campagna pomodoro: il bilancio cia
Raccolta critica senza Ferrara Food
Il clima ha fatto maturare tutte le varietà nello stesso periodo
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La campagna del pomodoro da industria non può dirsi completamente positiva per i produttori. Secondo Cia – Agricoltori Italiani Ferrara, a pesare sono soprattutto le difficoltà logistiche nella consegna del prodotto e la pesante assenza di Ferrara Food, che da sola lavorava quasi il 40% del pomodoro ferrarese. Bilancio positivo, invece, per i volumi prodotti e la qualità, come spiega Giovanni Pozzati, un produttore di Cia Ferrara che coltiva 150 ettari nel Basso ferrarese.
«Con un media di 700 quintali per ettaro e un grado Brix attorno al 5 - spiega Pozzati – possiamo parlare di una buona annata per il pomodoro da industria. La siccità non ha influito sulla produzione, perché le aziende ferraresi sono ormai attrezzate per irrigare. Anzi, il clima caldo e l’assenza di pioggia sono stati un bene, perché i produttori sono riusciti a gestire e dosare la quantità d’acqua e a evitare il proliferare delle malattie fungine. Se l’andamento climatico non ha, di fatto, condizionato quello vegetativo e la produzione, ha però avuto un peso determinante in fase di raccolta. Le difficoltà in questa campagna sono soprattutto logistiche, perché le alte temperature hanno fatto maturare tutte le varietà, anche quelle più tardive, contemporaneamente, provocando una concentrazione eccezionale di prodotto in un periodo ristretto».
Sui problemi di gestione del prodotto ha pesato l’annunciata assenza di Ferrara Food, come afferma Stefano Calderoni, presidente di Cia Ferrara. «L’azienda assorbiva circa 30.000 quintali di prodotto al giorno, una quantità considerevole che consentiva agli agricoltori di programmare la raccolta e di non trovarsi con il pomodoro pronto, ma nessun mezzo disponibile a ritirarlo. Quest’anno i produttori sono in difficoltà perché le altre aziende di trasformazione non riescono, da sole, a gestire la grande quantità di prodotto maturato in un periodo di tempo più breve. L’assenza di una grande azienda “prossimale” pesa anche sui costi di trasporto, che finiscono con l’incidere per il 30-40% sul valore del prodotto». «Bisogna trovare una soluzione per Ferrara Food – conclude Calderoni - perché è un punto di riferimento per la filiera del territorio, non solo per i produttori ma anche per i lavoratori, sia fissi che stagionali». (a.t.)
«Con un media di 700 quintali per ettaro e un grado Brix attorno al 5 - spiega Pozzati – possiamo parlare di una buona annata per il pomodoro da industria. La siccità non ha influito sulla produzione, perché le aziende ferraresi sono ormai attrezzate per irrigare. Anzi, il clima caldo e l’assenza di pioggia sono stati un bene, perché i produttori sono riusciti a gestire e dosare la quantità d’acqua e a evitare il proliferare delle malattie fungine. Se l’andamento climatico non ha, di fatto, condizionato quello vegetativo e la produzione, ha però avuto un peso determinante in fase di raccolta. Le difficoltà in questa campagna sono soprattutto logistiche, perché le alte temperature hanno fatto maturare tutte le varietà, anche quelle più tardive, contemporaneamente, provocando una concentrazione eccezionale di prodotto in un periodo ristretto».
Sui problemi di gestione del prodotto ha pesato l’annunciata assenza di Ferrara Food, come afferma Stefano Calderoni, presidente di Cia Ferrara. «L’azienda assorbiva circa 30.000 quintali di prodotto al giorno, una quantità considerevole che consentiva agli agricoltori di programmare la raccolta e di non trovarsi con il pomodoro pronto, ma nessun mezzo disponibile a ritirarlo. Quest’anno i produttori sono in difficoltà perché le altre aziende di trasformazione non riescono, da sole, a gestire la grande quantità di prodotto maturato in un periodo di tempo più breve. L’assenza di una grande azienda “prossimale” pesa anche sui costi di trasporto, che finiscono con l’incidere per il 30-40% sul valore del prodotto». «Bisogna trovare una soluzione per Ferrara Food – conclude Calderoni - perché è un punto di riferimento per la filiera del territorio, non solo per i produttori ma anche per i lavoratori, sia fissi che stagionali». (a.t.)
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