La Nuova Ferrara

Ferrara

Olicar, mobilitazione contro i 22 licenziamenti

di Alessandra Mura
Olicar, mobilitazione contro i 22 licenziamenti

I sindacati pronti allo sciopero se la procedura di esubero non sarà ritirata «L’azienda aveva escluso tagli al personale, gli errori scaricati sui dipendenti»

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Da azienda al riparo da esuberi e punto strategico di crescita nazionale a sede a rischio di soppressione con l’apertura della procedura di licenziamento per 22 lavoratori su 32.

È la parabola compiuta in appena due settimane dall’unità produttiva ferrarese di Olicar, impresa operante nel settore dei servizi energia e riscaldamento, titolare a Ferrara di importanti appalti con enti pubblici (e non solo) tra cui l’ospedale di Cona e il Comune.

«All’ultimo incontro nazionale del 12 settembre - denunciano i sindacati confederali dei metalmeccanici e le Rsu aziendali - Olicar ci aveva fornito specifiche rassicurazioni sulla sede di Ferrara, escludendo qualsiasi procedura di esubero». La reazione a questa «decisione unilaterale - spiega Giovanni Verla della Fiom Cgil - sarà l’apertura di una vertenza con la proclamazione dello stato di agitazione e un pacchetto di 16 ore di sciopero se la procedura di licenziamento non sarà ritirata». Lunedì è stato fissato in Prefettura l’incontro di conciliazione, e se l’azienda non tornerà sui suoi passi scatterà la mobilitazione.

Un provvedimento tanto inaspettato quanto ingiustificato, incalza Paolo Dalan della Uil Uilm. Già in crisi per sofferenze di liquidità ed esposizioni bancarie, nel 2013 Olicar era entrata nel gruppo Manital, mantenendo comunque la sua ragione sociale e proponendo un piano concordatario di rientro. L’acquisizione da parte di Manital aveva fatto sperare nella risoluzione di problemi ormai cronici, come i mancati pagamenti ai fornitori e i ritardi nelle retribuzioni. Così non è stato, anzi la crisi si è acuita e - la beffa - «secondo Manital i problemi finanziari dell’intero gruppo sarebbero riconducibili all’acquisizione di Olicar».

La conseguenza più eclatante è stata la disdetta, da parte del Comune di Ferrara, del contratto con l’azienda, che pure era stato rinnovato ad aprile 2016 in segno di solidarietà e fiducia nei confronti dei dipendenti, «che non di rado - annota Gianfranco Mantovani delle Rsu - provvedevano alle carenze aziendali pagando di tasca propria l’acquisto di prodotti e materiali».

Perso il Comune, Olicar ha voltato le spalle alla filiale estense (di cui è tra l’altro proprietaria della sede di via Padova) con una procedura di esubero che al momento “salva” solo i 10 lavoratori impiegati all’ospedale di Cona. «È una decisione pretestuosa, per provocare una tensione che possa giustificare successivi tagli al costo del lavoro - è l’analisi di Dalan - si stanno scaricando sui dipendenti gli errori di gestione compiuti in questi anni». Tanto più che lo stesso amministratore delegato di Olicar di recente aveva riconosciuto che la sede ferrarese non aveva mai creato problemi con gli appalti, ed era stato anzi sottolineato che Ferrara sarebbe stato uno snodo strategico di sviluppo per l’intero gruppo.

A questo si aggiunge che la procedura di licenziamento arriva quasi alla vigilia della presentazione in Tribunale, il 5 ottobre, del piano concordatario. Gli esuberi si abbattono come una scure su 22 lavoratori, tra impiegati e staff tecnico, e privano inoltre enti pubblici e realtà residenziali (tra cui strutture protette) di un servizio essenziale: «L’azienda - concludono i sindacalisti - ha dimostrato grande irresponsabilità. Se non ritirerà i licenziamenti daremo battaglia».



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