La Nuova Ferrara

Ferrara

Inchiesta-bis prorogata di 6 mesi Due le ipotesi di bancarotta

di Daniele Predieri
Inchiesta-bis prorogata di 6 mesi Due le ipotesi di bancarotta

Procura e Finanza concentrati sulle operazioni dal 2007 al 2013 che hanno prodotto crediti deteriorati Gli indagati sono 26, dal direttore “storico” Murolo all’ex presidente Lenzi. Decisione a marzo 2018

3 MINUTI DI LETTURA





Il processo per il crac legato all’aumento di capitale è partito con l’udienza preliminare di mercoledì scorso. Ma la vera inchiesta, la Carife bis, quella sul fallimento della banca dovuto a sperperi, dissipazioni e distrazioni dagli anni 2007 al 2013, dalla gestione Murolo-Santini a quella Forin-Lenzi, quando arrivò il commissariamento, adesso entra davvero nel vivo.

Procura e Guardia di finanza hanno chiesto e ottenuto proroga delle indagini per altri sei mesi, gli ultimi consentiti dal codice di procedura per indagare: indagini che scadevano ieri, in corso ormai da un anno, e che dunque dovranno essere chiuse - indicativamente - entro il 21 marzo 2018. Nel ruolo di indagati per i reati di bancarotta per dissipazione e per distrazione sono 26 ex amministratori di vecchia Carife che si sono susseguiti nella gestione (fallimentare, stando ai fatti di oggi) della banca ferrarese.

L’elenco degli indagati (tutti sono informati viste le proroghe precedenti) parte da Gennaro Murolo, ex dg Carife fino al 2009 più 26, come recitano gli atti precedenti del giudice Monica Bighetti. La proroga è già partita, e dunque gli inquirenti avranno questi ultimi sei mesi per indagare, cercare nuovi e altri riscontri oltre la colossale mole di documenti già raccolta in questi anni. Perchè è bene sottolinearlo, nel fascicolo dell’indagine Carife Bis - ora da distinguere dalla tranche ormai giunta davanti al giudice Piera Tassoni mercoledì scorso - verranno trasferiti molti degli atti legati appunto al crac sull’aumento di capitale, ormai definito almeno sulle tesi dell’accusa.

Il motivo è semplice: l’aumento di capitale da 150 milioni realizzato nel 2011 fu chiesto, voluto e imposto da Banca Italia a Carife dopo le ispezioni del 2009 che misero in luce «la grave situazione in cui l’istituto e l’intero gruppo bancario risultavano versare», poichè veniva «accertato nelle ispezioni un forte deterioramento del portafoglio crediti da imputarsi a condotte degli amministratori e alla azzardata espansione dell’attività creditizia in ambiti territoriali diversi da quello d’origine (Ferrara, ndr), caratterizzata dalla omessa predisposizione di adeguate cautele organizzative».

A scriverlo sono i pm della procura (Longhi, Cavallo e Cherchi), negli atti dell’aumento di capitale, e già questo basterebbe per far comprendere la assoluta compenetrazione tra le due inchieste. Due indagini separate, con fascicoli numerati in modo diverso ovviamente (iscritti a registro come 6226/2015, l’aumento di capitale e 3439/2016 Carife Bis) che hanno avuto percorsi differenti dovuti ai tempi dei reati. L’indagine sull’aumento di capitale partì alla fine del 2014, molto tempo prima del crac, l’insolvenza di Carife dopo il decreto Salvabanche, dichiarata il 10 febbraio 2016.

Dunque non si poteva far diversamente, da qui i due fascicoli paralleli. E così, per il crac aumento capitale si è già arrivati davanti al giudice che dovrà valutare se e chi mandare a processo dei 12 imputati, mentre per Carife Bis a questa fase processuale ci si arriverà non prima della fine del 2018.

In questa tranche di indagine sul fallimento, la Carife Bis, entreranno tutte le operazioni che hanno portato la banca al dissesto perchè diventati buchi in bilancio, crediti deteriorati, soldi prestati e mai rientrati: Vegagest/Siano, Commercio Finanza, Deiulemar, Acqua Marcia, solo per citare alcune operazioni finanziarie che hanno portato la procura ad indagare per bancarotta per distrazione e per dissipazione. Per aver gestito - malgestito negli anni sotto esame della procura - i soldi dei ferraresi e averli sperperati: l’inchiesta dovrà accertare come e chi lo ha fatto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google