in auto, perché non poteva muoversi.
Al pronto soccorso dell’ospedale l’ortopedico di turno (sentito come testimone) le riscontrò un infossamento della vertebra con 60 giorni di prognosi. Pizzo venne rintracciato ai primi di marzo e arrestato (si trova attualmente ai domiciliari) e la Citroen sequestrata. Nel corso del suo esame, ieri, l’imputato ha negato tutto, motivando le accuse con la volontà da parte della vittima di ottenere un vantaggio economico: «Se sa, chi fa questo mestiere vuole magari andare a soldi», ha dichiarato. Assunto contestato con forza dall’avvocato di parte civile Soffritti: «Non va fatta l’equazione “persone dedite al meretricio uguale persone a caccia di soldi”, perché qui è stata dimostrata esattamente l’equazione contraria. Anzi le ragazze che hanno assistito alla scena e hanno testimoniato avevano tutto da perdere e nulla da guadagnare visto che, proprio per il mestiere che svolgono, hanno tutto l’interesse ad avere il meno possibile a che fare con la giustizia e i tribunali».
La difesa e la responsabile civile, le cui arringhe sono previste per la prossima udienza, hanno chiesto un’integrazione dibattimentale con l’acquisizione dei filmati girati dalle telecamere della zona. Richiesta tardiva (le immagini vengono cancellate dopo 24 ore) respinta dal giudice Lepore.
Alessandra Mura
Questa la richiesta formulata dal pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante al termine della sua requisitoria. Sul banco degli imputati, un uomo di 52 anni che quella sera in via Bologna, come ha riferito ieri lui stesso, «voleva festeggiare». A bordo di una Citroen consumò dunque un primo rapporto a pagamento con una prostituta, e poi si avvicinò ad altre tre ragazze perché voleva un secondo incontro intimo. La trattativa però non andò a buon fine: la donna chiedeva 50 euro, lui era disposto a pagarne soltanto 20. «Mi mandò via - ha raccontato ieri in tribunale - ma dopo un po’ tornai indietro, perché vidi che non stava lavorando e magari avrebbe acconsentito a uno sconto». Quel cliente insistente, però, evidentemente aveva già destato qualche sospetto nelle tre ragazze, che infatti filmarono la sua targa, e questo particolare fu poi fondamentale per le indagini.
L’uomo dunque tornò indietro, e a questo punto la sua versione e quella della vittima e delle testimoni divergono. Secondo Pizzo la ragazza si fece male inciampando sui tacchi alti e cadendo a terra, per poi «alzarsi sulle sue gambe» e salire sull’auto delle sue compagne. Secondo la donna, costituita parte civile con gli avvocati Massimo Soffritti (presente in aula) e Monica Tartari - e le sue colleghe, invece, la Citroen la investì a velocità sostenuta e poi scappò. La donna venne soccorsa dalle altre due prostitute e caricata in auto, perché non poteva muoversi.
Al pronto soccorso dell’ospedale l’ortopedico di turno (sentito come testimone) le riscontrò un infossamento della vertebra con 60 giorni di prognosi. Pizzo venne rintracciato ai primi di marzo e arrestato (si trova attualmente ai domiciliari) e la Citroen sequestrata. Nel corso del suo esame, ieri, l’imputato ha negato tutto, motivando le accuse con la volontà da parte della vittima di ottenere un vantaggio economico: «Se sa, chi fa questo mestiere vuole magari andare a soldi», ha dichiarato. Assunto contestato con forza dall’avvocato di parte civile Soffritti: «Non va fatta l’equazione “persone dedite al meretricio uguale persone a caccia di soldi”, perché qui è stata dimostrata esattamente l’equazione contraria. Anzi le ragazze che hanno assistito alla scena e hanno testimoniato avevano tutto da perdere e nulla da guadagnare visto che, proprio per il mestiere che svolgono, hanno tutto l’interesse ad avere il meno possibile a che fare con la giustizia e i tribunali».
La difesa e la responsabile civile, le cui arringhe sono previste per la prossima udienza, hanno chiesto un’integrazione dibattimentale con l’acquisizione dei filmati girati dalle telecamere della zona. Richiesta tardiva (le immagini vengono cancellate dopo 24 ore) respinta dal giudice Lepore.
Alessandra Mura
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