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Emigrare, un diritto che è necessario saper governare

Emigrare, un diritto che è necessario saper governare

Emigrazione vista alla luce della Carta Costituzionale. Questo il tema affrontato ieri dal dibattito “Costituzione e Migrazione” alla sala Arengo del Municipio. Ha introdotto Paola Mambriani, vice...

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Emigrazione vista alla luce della Carta Costituzionale. Questo il tema affrontato ieri dal dibattito “Costituzione e Migrazione” alla sala Arengo del Municipio. Ha introdotto Paola Mambriani, vice presidente del Comitato Ferrara per la Costituzione. Paolo Caretti, del dipartimento di Giurisprudenza di Firenze, ha mostrato come la Costituzione italiana è tra la poche a scrivere di emigrazione, considerando la libertà di spostamento un diritto. Dopo la dittatura fascista, ha spiegato il professore, i Padri Costituenti hanno definito l’emigrazione una libertà, «pensando a chi doveva trovare un lavoro. C’è dunque un rapporto sistematico tra lavoro e migrazione».

Pur essendoci spunti all’interno della Carta sul tema migratorio, secondo il docente quelle date a questo fenomeno strutturale non più emergenziale, «sono state risposte tampone e inadeguate».

Cristiano Guagliata, del comitato, ha snocciolato alcuni dati: 30.049 gli stranieri sul territorio della provincia, la nazione più rappresentata è la Romania, con 5117 persone. In maggioranza sono donne che svolgono lavori di cura e assistenza, mentre gli uomini sono impiegati soprattutto nell’edilizia. Un altro settore nel quale i migranti lavorano è quello del commercio al dettaglio e della ristorazione.

Monsignor Perego ha spiegato come «oggi, di fronte alle vicende di immigrazione, si sia rafforzato il diritto alla protezione sussidiaria, sociale, umanitaria. Dobbiamo essere capaci di governare la migrazione, senza lasciarlo ad altri».

Conclusioni affidate al sindaco Tiziano Tagliani, che ha evidenziato l’importanza di questi dibattiti, «che si trasferisce nella comunità che riprenda il governo della comunicazione, e chieda ai governanti di andare in una direzione anziché in un’altra».

Veronica Capucci

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