copparo - il punto di vista della cna
«Meglio siano uniti tutti i Comuni»
Il direttore Robboni: è necessario per dare più risorse alle imprese
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COPPARO . «Il nostro è un territorio che ha bisogno di orientamento verso l’impresa, non solo la ricerca del posto fisso. E occorre incentivare l’alternanza scuola-impresa. Ovvero rimettere la piccola azienda al centro dell’attenzione politico locale. Perché essa può essere il fulcro della ripresa od occupazione. La pressione fiscale è ancora troppo alta, occorre una vera semplificazione, meno passaggi burocratici, vi sono troppo livelli istituzionali: alcuni adempenti sono addirittura aumentati». Parole di Francesco Robboni, direttore Cna della zona di Copparo, che conta 400 piccole aziende associate.
Robboni fa poi il punto su un tema istituzionale di cui si parla da tempo: la fusione dei piccoli Comuni. «In rapporto alla popolazione dei sei Comuni (34.947 nel 2016, ndr) vi sono 4.700 sotto i 35 anni e, in tutto, 2.841 imprese. Di cui 207 sono condotte da Under 35: sono pochi, è una percentuale molto bassa, occorre crescere. Con una politica per attivare più risorse e investimenti. Prima la facciamo e meglio è».
Robboni entra nel vivo del dibattito sula fusione: «Quella a tre non ha semplificato le cose per le piccole imprese, anzi. Va bene la fusione a due tra Formignana e Tresigallo, ma meglio sarebbe farla a questo punto fra tutti i sei Comuni - ribadisce convinto - e pensare, perché no, ad una prospettiva ancor più ampia, E le maggiori risorse previste per le fusioni, non devono però andare solo ai servizi pubblici, bensì incentivare nuove strutture e minor costi alle imprese, più possibilità vere ad economie di scala».
«Tra iscritti storici di vecchia data ed i nuovi giovani - cambia tema Robboni -, pensiamo che la politica del ‘lamento’ non sia una buona strategia per noi, ma abbiamo invece delle proposte e idee per innovare e dare un spinta in più al settore. E dato che sono rare le grandi imprese locali presenti in zona, a nostro parere solo facendo crescere di più e meglio quelle piccole (che certo devono sapersi rinnovare per stare sul mercato) può esserci una tenuta prima e una crescita poi dell’occupazione. Anche il mondo creditizio deve fare di più: lo diciamo da anni».
Rabboni guarda avanti: «Serve più attenzione vera allo sviluppo. Anche delle piccole imprese, penso alla Saf (produce accumulatori, ndr) di Alberto Sovrani: nata a Formignana, poi trasferitasi a Tresigallo, ha 34 punti vendita e filiali in tutta Italia. Riassumendo, anche in generale, occorre tornare a far crescere localmente, ovunque, le piccole imprese; se siamo il Paese più bello del mondo, allora difendiamo e valorizziamo il Made in Italy. La ripresa? Siamo ancora nel tunnel: in fondo si vede, è vero, la luce. Ma bisogna fare di più. Una zona è sana se vi sono buone imprese: le istituzioni non puntino solo al sociale, ma anche all’imprenditoria».
Franco Corli
Robboni fa poi il punto su un tema istituzionale di cui si parla da tempo: la fusione dei piccoli Comuni. «In rapporto alla popolazione dei sei Comuni (34.947 nel 2016, ndr) vi sono 4.700 sotto i 35 anni e, in tutto, 2.841 imprese. Di cui 207 sono condotte da Under 35: sono pochi, è una percentuale molto bassa, occorre crescere. Con una politica per attivare più risorse e investimenti. Prima la facciamo e meglio è».
Robboni entra nel vivo del dibattito sula fusione: «Quella a tre non ha semplificato le cose per le piccole imprese, anzi. Va bene la fusione a due tra Formignana e Tresigallo, ma meglio sarebbe farla a questo punto fra tutti i sei Comuni - ribadisce convinto - e pensare, perché no, ad una prospettiva ancor più ampia, E le maggiori risorse previste per le fusioni, non devono però andare solo ai servizi pubblici, bensì incentivare nuove strutture e minor costi alle imprese, più possibilità vere ad economie di scala».
«Tra iscritti storici di vecchia data ed i nuovi giovani - cambia tema Robboni -, pensiamo che la politica del ‘lamento’ non sia una buona strategia per noi, ma abbiamo invece delle proposte e idee per innovare e dare un spinta in più al settore. E dato che sono rare le grandi imprese locali presenti in zona, a nostro parere solo facendo crescere di più e meglio quelle piccole (che certo devono sapersi rinnovare per stare sul mercato) può esserci una tenuta prima e una crescita poi dell’occupazione. Anche il mondo creditizio deve fare di più: lo diciamo da anni».
Rabboni guarda avanti: «Serve più attenzione vera allo sviluppo. Anche delle piccole imprese, penso alla Saf (produce accumulatori, ndr) di Alberto Sovrani: nata a Formignana, poi trasferitasi a Tresigallo, ha 34 punti vendita e filiali in tutta Italia. Riassumendo, anche in generale, occorre tornare a far crescere localmente, ovunque, le piccole imprese; se siamo il Paese più bello del mondo, allora difendiamo e valorizziamo il Made in Italy. La ripresa? Siamo ancora nel tunnel: in fondo si vede, è vero, la luce. Ma bisogna fare di più. Una zona è sana se vi sono buone imprese: le istituzioni non puntino solo al sociale, ma anche all’imprenditoria».
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