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lo strappo

Il Psi se ne va dopo 50 anni. «Il Pd non ci rispetta»

di Davide Bonesi
Da sinistra, Francesco Fabbri, Marco Finotti, Rita Cinti Luciani, Davide Stabellini, Deanna Marescotti, Leonardo Uva
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Da sinistra, Francesco Fabbri, Marco Finotti, Rita Cinti Luciani, Davide Stabellini, Deanna Marescotti, Leonardo Uva

Nessuna comunicazione sul rimpasto di giunta a Ferrara, poi la rottura a Codigoro. La Marescotti nel gruppo misto. Stabellini: preoccupati per le elezioni del 2019

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FERRARA. Spaccatura sia. I socialisti ferraresi in aperta contestazione al Pd hanno deciso di lasciare la maggioranza consigliare a Ferrara (e a Codigoro), entrando così nel gruppo misto. Una decisione sofferta (al momento dell’annuncio la faccia dell’ex assessore Deanna Marescotti era tutto un programma), frutto di una serie di contrasti (incomprensioni?) con classica ultima goccia la cacciata di Marco Finotti, vicesindaco del Comune di Codigoro sfiduciato dal primo cittadino Alice Zanardi dopo lo scoppio del caso migranti.

«È una scelta antistorica e lo sappiamo (il Psi a Ferrara è nella maggioranza da mezzo secolo, ndr), ma abbiamo deciso di fare un passo oltre l’ostacolo, passando all’opposizione: da lì ricominceremo a ragionare per riallacciare un rapporto con il Pd», parole del segretario comunale socialista (altro ex assessore), Davide Stabellini. Insomma, chiusura sì ma con la prospettiva di non rompere del tutto i ponti.

Ma come si è arrivati a questa situazione? Il compito di una breve cronistoria spetta a Rita Cinti Luciani, ex sindaco codigorese: «Tutto è cominciata alla fine della primavera, quando abbiamo manifestato la necessità di fare il punto con il Pd sui tanti temi del territorio e se il rapporto tra Pd e Psi è era sentito solo da noi o anche da loro. In seguito c’è stato il rimpasto di giunta, senza dare alcuna informazione nonostante fossimo una forza di maggioranza. Poi l’exploit sui migranti del sindaco di Codigoro, concluso con la decisione di togliere le deleghe al suo vice Finotti senza mai chiarire la propria posizione. E dire che a livello nazionale, come dimostrato di recente ad Orvieto, il Pd ha sollecitato un rapporto con il Psi per ricreare un centro sinistra in grado di governare il nostro Paese».

Una situazione ritenuta dunque insostenibile e che sarà formalizzata già nel prossimo consiglio comunale (a Ferrara è in programma domani). Entrando nello specifico la Marescotti lascia la maggioranza (lei eletta comunque con le preferenze del Pd), non senza fatica: «Uscire dal governo di Ferrara non significa cambiare la visione politica complessiva - ha detto -; di certo non so se stare seduta nei banchi di fronte a dov’ero stata finora mi farà alzare la pressione. Per me è un’angoscia questa scelta, si tratta di lasciare “la mia gente”, ma mi auspico che questa nostra posizione serva a provocare una riflessione nel Pd, perché sia chiaro che vorremmo tornare al nostro posto, ma con un maggior rispetto nei nostri confronti».

Ancora non è stata considerato il fatto che la stessa Marescotti è presidente della commissione pari opportunità («Non è una decisione che spetta a me, se mi verrà chiesto sono pronta a farmi da parte», dice il consigliere».

Ma quello che appare più evidente in casa dei socialisti è la paura per il futuro di Ferrara, con un governo del centro sinistra mai così in pericolo: «Ci sono tanti temi importanti a Ferrara in vista delle elezioni del 2019 - dice la Cinti Luciani -, vorremmo esprimere le nostre opinioni con pari dignità, i sindaci non sono podestà...». «Nel centro sinistra c’è un quadro di instabilità che non fa ben sperare per il futuro - aggiunge un preoccupato Stabellini -; tante situazioni spinose da affrontare ed un clima esterno sempre più caldo, per cui potrà succedere veramente tutto. Ecco perché il centro sinistra dev’essere unito». Un possibile assist ai democratici, sapranno usarlo per fare gol?

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