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«La fusione con chi è interessato»

«La fusione con chi è interessato»

Tresigallo, il vicesindaco risponde a concittadini e Trombin: Jolanda non vuole

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TRESIGALLO. Si torna a parlare di fusione tra Formignana e Tresigallo. A farlo è Mirko Perelli, vicesindaco tresigallese, il quale risponde a quei concittadini che si sono rivolti al primo cittadino di Jolanda, Elisa Trombin, per provare a riaprire il percorso, allargandolo a tre Comuni.

«La nostra posizione è stata chiara e inequivocabile da subito - dice Perelli -. La giunta, chiamata in causa dalle dichiarazioni di un gruppo di cittadini di Tresigallo, esplicita ancora una volta pubblicamente la linea politica emersa nelle varie discussioni, allargate anche a consiglieri e simpatizzanti in merito alla fusione. Linea che, peraltro, ricalca fedelmente quanto previsto nel progetto esecutivo (programma elettorale) con cui ci si è presentati alle elezioni. Inizialmente, fermo restando il no assoluto alla fusione a sei quindi con tutti i Comuni dell’Unione e, soprattutto, con Copparo, diversi appartenenti del gruppo ritenevano il processo di fusione strategicamente più importante per molteplici motivi quello che prevedeva l’ipotesi della fusione a tre con Formignana e Jolanda. Nel corso del tempo, diversi motivi hanno fatto sì che si arrivasse ad una conclusione ragionevolmente diversa, che prevede in un primo step la fusione a due con Formignana, procrastinando il progetto a tre».

E qui Perelli spiega le ragioni del no a Jolanda: «In primis il palese disinteresse politico per la fusione del Comune di Jolanda, che ha sempre ribadito sia pubblicamente che non, la propria convinzione di procedere in percorsi amministrativo/politici autonomi. Poi la predisposizione storica e amministrativa dei Comuni di Formignana e Tresigallo alla fusione (i due Comuni fino agli anni ’60 erano già ente unico e negli ultimi anni hanno attuato vari servizi in sinergia). La necessità e conseguente possibilità immediata di dare risposte efficaci in termini di servizi, infrastrutture, programmazione e progettazione ai due territori ed alle due comunità, cosa non più attuabile in autonomia e sicuramente raggiungibile attraverso i finanziamenti e le agevolazioni normative pluriennali riservati ai processi di fusione da Regione e Stato. E la necessità di raggiungere un riassetto territoriale “per scelta” prima che lo stesso riassetto possa divenire imposto da normative centrali».

La chiusura a Jolanda non è comunque definitiva: «L’ipotesi di ragionare sul futuro coinvolgimento di Jolanda in un ulteriore, successivo, processo di fusione, così come quella di rivalutare il funzionamento dell'Unione dei Comuni “Terre e Fiumi” rimangono concrete e realizzabili in un secondo step. Perché ciò avvenga, però, sarà necessario il verificarsi di diverse condizioni politiche, fra le quali, al primo posto, la volontà politica di chi amministra Jolanda, oggi mancante o, meglio, di chi amministrerà quel territorio nel prossimo futuro. Appaiata alla volontà politica di chi amministrerà il nascituro (se i cittadini lo vorranno) nuovo ente». (d.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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