Multe più basse ma regole più rigide La pesca cambia
Passa alla camera la legge di riordino del settore ittico «Occorrono norme anche per la quantità di pescato»
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PORTO GARIBALDI. Approvata dalla Camera la legge di riordino del settore ittico. Il provvedimento, che ha ottenuto giovedì il via libera di un ramo del Parlamento, passa ora al Senato, ma per la deputata ferrarese del Pd Paola Boldrini «questo è già un passo importante, perché finalmente, dopo tanti anni, si fa ordine alla normativa che riguarda la pesca e l’acquacoltura. Con questo provvedimento si dà voce i pescatori sul tema delle sanzioni, con maggiori attenzioni per i lavoratori e più riconoscimenti per il periodo di fermo pesca».
Ammortizzatori sociali, fondi per la ricerca, sviluppo sostenibile delle risorse ittiche, rivisitazione delle sanzioni (per maglie delle reti, pescato sottomisura, licenza di pesca, distanza minima dalla costa) sono alcune delle linee guida del testo di legge approvato dalla Camera, ma è stata anche ripristinata la Commissione Consultiva centrale della pesca marittima e dell’acquacoltura «destituita dal governo Monti - aggiunge Boldrini - e richiesta a gran voce dalle associazioni di categoria, che diventerà un interlocutore diretto per gli operatori del settore».
Dopo giornate di sciopero e manifestazioni a Roma nella primavera scorsa, i pescatori accolgono ora con favore il primo traguardo verso una legge di settore in grado di tutelare le loro imprese. «Finalmente si muove qualcosa - commenta Ariberto Felletti, presidente della cooperativa Piccola e Grande Pesca di Porto Garibaldi -; speriamo che la legge completi il suo percorso in Senato. Vuol dire che a Roma ci hanno ascoltato. Il mare Adriatico - aggiunge Felletti - ha caratteristiche diverse dall'Atlantico e da altri mari. Se ne deve tenere conto». Sulla stessa lunghezza d’onda Mauro Gennari, presidente della cooperativa Venus di Goro che, in rappresentanza della marineria gorese, rileva come «le sanzioni erano inaccessibili. Ben venga una legge di riordino con la revisione delle multe. Occorrono regole anche per le quantità del pescato, a salvaguardia dell’Adriatico, perché se dopo 45 giorni di fermo si torna in mare a pescare tonnellate di pesce, dopo due mesi ci si ritrova punto e a capo».
Katia Romagnoli
Ammortizzatori sociali, fondi per la ricerca, sviluppo sostenibile delle risorse ittiche, rivisitazione delle sanzioni (per maglie delle reti, pescato sottomisura, licenza di pesca, distanza minima dalla costa) sono alcune delle linee guida del testo di legge approvato dalla Camera, ma è stata anche ripristinata la Commissione Consultiva centrale della pesca marittima e dell’acquacoltura «destituita dal governo Monti - aggiunge Boldrini - e richiesta a gran voce dalle associazioni di categoria, che diventerà un interlocutore diretto per gli operatori del settore».
Dopo giornate di sciopero e manifestazioni a Roma nella primavera scorsa, i pescatori accolgono ora con favore il primo traguardo verso una legge di settore in grado di tutelare le loro imprese. «Finalmente si muove qualcosa - commenta Ariberto Felletti, presidente della cooperativa Piccola e Grande Pesca di Porto Garibaldi -; speriamo che la legge completi il suo percorso in Senato. Vuol dire che a Roma ci hanno ascoltato. Il mare Adriatico - aggiunge Felletti - ha caratteristiche diverse dall'Atlantico e da altri mari. Se ne deve tenere conto». Sulla stessa lunghezza d’onda Mauro Gennari, presidente della cooperativa Venus di Goro che, in rappresentanza della marineria gorese, rileva come «le sanzioni erano inaccessibili. Ben venga una legge di riordino con la revisione delle multe. Occorrono regole anche per le quantità del pescato, a salvaguardia dell’Adriatico, perché se dopo 45 giorni di fermo si torna in mare a pescare tonnellate di pesce, dopo due mesi ci si ritrova punto e a capo».
Katia Romagnoli
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