La Spal non sfigura in casa del Milan
Pesano due rigori, uno per tempo, assegnati ai rossoneri: gol di Rodriguez e Kessié. I biancazzurri non si sono squagliati ma è mancato un po' di mordente
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MILANO
Dopo l’Inter, il Milan. Seconda trasferta consecutiva a San Siro, per la Spal, che ieri sera - dopo la parentesi interna con il Cagliari - è tornata alla Scala del calcio italiano. Il risultato? Lo stesso: 2-0 per i padroni di casa. L’Inter aveva goduto di un rigore per sbloccare il match, il Milan ne ha avuto uno per aprire i conti e uno per chiuderli. I rossoneri non hanno forzato il proprio talento, la Spal è stata bellina a tratti ed a lungo in partita, ma troppo morbida e didascalica e leggera per andare a punto. Serve più rabbia.
Come previsto,è turn over. Quattro cambi rispetto all’undici iniziale visto con il Cagliari: Felipe rileva Vaisanen in difesa centrale e fa il suo debutto stagionale, prima gara dal test amichevole di luglio col Tamai; Mattiello prende il posto di Costa come terzino sinistro; Grassi dà il cambio a Schiattarella nel ruolo di mezz’ala destra; Antenucci gioca dal principio e - sorpresa - lo fa al fianco di Paloschi e non di Borriello, dirottato in panca. Modulo 5-3-2 speculare a quello del Milan, con Montella che avvicenda Musacchio con Zapata e schiera il tandem offensivo Andrè Silva-Kalinic. Massima forza d’urto, insomma.
La Spal ha fare propositivo. Sviluppa il calcio dei giorni buoni e dimostra di non essere vittima sacrificale. Due fuorigioco vanificano altrettante buone manovra. Lazzari sgasa in faccia a Rodriguez e calibra dal fondo: il Milan si salva due volte, prima con Zapata che anticipa Paloschi e mette in angolo, poi con l’uscita bassa del Gigio nazionale che piomba sui piedi di Mora. Bel ritmo, bella Spal. Ma il Milan ha argomenti. Prende a macinare. Colleziona corner. Non incantano, i rossoneri, però possiedono risorse. Anche reattività ed attenzione superiori. È così che Rodriguez uccella Mora, troppo passivo al limite dei 16 metri. Gomis si oppone alla sberla dello svizzero ma Kalinic arpiona ed il portiere lo atterra. Rigore. Trasformato dal medesimo Rodriguez. Stesso minuto, stessa porta, del penalty di Icardi l’altra domenica. Se si concede un tale privilegio alle milanesi, rischi di essere fritto.
La reazione spallina stenta a configurarsi. Per fortuna il Milan è frenato dagli egoismi di Andrè Silva e dalla serata-no di Calhanoglu. I biancazzurri non si smarriscono. Antenucci fa movimento, si propone, pianta qualche banderilla, ha una bellissima iniziativa quando va dentro dal centro-sinistra. Spal in partita, epperò manca qualcosa. Grassi è fuori dai meccanismi, Mattiello non si fa vedere in proiezione, Paloschi fatica a tenere palla, Mora ha quell’errore sul groppone. La prova del collettivo è comunque all’altezza e c’è rammarico: esisteva margine per chiudere la frazione sullo 0-0. E, forse, anche per colpire: il Milan gioca e lascia spazi, più di quanto non facesse l’Inter. Inoltre la difesa rossonera non sembra solidissima.
Nella ripresa la conferma che si potrebbe. Paloschi questa volta la tiene, la palla. Appoggia. Lazzari crossa e Mattiello c’è, ecco che si inserisce. Il colpo di testa schiacciato fa gridare alla situazione-gol, il Milan dietro balbetta. Semplici ha il termometro del match e infatti mette Schiattarella per Grassi. Ma tutto salta subito per aria alla luce del rigore concesso a seguito dell’entrata di Felipe su Kessie. Proteste al minimo, ma la sanzione (trasformata dallo stesso ivoriano) ci pare generosa. Tant’è, cosa si può fare sotto 2-0 in casa del Milan?
Borriello entra per Paloschi e da lì in poi è uno stillicidio: insulti a getto continuo da parte dei suoi ex tifosi. Semplici prova anche con la difesa “a quattro”: fuori Felipe (zoppicante fin dal primo tempo) e dentro il centrocampista Schiavon. Ma la Spal è ormai rassegnata, manca mordente, non c’è convinzione. Così matura la terza sconfitta di fila. E sabato c’è il Napoli. Ma non sono questi i problemi. Serviva, servirebbe, servirà un po’ più di animus pugnandi, di voglia di graffiare, di mangiare ogni pallone. Meno morbidezza, anche per cercare di andare al tiro: una conclusione sarebbe lecito attendersela. La salvezza va azzannata.
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