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«Lara non è Igor Non saremo al sicuro con lei in carcere»

«Lara non è Igor Non saremo al sicuro con lei in carcere»

Ambrogio, contestata la revoca dei domiciliari alla donna I legali: “imperdonabile errore” di guardare le figlie da casa

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AMBROGIO. La revoca dei domiciliari a Lara Mazzoni ha provocato l’inevitabile reazione dei legali della donna di Ambrogio, che la notte fra il 3 ed il 4 giugno ha ucciso il compagno Mirko Barioni con due coltellate di fronte alla casa di lei, dove abitava con le due figlie, la seconda avuta con lo stesso Barioni. Il tribunale del Riesame ha deciso di accettare l’istanza della Procura di Ferrara, motivando tale decisione in particolare con la condotta della Mazzoni, che in più di un’occasione non ha rispettato le norme sulla detenzione domiciliare (nella casa della zia, sempre ad Ambrogio, in centro al paese).

Lo studio legale Anselmo presenterà ricorso. Intanto, è arrivata la nota dell’avvocato Rita Gavioli, codifensore della donna: «Lara prima di tutto è una madre che ha commesso “l’imperdonabile errore”, dopo mesi che non poteva vederle, di affacciarsi alla finestra per guardare dall’alto la propria figlia più piccola giocare nello spazio antistante l’abitazione e scambiare due parole con quella più grande, lanciandole qualche euro come paghetta. E ha commesso “l’imperdonabile” errore - continua la Gavioli - di aver raccolto sulla scala di accesso alla porta di casa della zia un pacchetto di caffé, qualche mela ed un melone che le erano state lasciati da qualcuno che voleva testimoniarle la propria vicinanza. Lara dovrà giustamente pagare per ciò che ha fatto ma secondo giustizia ed equità. Lara non è come Igor e certamente non ci sentiremo più sicuri quando e se entrerà in carcere. Potrei dire altro ma per il momento mi taccio».

L’avvocato Gavioli non entra nello specifico della decisione del tribunale del Riesame, bensì nell’aspetto morale dell’intera vicenda, sulla quale già tanto si è discusso all’indomani della scarcerazione della Mazzoni: «Non è mia intenzione discutere sulla stampa di cavilli o questioni procedurali ma quel che posso dire, avendo in questi mesi imparato a conoscerla, è che Lara così come la sua famiglia non meritano tutto quanto sta loro accadendo. Per quel che per voi può valere, mi sento di affermare col cuore che sostenere che debba andare in carcere appare più quasi essere una questione di principio, per la quale si deve dimostrare alla gente che pure le donne devono essere soggette alla custodia cautelare quando commettono atti di violenza estrema, quale che ne sia il motivo o la causa, come quello per cui oggi è indagata. Ma Lara non voleva uccidere e di questo ne sono certa, così come ritengo sia altrettanto certo che quel gesto terribile ed estremo sia maturato in circostanze del tutto eccezionali. Sostenere che Lara sia un’assassina, che possa addirittura commettere altri omicidi è una forzatura che credo nessuno non sia in grado di cogliere. Basta guardare il suo passato o vedere come ha sempre svolto il suo lavoro di assistenza agli anziani e ai malati di Alzheimer».



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