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Vaccini, anche Ferrara è tornata sopra il 95%

Vaccini, anche Ferrara è tornata sopra il 95%

L’indice è cresciuto in pochi mesi superando per alcune immunizzazioni il 97% Recuperato il terreno perduto nel 2015. Bassa la copertura per parotite-rosolia

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È stata una corsa che in pochi mesi ha consentito di recuperare buona parte del terreno perduto negli ultimi due anni.

Nel 2015, infatti, una breccia si era aperta anche a Ferrara e una provincia che si era sempre distinta, in regione, per l’altissimo numero di adesioni alle vaccinazioni obbligatorie aveva mostrato che la disaffezione e la diffidenza sull’immunizzazione di massa stavano prendendo piede anche nella terra dei duchi.

Quell’anno la quota di popolazione complessivamente “schermata” rispetto alle quattro patologie per le quali la legge prevedeva una protezione obbligatoria (difterite, tetano, poliomielite, epatite B) per la prima volta non aveva superato il 95%, limite di sicurezza indicato dall’Oms, e si era fermata al 93.6%. L’entrata in vigore della legge nazionale che questa estate ha esteso a dieci le vaccinazioni obbligatorie (le quattro già citate più anti-pertosse, anti-emofilo B, anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite, anti-varicella, quest’ultima per i nati nel 2017) e un provvedimento precursore pubblicato nel 2016 in Emilia Romagna, a cui si è ispirato poi il ministero della Salute, hanno probabilmente convinto molte famiglie a rivolgersi agli ambulatori delle Asl, complice l’ampio e animato dibattito scaturito dall’adozione di quei due provvedimenti e che ha certamente avuto un peso.

Anche a Ferrara, quindi, per i nati nel 2015, si sono registrati tassi di adesione superiori al 97%: 95,7% al 31 dicembre 2016 contro il 97.7% del 30 giugno 2017 per difterite, tetano, polio ed epatite B. La copertura per l’anti-pertosse è salita al 97.9% al 30 giugno contro il 95.8% del dicembre scorso e quella per l’antiemofilo B è balzata al 97.7% contro il 95.7% di 6 mesi prima. L’aumento del tasso di vaccinazione contro parotite e rosolia (oggi obbligatorie), per i nati del 2014, non è stato sufficiente in questi mesi a coprire il gap, ma si partiva da percentuali più basse perché in passato non erano comprese nella fascia dell’obbligo (la percentuale di immunizzati si è alzata dall’88.8% all’89.5% ma resta lontana dal traguardo del 95%).

La rincorsa delle famiglie ferraresi ha comunque riportato la provincia estense ai vertici regionali delle adesioni per l’esavalente somministrato ai bambini nati nel 2015 in un lasso di tempo decisamente ristretto.

Il risultato ottenuto dall’Emilia Romagna sta già suscitando un nutrito dibattito a livello nazionale. Ieri i dati delle province emiliano-romagnole sono stati diramati nel corso di una conferenza stampa convocata a Bologna. «Le quattro vaccinazioni obbligatorie per gli iscritti ai nidi, introdotte dalla legge regionale approvata nel novembre del 2016 hanno raggiunto in regione il 96,6%: nel 2015 si era scesi al 93,4% - rivendicano i vertici di viale Aldo Moro - In alcune province la copertura tocca il 99%». Ha superato la copertura del 95% anche il vaccino contro la pertosse e l'emofilo di tipo B per cui è prevista l'obbligatorietà a livello nazionale - hanno aggiunto a Bologna - E percentuali in ripresa, seppure più basse, sono state registrate per i bimbi nati nel 2014». Il direttore generale della Sanità dell’Emilia Romagna, Kyriakoula Petropulacos, ha anche spiegato che i genitori contrari ai vaccini stanno diminuendo. Gli indici di copertura più bassi rimangono in Romagna (Asl unica), in particolare a Rimini, dove il movimento no vax è storicamente più forte.



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