Fusione a due o tre? A Jolanda i cittadini sempre più divisi
Pareri discordi sull’accorpamento Formignana-Tresigallo C’è chi ne fa una questione di convenienza e di risparmio
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JOLANDA DI SAVOIA . Da qualche tempo, a Tresigallo e Formignana si discute della fusione dei due comuni.
Un gruppo di tresigallesi ha rilanciato la proposta di allargare la fusione a tre Comuni, comprendendo anche Jolanda.
Siamo andati a Jolanda a chiedere ai cittadini cosa ne pensavano. Le risposte sono state varie, anche se per molti è un vero problema la scarsa conoscenza della materia.
«Io potrei anche essere d'accordo - ci dice Aldino Trapella – ma non so nulla di preciso . In generale, si potrebbe fare». Andiamo nel portico di un esercizio pubblico. Un cittadino, che non ha voluto dire il suo nome, è abbastanza secco: «Fusione con Tresigallo? Neanche a parlarne. Che vadano a casa. Forse adesso che si sono da prendere due lire con la bonifica tornano sotto. Fuori dai piedi...». Andiamo al mercato e uno dei commercianti, Gianni Manzoli, di Sabbioncello, è sul disilluso: «Facciano, facciano pure. Se ne fanno già, di queste fusioni. Ma dovrebbero servire a d aiutare i comuni e non a far pagare più tasse». Poi, Sauro Ghirardelli: «Non sono originario di Jolanda, ma vivo qui da anni. Fusione? A me andrebbe anche bene». Continuiamo a girare per il mercato, Adriano Bolognesi è più che possibilista: «Mi farebbe piacere. È una delle risposte se si trovano delle persone disposte a dare una mano. Credo che, a lungo andare , sia l'unica possibilità per i piccoli comuni di sopravvivere, di guardare al futuro con meno preoccupazioni. Sono invece stato molto deluso dall'Unione. Quando Jolanda decise di uscire, avrebbero dovuto, si era detto, incontrare i cittadini e spiegare le posizioni. Invece non è stato fatto». Moreno Formigaro, con la moglie Silvia: «Non abbiamo sentito nulla in materia. Se funziona perché no? Altrimenti ognuno per se». «Una scelta che non mi entusiasma», dice lei. Un'altra donna, che non ci vuole dire il nome, ne fa una questione di comodità: «E se qualcosa non va bene con la scuola devo andare a Tresigallo? No, è troppo scomodo». Di fronte alla Camera del lavoro, Marco Brina e Sergio Bellami. Brina, responsabile sindacale, ne fa una questione di informazione: «Già dall'uscita dall'Unione, nessuno ci ha detto nulla, né il sindaco né l'Unione. Siamo ancora in una situazione in cui il sindaco ci dice “Fidatevi! ” Su tutto». «Comunque - continua - se ci fosse la possibilità di una fusione sarebbe una buona cosa, anche a livello di programmazione. Da soli, in futuro, dovremo affrontare sfide importanti e difficili sul Welfare e sull'attività dell'amministrazione, con pochi soldi e con pochissimi dipendenti comunali, oltre tutto senza poter contare sull'Assp per un welfare che si prospetta impegnativo». «Concordo con lui, ci dice Bellami . Manca l'informazione ai cittadini. E i segnali che arrivano sono contraddittori». Silvana Paganini e l'amica Cinzia ragionano su debiti e opportunità. Infine Armide Guerrini, onesta e disarmante:«Cosa posso dire? Non sono al corrente e non conosco la situazione»-.
Alessandro Bassi
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Un gruppo di tresigallesi ha rilanciato la proposta di allargare la fusione a tre Comuni, comprendendo anche Jolanda.
Siamo andati a Jolanda a chiedere ai cittadini cosa ne pensavano. Le risposte sono state varie, anche se per molti è un vero problema la scarsa conoscenza della materia.
«Io potrei anche essere d'accordo - ci dice Aldino Trapella – ma non so nulla di preciso . In generale, si potrebbe fare». Andiamo nel portico di un esercizio pubblico. Un cittadino, che non ha voluto dire il suo nome, è abbastanza secco: «Fusione con Tresigallo? Neanche a parlarne. Che vadano a casa. Forse adesso che si sono da prendere due lire con la bonifica tornano sotto. Fuori dai piedi...». Andiamo al mercato e uno dei commercianti, Gianni Manzoli, di Sabbioncello, è sul disilluso: «Facciano, facciano pure. Se ne fanno già, di queste fusioni. Ma dovrebbero servire a d aiutare i comuni e non a far pagare più tasse». Poi, Sauro Ghirardelli: «Non sono originario di Jolanda, ma vivo qui da anni. Fusione? A me andrebbe anche bene». Continuiamo a girare per il mercato, Adriano Bolognesi è più che possibilista: «Mi farebbe piacere. È una delle risposte se si trovano delle persone disposte a dare una mano. Credo che, a lungo andare , sia l'unica possibilità per i piccoli comuni di sopravvivere, di guardare al futuro con meno preoccupazioni. Sono invece stato molto deluso dall'Unione. Quando Jolanda decise di uscire, avrebbero dovuto, si era detto, incontrare i cittadini e spiegare le posizioni. Invece non è stato fatto». Moreno Formigaro, con la moglie Silvia: «Non abbiamo sentito nulla in materia. Se funziona perché no? Altrimenti ognuno per se». «Una scelta che non mi entusiasma», dice lei. Un'altra donna, che non ci vuole dire il nome, ne fa una questione di comodità: «E se qualcosa non va bene con la scuola devo andare a Tresigallo? No, è troppo scomodo». Di fronte alla Camera del lavoro, Marco Brina e Sergio Bellami. Brina, responsabile sindacale, ne fa una questione di informazione: «Già dall'uscita dall'Unione, nessuno ci ha detto nulla, né il sindaco né l'Unione. Siamo ancora in una situazione in cui il sindaco ci dice “Fidatevi! ” Su tutto». «Comunque - continua - se ci fosse la possibilità di una fusione sarebbe una buona cosa, anche a livello di programmazione. Da soli, in futuro, dovremo affrontare sfide importanti e difficili sul Welfare e sull'attività dell'amministrazione, con pochi soldi e con pochissimi dipendenti comunali, oltre tutto senza poter contare sull'Assp per un welfare che si prospetta impegnativo». «Concordo con lui, ci dice Bellami . Manca l'informazione ai cittadini. E i segnali che arrivano sono contraddittori». Silvana Paganini e l'amica Cinzia ragionano su debiti e opportunità. Infine Armide Guerrini, onesta e disarmante:«Cosa posso dire? Non sono al corrente e non conosco la situazione»-.
Alessandro Bassi
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