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La linea di Franceschini «Musei diffusi e no ticket»

di Marcello Pulidori
La linea di Franceschini «Musei diffusi e no ticket»

L’intervento del ministro della cultura al convegno alla Camera di commercio Il valore aggiunto di un patrimonio inestimabile. E la chance di creare lavoro

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Per un Paese che, come l’Italia, detiene il 75% del patrimonio monumentale del mondo, parlare di turismo dovrebbe essere naturale come chiedere ad un medico come si cura un raffreddore. Ed invece non è così. L’Italia ancora non considera il turismo come un tesoro, ed è meglio che inizi a farlo presto. È una delle disincantate e pratiche riflessioni del ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini che, ieri mattina, alla Camera di commercio ha chiuso i lavori del convegno su “L’economia del turismo, il turismo come motore di crescita e sviluppo”. Che occorra, anche a Ferrara, far sì che il ministero della cultura sia sempre più un ministero economico, intendendolo come il ministero del tesoro dei beni culturali, è chiaro da tempo. Ma Franceschini, rivendicando questa decisione sin dall’inizio del suo mandato, si è spinto anche oltre: «Quando penso ai numeri del nostro turismo - ha detto il ministro - penso soprattutto ad un dato impressionante e splendido: in questa parte del 2017 in Italia abbiamo avuto qualcosa come 50 milioni di turisti. Dicono che io sono contro le navi (chiaro il riferimento alle navi da crociera che arrivavano per l’”inchino” davanti a Palazzo Ducale a Venezia, ndr) ma non è questo il punto - ha proseguito Franceschini - . La carta da giocare non sono i 100 giapponesi che sbarcano in Piazza San Marco e che non consumano neanche un panino, bensì fare dell’Italia, e di Ferrara, un museo diffuso che tiene insieme arte e cultura, mostre di rilievo internazionale ma anche spettacoli folcloristici delle nostre tradizioni, che unisca il sapere ad un nuovo modo di intendere il turismo che ci viene dalle nuove tecnologie». Franceschini ha poi escluso che, perlomeno finché lui sarà al Collegio Romano (la sede del ministero), l’introduzioni di nuove tasse di soggiorno o ticket: «Non puoi - ha efficacemente giocato di sponda il ministro - mettere un ticket per chi va a vedere la Fontana di Trevi o il Colosseo, perché le strade sono di tutti. Quello che bisogna invece fare è regolare gli accessi ed utilizzare la tecnologia in modo da rendere questi siti sicuri». Dicendo di preferire il termine “viaggiatore” rispetto a “turista”, il ministro ha concluso auspicando che gli interventi entrino a far parte di un “sistema dei beni culturali” che l’Italia deve utilizzare.

Prima di lui il presidente della Camera di commercio, Paolo Govoni, seguendo il saluto del sindaco Tiziano Tagliani, aveva ricordato che «nel mondo c’è voglia di Italia in tutti i settori, e che al turismo si deve un peso importante nella ricchezza nel nostro Paese, con forti ricadute dirette e indirette». Giuseppe Roma (presidente della Rur, la Rete Urbana delle Rappresentanze) ha poco dopo auspicato che «le istituzioni del turismo sappiano sfruttare l’onda buona della crisi globale che pare avviata alla fine, per rilanciare la cultura». L’assessore regionale Andrea Corsini e il collega del Veneto, Federico Caner, hanno invece annunciato «azioni comuni per formare chi dovrà lavorare nel settore del turismo, per un’accoglienza che sia sempre di maggiore qualità, sperando che ci sia, ad esempio da parte degli albergatori, uno sforzo per ammodernare le loro strutture di accoglienza».

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