Mal di pancia diffusi nel Pd «È stato come uno choc»
La formula-Modonesi punta a riallineare un gruppo diviso dall’invio dell’esercito Calò: anche divieti per gli alcolici. Baraldi: no a militari in giro per le strade
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La mossa dell’assessore Aldo Modonesi ha ottenuto il riallineamento delle posizioni di un gruppo Pd attraversato da umori ondivaghi e comunque in peggioramento da quando si è diffusa la notizia dell’arrivo dei militari per la Gad. «Un fulmine a ciel sereno» l’ha definita Girolamo Calò, presidente del Consiglio comunale, residente Gad e a fianco dell’assessore anche nel giro del quartiere dell’altro pomeriggio. «Superato lo choc, come sempre ho cercato di capire come affrontare questa situazione e sono d’accordo con Modonesi: mettiamo i militari nei presidi dei punti sensibili e mandiamo le pattuglie dei carabinieri e polizia a martellare la Gad, in continuo - è la sua visione - Perché le azioni delle scorse settimane hanno leggermente migliorato la situazione, ma sappiamo che se chi delinque in quella zona percepisce un allentamento della presa, il giorno dopo è già lì a rioccupare il territorio. Anche il Comune deve fare di più: intendo proporre agli assessori Modonesi e Serra di vietare la vendita di alcol in tutta la “zona rossa” a partire dalle 15, con la possibilità di pesanti multe e chiusure temporanee per i trasgressori». È già stata d’altra parte iscritta all’ordine del giorno del Consiglio comunale del 25 settembre la sostituzione di presidente e vice della IIIª Commissione, dopo le dimissioni di protesta («mi sento inadeguato») del presidente Leonardo Fiorentini, di Sinistra Italiana: lo sostituirà un dem da scegliere oggi, nella riunione del gruppo, forse lo stesso vice Fausto Facchini.
Chi si siede nella parte più a sinistra dei banchi Pd, come Ilaria Baraldi, fa capire il rischio che il partito sta ancora correndo sulla vicenda: «Continuo a non essere d’accordo sull’esercito alla Gad e in giro per le strade, a taluni vedere i militari con i mitra spianati ad ogni angolo dà sicurezza, a me invece proprio non piace. Devo dire che l’interpretazione fornita da Modonesi è la più sensata: tra militari con i mitra e le gabbie della Spal, che immagine stiamo costruendo di quel quartiere?». Baraldi non nasconde di essere «provata dalle soluzioni proposte a livello nazionale, Minniti non è certo il mio candidato ideale, usa metodi troppo militareschi. Comprendo lo stato d’animo di Fiorentini, le sue dimissioni le vedo non come un disimpegno ma una presa di distanza da questa decisione. La sicurezza è un compito delle forze dell’ordine, noi dobbiamo puntare ancora sulla rigenerazione urbana sapendo che serviranno tempi lunghi per ottenere risultati».
Per l’arrivo dell’esercito, «anche non richiesto, non mi straccio le vesti - dice Alessandro Talmelli - Usiamolo nei luoghi sensibili e non solo, non ho paura che si scateni una guerra civile: tra riposi e turni, vedremo 3-4 militari alla volta. Se la popolazione della Gad chiede interventi, non possiamo girarci dall’altra parte, serve però coordinamento». «Un lavoro sociale serve ancora, lì, anche se ammetto che la presenza di gang criminali rende indispensabili azioni forti - riflette Giulia Bertelli, che è pure responsabile immigrazione Pd - Non so se è stato il ministro Minniti a decidere l’invio dell’esercito o se la richiesta è stata formulata da Dario Franceschini, in quest’ultimo caso si tratterebbe di una scorrettezza nei confronti dell’amministrazione». (s.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Chi si siede nella parte più a sinistra dei banchi Pd, come Ilaria Baraldi, fa capire il rischio che il partito sta ancora correndo sulla vicenda: «Continuo a non essere d’accordo sull’esercito alla Gad e in giro per le strade, a taluni vedere i militari con i mitra spianati ad ogni angolo dà sicurezza, a me invece proprio non piace. Devo dire che l’interpretazione fornita da Modonesi è la più sensata: tra militari con i mitra e le gabbie della Spal, che immagine stiamo costruendo di quel quartiere?». Baraldi non nasconde di essere «provata dalle soluzioni proposte a livello nazionale, Minniti non è certo il mio candidato ideale, usa metodi troppo militareschi. Comprendo lo stato d’animo di Fiorentini, le sue dimissioni le vedo non come un disimpegno ma una presa di distanza da questa decisione. La sicurezza è un compito delle forze dell’ordine, noi dobbiamo puntare ancora sulla rigenerazione urbana sapendo che serviranno tempi lunghi per ottenere risultati».
Per l’arrivo dell’esercito, «anche non richiesto, non mi straccio le vesti - dice Alessandro Talmelli - Usiamolo nei luoghi sensibili e non solo, non ho paura che si scateni una guerra civile: tra riposi e turni, vedremo 3-4 militari alla volta. Se la popolazione della Gad chiede interventi, non possiamo girarci dall’altra parte, serve però coordinamento». «Un lavoro sociale serve ancora, lì, anche se ammetto che la presenza di gang criminali rende indispensabili azioni forti - riflette Giulia Bertelli, che è pure responsabile immigrazione Pd - Non so se è stato il ministro Minniti a decidere l’invio dell’esercito o se la richiesta è stata formulata da Dario Franceschini, in quest’ultimo caso si tratterebbe di una scorrettezza nei confronti dell’amministrazione». (s.c.)
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