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il processo coda di maxi inchiesta a Rovigo 

Accusati per farmaci vietati nell’allevamento di bovini

ARIANO. È una delle code di una grande inchiesta partita da Rovigo sui controlli sui bovini nei macelli e la somministrazione di farmaci agli animali e che aveva visto coinvolti, processati e...

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ARIANO. È una delle code di una grande inchiesta partita da Rovigo sui controlli sui bovini nei macelli e la somministrazione di farmaci agli animali e che aveva visto coinvolti, processati e condannati anche veterinari dell’Usl rodigina. Ieri mattina a Ferrara si è aperto il processo a carico di due persone, il titolare di un allevamento di bovini di Ariano Ferrarese, Pietro Viminario, e il mediatore-fornitore delle sostanze medicinali per bovini, Claudio Anali, già coinvolto nei procedimento rodigini. I due sono accusati di “adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari”, in concorso, e l’accusa sostiene fossero state somministrate sostanze ai bovini (clembuterolo e desametazone). All’allevamento di Ariano arrivarono i Nas partendo proprio dalle indagini di Rovigo, che poi si sono smembrate in diversi filoni processuali a Padova, Rovigo, Ferrara e anche in Umbria. Dai controlli però, come spiegava ieri uno dei legali, l’avvocato Marcello Barbè per il titolare dell’allevamento, venne trovato positivo un solo capo su 17 di quelli presenti. Allo stesso modo, secondo la tesi difensiva, la somministrazione di questi farmaci veniva eseguita, come consentito nelle dovute percentuali, a scopi curativi e terapeutici. Il processo è stato aggiornato al 9 maggio del 2018 davanti ai giudici Giacomelli, Landolfi e Lepore, mentre per la procura il pm sarà Ciro Albero Savino, lo stesso magistrato che aveva seguito a Rovigo fin dai primi passi la maxi inchiesta.

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