Cagliari superiore, per la Spal è una dura sconfitta
Biancazzurri sottotono ma ospiti qualitativi e compatti: così viene fuori un "logico" 0-2 con i gol di Barella nel primo tempo e Joao Pedro nel secondo. Nel finale sfiorato più volte lo 0-3. Poche soluzioni in avanti per gli uomini di Semplici
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FERRARA
Spal-Cagliari. Gara da sei punti, complici i risultati - favorevoli - delle rivali. Un successo e la dote di sicurezza sarebbe stata già considerevole. Invece è arrivata la sconfitta (prima interna, seconda consecutiva). Biancazzurri sottotono, in vari aspetti, ed in difficoltà al cospetto dei sardi, qualitativi, dall’ottimo fondo di gioco e dal passo ben diverso, oltre che già adusi alla serie A, e vincitori di quasi tutti i duelli. Sono scotti da pagare, si sapeva.
Spal in campo con la formazione annunciata, la stessa schierata inizialmente domenica scorsa a San Siro contro l’Inter. Il turn over, che ci sarà, lo vedremo mercoledì sera a casa-Milan. Gara vivace, buon ritmo, squadre manovriere. Cagliari propositivo e amante del gioco palla a terra. Filosofie molto simili. La Spal cerca di uscire con fitte triangolazioni, anche quando è pressata nei pressi dei propri sedici metri. I sardi hanno un copione che mandano a memoria, adattandolo alle esigenze del match. Il talentuoso Barella, ad esempio, stringe sempre per raddoppiare su Lazzari ed aiutare Capuano che ha passo diverso da quello del laterale biancazzurro. La Spal esplora le corsie, ora a destra ora a sinistra con Costa che ha gamba e intraprendenza e mette in difficoltà Padoin per due o tre volte. Il fatto è che la squadra di Semplici non trova alternativa all’imbeccata per i laterali, ed in mezzo non incide, non si inserisce (se non episodicamente, con Viviani, in una fase più avanzata del tempo). Così è Lazzari ad ampliare il proprio bagaglio e tagliare dentro, ma perde il passo sul più bello e non entra in area né allarga a sinistra. Peccato.
Le squadre non si scoprono. Il Cagliari aumenta il proprio apprezzabile possesso e passa poco dopo il quarto d’ora. Va detto che il traversone di Sau, azionato da Ceppitelli sulla destra, non appare fulminante ma la respinta di Gomis con i pugni è abbastanza centrale e così Barella - appena dentro l’area - ha buon gioco per avventarsi sulla sfera e battere a rete trovando il gol, complice forse una leggera devivazione di Viviani che tenta di opporsi. Un appunto: nella circostanza la Spal è un po’ troppo ritratta, lasciando spazio al cagliaritano per entrare nella zona calda. La reazione spallina è morbida. Manovra a tratti apprezzabile ma fin troppo didascalica. Fino a metà campo tutto bene, buoni disimpegni e uscita. Poi sorgono le difficoltà. Perchè mancano ritmo, idee, intensità. Inoltre le punte danno poche soluzioni ai portatori di palla, e la coppia Borriello-Paloschi si evidenzia/conferma non complementare, o poco: l’assortimento migliore sarebbe un altro, con un centravanti ed un uomo più propenso al dialogo. Inoltre Viviani (oltretutto pressato appena ha palla) deve stazionare molto arretrato per coprire su Joao Pedro. Bisogna rimediare. La Spal ci prova in finale di tempo confezionando due buone azioni, ma sia il traversone di Lazzari che la palla in mezzo di Mora sono troppo sul portiere.
In avvio di ripresa Schiattarella accelera, Lazzari si inserisce e c’è pericolo in area. Poi il laterale impegna Cragno. L’atteggiamento è diverso. Paloschi arpiona il pallone di Vicari ma ciabatta e l’occasionissima sfuma. Dietro la Spal si espone a qualche pericolo, Gomis salva su Pavoletti. Fase cruciale. Capuano solo ammonito dopo fallo su Paloschi lanciato a rete a seguito di pasticciaccio rossoblu. Antenucci poi rileva l’ex Atalanta. Ma la Spal non decolla, rischia assai e finisce per beccare la perla del talentuosissimo Joao Pedro. La messa è detta, inutile il passaggio finale al 4-3-3.
La partita ha confermato quanto era lecito prevedere: tasso di difficoltà paradossalmente superiore a quello con l’Inter. Il Cagliari ha meritato. E, al di là dell’interpretazione di questo confronto, la Spal dovrà acquisire soluzioni supplementari, dallo spunto individuale al tiro da fuori alla capacità di conquistare e sfruttare punizioni dal limite (come quasi fatto da Borriello nel finale). Sono le esigenze della serie A. Normale. Nessuna tragedia.
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