Un esercito con vista sulle urne
Il fondo domenicale del direttore della Nuova Ferrara sui militari alla Gad e sui risvolti politici in prospettiva elettorale
FERRARA. Alla prima uscita segnatamente politica, l’assessore ferrarese alla sicurezza, Aldo Modonesi, è rimasto con il cerino in mano. Sulla questione sicurezza, intervenendo sul corto circuito logico che ha mandato in tilt la sinistra nostrana.
In Gad c’è un problema conclamato di microcriminalità diffusa - spaccio, scippi e aggressioni come in nessun altro quartiere della città - che crea allarme sociale. Che va risolto. Ma i numeri di polizia e carabinieri sono quelli che sono, sotto organico rispetto ad organici già stretti, tarati sulla città che era, sonnecchiosa e tranquilla, e che non è più. Urgono rinforzi, e fin qui tutti d’accordo. Il punto è che finalmente arrivano. Ma non i poliziotti o i carabinieri auspicati, e non in pianta stabile.
Arrivano dodici militari dell’esercito, agenti di pubblica sicurezza da impiegare in postazioni fisse e pattuglie di supporto, una soluzione ponte in attesa delle sospirate assunzioni che non potranno esserci prima di marzo. Qualcosa. Piuttosto che niente meglio piuttosto, recita la saggezza popolare. Eppure, secondo logiche che la logica comune stenta a concepire, parte significativa della sinistra che governa Ferrara è riuscita a farne un dramma.
Vuoi perché la richiesta dell’esercito in città è cavallo di battaglia riconosciuto delle opposizioni, dal corteo leghista dello scorso anno al recentissimo ordine del giorno con cui Forza Italia chiedeva proprio i fanti di Strade Sicure, passando per le azioni di M5s e Fratelli d’Italia, iniziative che il Pd ha ostentatamente ignorato, quando non le ha proprio bollate come pura demagogia o pericolosa militarizzazione della città. Vuoi per i modi spicci della comunicazione da Roma che ha preso in contropiede un po’ tutti a sinistra, vuoi per la sentita diffidenza di qualche consigliere per le forze armate, l’amministrazione Tagliani si è trovata a fare i conti con facce da funerale, crisi di coscienza e distinguo come mai era accaduto in otto anni. Un campo scombinato, che Modonesi ha provato a ricompattare. Un occhio alla tenuta degli attuali equilibri e l’altro, lungo, su quella che potrebbe essere la squadra del futuro, la sua.
L’assessore è stato l’unico amministratore ad uscire allo scoperto. Si è mosso con il placet del sindaco, certo, ma per una volta ha giocato in proprio, con un bizantinismo che parla a un pubblico politico prima che ai concittadini. Ha chiesto di tenere la pattuglia dell’esercito in centro, liberandone una di polizia o carabinieri da mandare in Gad, una trovata che suona più come testimonianza che come proposta operativa e che è stata presto schiacciata dal pragmatismo di chi ha un problema da risolvere: i rinforzi andranno dove più servono, i militari batteranno la Gad.
Mai avrebbe potuto attecchire in prefettura, il lodo Modonesi, men che mai trovar sponda tra le forze dell’ordine che non hanno ancora digerito l’accusa di scarso impegno nel quartiere, scoccata neppure un mese fa dal Comune. L’assessore non poteva non saperlo. Ma aveva da lanciare un messaggio.
Le manovre per le Comunali del 2019 sono cominciate.
Luca Traini
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