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Agenti dell’Arginone tra sfide tecnologiche lavoro duro e lodi

Agenti dell’Arginone tra sfide tecnologiche lavoro duro e lodi

La Polizia penitenziaria compie duecento anni e si rinnova Dna dei detenuti, videoconferenze, sorveglianza da remoto

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Dalla scorsa estate, ad ogni persona che viene scarcerato dalla casa circondariale ferrarese gli agenti della Polizia penitenziaria fanno un prelievo di saliva per implementare la banca dati nazionale del Dna. È il segno tangibile di un corpo che cambia, che negli anni ha maturato una funzione di sostegno fondamentale all’attività di recupero dei detenuti, e che prosegue sulla strada della tecnologia, raggiunta e attesa. Gli apparecchi per le video conferenze che possono limitare i dispendiosi trasferimenti scortati dalle celle alle aule di giustizia, stanno arrivando; gli apparecchi per la videosorveglianza ancora mancano. Accenni, nei discorsi ufficiali che ieri mattina, nella casa circondariale, hanno salutato i duecento anni dall’istituzione del corpo. Nei messaggi del Capo dello Stato e del Ministro, del direttore del carcere Paolo Malato e della comandante della Penitenziaria Annalisa Gadaleta, la guardia alta sul rischio della radicalizzazione islamica. Rischio concreto, che si disinnesca, anche, con l’integrazione. E su questo fronte Ferrara ha solo da insegnare, con la rete forte di relazioni con le amministrazioni, la scuola, l’associazionismo e lo sport che produce una serie ampia di attività di supporto a rieducazione e reinserimento. Che arriva dove l’istituzione carceraria da sola non potrebbe, ha sottolineato Malato. Ai sindacati che hanno ostentato la mancata partecipazione alle celebrazioni del bicentenario, «perché non ci si può ricordare del personale solo una volta l’anno», Gadaleta ha riservato uno dei tanti ringraziamenti fatti in conda al suo intervento. Tanti, molti, perché una istituzione come questa si regge e funziona bene perché chi vi opera fa quotidianamente più di ciò che è dovuto, e lo fa con passione. Grazie anche ai sindacati, ma con l’auspicio che il confronto sia volto al dialogo e mai personalistico e astioso.

Tre lodi. Due sono andate all’assistente capo Luigi Cirillo per lo scatto con cui ha bloccato un tentativo di fuga di dall’ospedale e per i soccorsi ad una famiglia finita con l’auto in un canale, l’altra all’ispettore Paolo Martino che nel carcere di Bologna fu lesto a spegnere un principio d’incendio in cella, evitando guai maggiori.

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