La lavanderia coop degli operai-manager diventa un esempio
I 14 soci fondatori della Girasole sono già aumentati a 25 Dopo due anni superato l’obiettivo del business plan
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Da semplici operai a manager d’azienda. È il percorso che hanno intrapreso un gruppo di dipendenti della ex Servizi ospedalieri di Porto Garibaldi, che hanno fondato la coop Lavanderia Girasole, «una decisione presa con convinzione e passione, ma certo non dormo ancora bene la notte» confessa il presidente Matteo Tomasi, sul quale gravano le maggiori responsabilità. Anche lui, come i 13 colleghi della ex Servizi ospedalieri, è partito quattro anni fa «senza particolari basi manageriali, solo con la conoscenza del lavoro che è rimasto lo stesso di prima: lavanderia industriale». Ora sono già 25 gli addetti della coop, con prospettive di ulteriori assunzioni, e il primo bilancio si è chiuso con perdite in linea con le previsioni, mentre il fatturato ha superato l’obiettivo di 1 milione di euro fissato dal business plan. «Sono risultati positivi che ci fanno guardare con ottimismo allo sviluppo di questa azienda» sottolinea Chiara Bertelli, responsabile territoriale Legacoop Estense, “levatrice” dell’unico esempio ferrarese di workers buyout che sarà presentato in un convegno alla Camera di commercio, nella speranza di far germogliare simili idee. La molla è stata la decisione di Servizi ospedalieri, che risale al 2013, di chiudere lo stabilimento di Porto Garibaldi e trasferire tutti i 115 dipendenti a Ferrara. «L’idea mi è venuta così, senza pensarci troppo - racconta Tomasi - Il trasferimento avrebbe comportato per molti di noi scompensi familiari, senza contare l’incertezza del futuro, ma la spinta più forte è stata la voglia di creare un’impresa nostra, nella nostra terra. Così ho raccolto la disponibilità di 13 colleghi e, con l’aiuto fondamentale di sindacato e Legacoop, abbiamo messo in piedi una rete di fornitori che parte dalla stessa Servizi ospedalieri e comprende anche Lidi group, proprietaria dell’edificio dove lavoriamo». I 14 si sono licenziati tra l’autunno e l’inverno 2015 per fondare la nuova coop immettendovi le proprie indennità di mobilità (più o meno 10mila euro); in tutto sono stati raccolti 500mila euro di capitale, grazie anche dall’impegno di soci sovventori come Cfi, Coopfond e Coopim, le società di Legacoop che si occupano del sostegno a queste iniziative, che hanno raddoppiato i fondi dei soci lavoratori. «Lo strumento utilizzato - spiega Bertelli - è la vecchia legge Marcora, rifinanziata, che ad oggi è entrata nel capitale di 250 nuove coop, non solo da workers buyout ma anche nate per l’utilizzo dei beni confiscati». Nel complesso la partenza della nuova coop ha implicato un investimento di 1 milione di euro, in particolare per l’acquisto dei macchinari; Banca Etica si è occupata delle linee di credito per la liquidità. Anche la Regione ci ha messo del suo.
I primi passi sono stati promettenti, è chiaro che il momento critico arriverà tra un quinquennio, quando i fondi cooperativi usciranno dal capitale della lavanderia, «ma non siamo banche, abbiamo qualche margine di flessibilità» è il messaggio di Bertelli. La tutela dei posti di lavoro resta una priorità.
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
I primi passi sono stati promettenti, è chiaro che il momento critico arriverà tra un quinquennio, quando i fondi cooperativi usciranno dal capitale della lavanderia, «ma non siamo banche, abbiamo qualche margine di flessibilità» è il messaggio di Bertelli. La tutela dei posti di lavoro resta una priorità.
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