i sindacati: garantire le riassunzioni
Il caso disabili-Asl al tavolo della Direzione del lavoro
L’appalto degli ausili terapeutici dell’Asl, perso dalla coop Germoglio con la conseguente messa in discussione del posto per una decina di disabili, finisce alla Direzione territoriale del lavoro....
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L’appalto degli ausili terapeutici dell’Asl, perso dalla coop Germoglio con la conseguente messa in discussione del posto per una decina di disabili, finisce alla Direzione territoriale del lavoro. Il 20 settembre è infatti stato convocato un incontro con tutti i soggetti coinvolti, compresi i vincitori romani di Tecnologie sanitarie spa, su richiesta delle categorie di Cgil, Cisl e Uil, che hanno esplicitato il loro obiettivo: «Non può che essere l’assunzione da parte di Tecnologie sanitarie spa di tutto il personale coinvolto nell’appalto (14 persone in tutto, ndr) ed il mantenimento integrale, sia da un punto di vista economico che normativo, di quanto in precedenza i lavoratori coinvolti avevano maturato. Con regole chiare e certe questo obiettivo sarebbe più facilmente raggiungibile». Cgil, Cisl e Uil se la prendono con Tecnologie sanitarie, «in spregio al proprio contratto nazionale di riferimento sembra ritenere di non doversi rapportare con le organizzazioni sindacali».
I sindacati prendono spunto da questa vicenda, definita «paradigmatica», per qualche considerazione generale sugli appalti. «I cambi di appalto sembrano essere diventati luoghi in cui la perdita di lavoro, salari e diritti pare essere diventata la regola - attaccano Cgil, Cisl e Uil - Subiscono l’assenza di regole che ne determinano il perimetro. Ed in assenza di regole il rischio che a pagare il prezzo più alto siano i lavoratori e le lavoratrici è assai concreto. Clausole sociali meno vincolanti di quanto potrebbero e dovrebbero mal si concilia con le garanzie occupazionali che tutti, a parole, sembrano voler ricercare. Datori di lavoro che, quando va bene, convocano le parti sindacali sono in prossimità del cambio di appalto impediscono di fatto ai sindacati di agire fino in fondo il loro ruolo di rappresentanza».
Secondo Cgil, Cisl e Uil, poi, «il Jobs act è il corollario di tutto. In assenza di accordi, infatti, tutti i lavoratori soggetti a cambio di appalto rischiano di venir considerati come nuovi assunti e di perdere i diritti precedentemente maturati. Pur continuando a lavorare nello stesso luogo e pur essendo stati assunti quando il Jobs act non era neanche stato pensato». I sindacati ammettono che «in provincia di Ferrara qualcosa è stato fatto. Con l’accordo provinciale di aprile (firmato dalle tre sigle, Legacoop, Confcoop e Agci, ndr) - si è sancito il principio che nella nostra provincia, in caso di cambio di appalto, non si applica il Jobs act. Ma questo non basta».
I sindacati prendono spunto da questa vicenda, definita «paradigmatica», per qualche considerazione generale sugli appalti. «I cambi di appalto sembrano essere diventati luoghi in cui la perdita di lavoro, salari e diritti pare essere diventata la regola - attaccano Cgil, Cisl e Uil - Subiscono l’assenza di regole che ne determinano il perimetro. Ed in assenza di regole il rischio che a pagare il prezzo più alto siano i lavoratori e le lavoratrici è assai concreto. Clausole sociali meno vincolanti di quanto potrebbero e dovrebbero mal si concilia con le garanzie occupazionali che tutti, a parole, sembrano voler ricercare. Datori di lavoro che, quando va bene, convocano le parti sindacali sono in prossimità del cambio di appalto impediscono di fatto ai sindacati di agire fino in fondo il loro ruolo di rappresentanza».
Secondo Cgil, Cisl e Uil, poi, «il Jobs act è il corollario di tutto. In assenza di accordi, infatti, tutti i lavoratori soggetti a cambio di appalto rischiano di venir considerati come nuovi assunti e di perdere i diritti precedentemente maturati. Pur continuando a lavorare nello stesso luogo e pur essendo stati assunti quando il Jobs act non era neanche stato pensato». I sindacati ammettono che «in provincia di Ferrara qualcosa è stato fatto. Con l’accordo provinciale di aprile (firmato dalle tre sigle, Legacoop, Confcoop e Agci, ndr) - si è sancito il principio che nella nostra provincia, in caso di cambio di appalto, non si applica il Jobs act. Ma questo non basta».
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