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adelina ricciardelli (fimeuc) 

«Cambiare le regole per l’accesso alla specializzazione»

Troppi studenti di medicina, pochi posti di specializzazione, pochissimi contratti di lavoro stabile nel Sistema sanitario nazionale. Tre variabili impazzite che si intersecano e rischiano di...

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Troppi studenti di medicina, pochi posti di specializzazione, pochissimi contratti di lavoro stabile nel Sistema sanitario nazionale. Tre variabili impazzite che si intersecano e rischiano di indebolire l’offerta e la solidità della sanità pubblica. «Da tempo le società di categoria hanno lanciato l’allarme per quanto riguarda i medici specialisti - spiega Adelina Ricciardelli, medico dell’emergenza-urgenza dell’Asl ed esponente nazionale Fimeuc - Ma ora il grido di dolore viene rilanciato anche dalla Federazione Nazionale dell’Ordine dei medici che denuncia un esodo biblico dal sistema nazionale di 85mila medici nel prossimo decennio e la prospettiva di una desertificazione professionale, quantitativa e qualitativa, di ospedali e territori, cure primarie e cure specialistiche». La decisione del ministero di censire le Scuole di specializzazione ha creato una “strozzatura” all’accesso, per cui solo alle Scuole accreditate saranno assegnati contratti di formazione specialistica, rimarca Ricciardelli. E questa scelta è andata a sovrapporsi alla pubblicazione ritardata del regolamento per lo svolgimento del concorso per accedere alla specializzazione. La mancanza di programmazione ha causato una situazione paradossale: nel 2016, rileva Ricciardelli, a fronte di un fabbisogno di 8mila specialisti sono stati banditi solo 6.725 posti di formazione in Italia mentre i candidati erano 13mila. Unife, prosegue l’esponente Fimeuc, «è riuscita a garantire l’avvio di un percorso di formazione in un settore molto delicato e in forte sofferenza, come il pronto soccorso e il 118, grazie all’attivazione di nuove Scuole di specializzazione, tra cui quella di emergenza e urgenza », ma nel Paese questa Scuola non ha prodotto finora più di 50 contratti di formazione, «assolutamente insufficienti rispetto alle necessità». L’invecchiamento della forza lavoro è l’altro aspetto debole del sistema con l’aumento del 50% dei medici ultraquarantacinquenni. Una delle soluzioni, prospettata dall’Anaao-Assomed, è «l’assunzione di tutti i laureati, in coerenza con il fabbisogno del sistema sanitario, con contratto a tempo determinato finalizzato al completamento del percorso formativo, quindi aggiuntivi alla dotazione organica calcolata a fini assistenziali».

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