A lezione di inclusione: patto tra scuola e Meis
La titolare del Miur: impegno reciproco per costruire la cittadinanza democratica. Aperta la mostra sul popolo ebraico tra radici storiche e temi di attualità
FERRARA. «Non un semplice atto formale, ma un vero impegno reciproco per la costruzione di una cittadinanza democratica».
La ministra dell’Università e dell’Istruzione Valeria Fedeli ha sottolineato tutta l’attualità del protocollo d’intesa siglato ieri tra il Meis - il museo dell’ebraismo e della Shoah che aprirà a dicembre - e il ministero che presiede, il Miur. Perché tra la storia millenaria del popolo ebraico - la sua tragedia, la sua costante ricerca di una cittadinanza nel rispetto della propria identità culturale - e i migranti che sbarcano, o già vivono e lavorano in Italia si può cercare più di un’analogia. Se questi tempi, ha ricordato Tagliani, sono attraversati «da un eccezionale livello di conflittualità», è ancora più importante, ha sottolineato la ministra, usare l’antidoto della conoscenza: quella della storia, ma anche quella delle diversità che abitano il nostro presente.
Si veste dunque di attualità la mostra, inaugurata ieri nel Salone del Municipio e visitabile fino al 10 novembre, “1915-1918: ebrei per l’Italia”, curata dalla Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (Cdec), insieme a Meis, Comune di Ferrara e Istituto di Storia contemporanea (Isco). In 27 pannelli e 10 totem la descrizione del contributo del popolo ebraico a tutti i settori della società civile italiana, non ultimo il sacrificio dei 5400 combattenti della Prima Guerra Mondiale, che al fronte vollero prima di tutto sentirsi italiani. Vennero ripagati, vent’anni più tardi, con le leggi razziali e con le deportazioni, hanno ricordato il presidente del Meis Dario Disegni, il direttore del Cdec Giorgio Sacerdoti, la presidente Isco Anna Quarzi (annunciando, per il 2018, un convegno europeo dedicato alla partecipazione degli ebrei alla Grande Guerra) e la direttrice del Meis Simonetta Dalla Seta. Da quest’ultima, un monito: «Bisogna tenere vivo il ricordo e l’insegnamento. La partecipazione deve continuare, il razzismo non deve mettere più piede».
Un filo conduttore, tra passato e presente, riproposto anche durante la tavola rotonda “Partecipazione e cittadinanza oggi: le sfide dell’accoglienza”. Un tema «centrale nella storia del popolo ebraico - ha detto Disegni - e connesso anche alla storia che il Meis vuole raccontare e alle sfide dell’integrazione». Forte il richiamo all’attualità da parte del sindaco Tagliani, citando i 13.000 stranieri residenti a Ferrara che vivono e lavorano, perfettamente integrati, ma «oscurati da una minoranza che esaspera le conflittualità». Quello dei migranti, è intervenuto il vescovo Perego «non è un tema emergenziale, ma politico. Un fenomeno che ci ha colto impreparati. Offrire una casa non basta, servono percorsi di conoscenza e riconoscimento reciproco, e gli strumenti sono i luoghi di incontro. Non si possono lasciare fuori dalla città queste persone, sappiate che tutti i grandi imperi si sono fondati sull’inclusione».
Da qui al dibattuto sullo Ius Soli il passo è brevissimo. La parola passa al deputato Mauro Marazziti: «La paura e il senso di invasione non hanno nulla a che vedere con la realtà. Oggi c’è un milione di bambini stranieri nati in Italia, che studiano in Italia e parlano con le nostre inflessioni dialettali: perché tenerli nel limbo? La concessione della cittadinanza, inoltre, non sarebbe un fatto automatico; si diventa italiani per volontà, esattamente come gli ebrei sono diventati italiani».
Alessandra Mura
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