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L’ostacolo sicurezza Gad sulla strada di Modonesi

L’ostacolo sicurezza Gad sulla strada di Modonesi

Possibile accordo nel Pd sull’assessore come candidato unico al dopo Tagliani I militari allontanano però la sinistra. E per Maisto in Regione c’è concorrenza

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Aldo Modonesi candidato “ufficiale” a sindaco 2019, con primarie aperte a qualche outsider, e il principale concorrente, il vicesindaco Massimo Maisto, dirottato su di un assessorato regionale. Con, magari, il corollario di Alessandro Bratti all’Ispra e Luigi Marattin in parlamento. Se fosse davvero questo lo schema di accordo al quale si sta cominciando a lavorare nel Pd, per compattare il partito di fronte alla reale minaccia di un ribaltone di centrodestra o pentastellato, la vicenda dei militari alla Gad rischia di scompaginare le carte. Si è infatti diffusa la convinzione che la gestione dei militari, e più in generale la questione-criminalità nel quartiere attorno al Grattacielo, sia diventato uno scivoloso banco di prova per l’attuale assessore alla Sicurezza, impegnato anzitutto a tenere assieme un Pd discretamente lacerato dall’arrivo annunciato degli uomini in divisa cachi, e poi a riagganciare un pezzo di quella sinistra sempre più in allontanamento dal Pd. Il segretario Luigi Vitellio nega, in pubblico e in privato, che le dimissioni di Leonardo Fiorentini (Si) dalla presidenza della Commissione sicurezza sia lo strappo definitivo dalla maggioranza; è però certo che l’ostacolo-sicurezza sarà quello più alto sulla strada di una nuova alleanza tra Pd e qualche pezzo della sinistra.

Difficile pronosticare come uscirà Modonesi dalla vicenda-militari: la proposta lanciata da lui in prima persona d’impiegarli a guardia degli obiettivi sensibili e non alla Gad da una parte è stata giudicata un punto di mediazione equilibrato da diverse anime del Pd, e dall’altra ha esposto l’assessore ad una bocciatura da parte del prefetto, con conseguenti attacchi di Lega e M5s, e silenzi da parte del sindaco. E c’è chi continua a interrogarsi sulle mosse di Dario Franceschini, il ministro che ha annunciato l’arrivo dei militari senza un adeguato preavviso ai referenti ferraresi delle istituzioni e del partito, che peraltro avevano sollecitato per tutta l’estate l’arrivo di nuove forze dell’ordine per la Gad. Tagliani e il suo assessore ne sono usciti indeboliti, non avendo potuto preparare una contromossa ad esempio nei confronti di Forza Italia, che aveva appena presentato un ordine del giorno con la richiesta... dei militari alla Gad.

Lo schema del presunto accordo, peraltro, sembra far acqua anche sul versante-Maisto, perché i tempi del Comune non sono perfettamente allineati con quelli della Regione e, anche ammettendo che la poltrona di Patrizio Bianchi torni a disposizione nel novembre 2019, i candidabili non si fermano al solo vicesindaco.

Prima di poter intavolare discorsi concreti sul candidato Pd alla successore di Tagliani bisognerà in ogni caso attendere il post-politiche, perché la prova elettorale nazionale darà indicazioni anche sulle spanne d’acqua nelle quali si muove il partito a livello locale, e pure su quali big ferraresi saranno sistemati sui (pochi) scranni parlamentari disponibili. Di certo il Pd tenterà di «trovare una sintesi» prima delle primarie, come hanno anticipato Maisto, Modonesi con le colleghe Caterina Ferri e Chiara Sapigni alla festa dell’Unità: vicina non sembra, al momento.

Stefano Ciervo

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