Erik, l’angelo che ama salvare le persone
Il volontario di Mezzogoro racconta l’ultimo episodio: «È un mio vicino, e dire che passavo per caso»
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MEZZOGORO. Non chiamatelo assolutamente eroe, ma Erik Pavanelli di Mezzogoro va molto vicino a meritare questo titolo, dopo aver salvato due persone in un anno. Il primo episodio nel 2016 quando “l’angelo” ha salvato un 79enne di Ariano Polesine finito nel canale con l’auto. Pochi giorni fa il bis, con un compaesano 58enne salvato da un infarto. Il 48enne artigiano di professione, volontario della Cri per passione ‘colleziona’ salvataggi. «Diciamo che come dissi lo scorso anno - ci racconta -, non lo faccio per andare sui giornali. Lo faccio come volontario della Croce rossa italiana, è questo il concetto basilare. Sono volontario della Cri dal 2013, sono spesso nella sede di Ferrara, in via Cisterna del Follo per aiutare i ragazzi del 118, mi metto a loro disposizione».
L’ultimo salvataggio come è avvenuto? «Conosco bene il mio compaesano, anzi, è un mio vicino di casa. Non ero in negozio, stavo passando in strada con la macchina, il titolare era appena uscito preso dal panico, mi ha visto e mi ha fermato perché sa che sono volontario della Cri. Sono entrato e non credevo fosse così grave. Era in arresto cardiaco, l’ho rianimato per più di venti minuti. Se mi ha ringraziato? Non ci siamo ancora visti, ma sono in contatto diretto con la moglie. Ho avuto tanta paura, temevo un danno cerebrale per il tanto tempo in cui è stato in arresto cardiaco, invece è proprio andata bene».
«La cosa curiosa - continua Pavanelli - è che quel giorno stavo andando a prendermi le sigarette e di solito faccio un giro diverso. Sovrappensiero ho effettuato il percorso alla rovescia e non sarei potuto intervenire; un insieme di casualità che alla fine ha portato a questa conclusione (felice, ndr)».
E il precedente di Ariano? «Non sapevo chi era l’uomo, ma conoscevo una delle figlie. Sono venute a dirmi grazie».
Come si trova nella parte di eroe? «Non mi sento un eroe, ma questa cosa mi piace tantissimo. Avevo iniziato perché questa è la mia indole e quando vedi che spesso capita, specie con gli anziani, di vedere persone sole e indifese che ti sorridono appena arrivi e le rassicuri, ti riempie il cuore».
«Anzi, aggiungo che è importante avere certe basi. Mi piacerebbe un’autotassazione in paese per dare la possibilità a tutte le utenze pubbliche, bar e negozi, di creare una sorta di ragnatela con le attrezzature (pallone ambu e canula, facili da usare) per il soccorso e formare persone che possano intervenire. Se la partecipazione è buona si può fare del bene, ma è fondamentale la formazione. E non bastano i defibrillatori - conclude il volontario Cri -, ad esempio nell’ultimo caso di Mezzogoro non sarebbe servito per salvare il mio vicino, unico modo per tenerlo in vita era la rianimazione polmonare». (d.b.)
L’ultimo salvataggio come è avvenuto? «Conosco bene il mio compaesano, anzi, è un mio vicino di casa. Non ero in negozio, stavo passando in strada con la macchina, il titolare era appena uscito preso dal panico, mi ha visto e mi ha fermato perché sa che sono volontario della Cri. Sono entrato e non credevo fosse così grave. Era in arresto cardiaco, l’ho rianimato per più di venti minuti. Se mi ha ringraziato? Non ci siamo ancora visti, ma sono in contatto diretto con la moglie. Ho avuto tanta paura, temevo un danno cerebrale per il tanto tempo in cui è stato in arresto cardiaco, invece è proprio andata bene».
«La cosa curiosa - continua Pavanelli - è che quel giorno stavo andando a prendermi le sigarette e di solito faccio un giro diverso. Sovrappensiero ho effettuato il percorso alla rovescia e non sarei potuto intervenire; un insieme di casualità che alla fine ha portato a questa conclusione (felice, ndr)».
E il precedente di Ariano? «Non sapevo chi era l’uomo, ma conoscevo una delle figlie. Sono venute a dirmi grazie».
Come si trova nella parte di eroe? «Non mi sento un eroe, ma questa cosa mi piace tantissimo. Avevo iniziato perché questa è la mia indole e quando vedi che spesso capita, specie con gli anziani, di vedere persone sole e indifese che ti sorridono appena arrivi e le rassicuri, ti riempie il cuore».
«Anzi, aggiungo che è importante avere certe basi. Mi piacerebbe un’autotassazione in paese per dare la possibilità a tutte le utenze pubbliche, bar e negozi, di creare una sorta di ragnatela con le attrezzature (pallone ambu e canula, facili da usare) per il soccorso e formare persone che possano intervenire. Se la partecipazione è buona si può fare del bene, ma è fondamentale la formazione. E non bastano i defibrillatori - conclude il volontario Cri -, ad esempio nell’ultimo caso di Mezzogoro non sarebbe servito per salvare il mio vicino, unico modo per tenerlo in vita era la rianimazione polmonare». (d.b.)
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