Violenta rapina al Compro Oro, 5 arresti
di Alessandra Mura
I malviventi traditi da uno sbaglio colossale: hanno cercato di piazzare parte della refurtiva allo stesso negozio derubato
3 MINUTI DI LETTURA
Avevano picchiato senza pietà un uomo di 73 anni, lasciandolo legato e imbavagliato con nastro da pacchi nel suo negozio di Compro Oro, l’ “Aurum” di corso Porta Mare. Una violenza inaudita per mettere le mani sui preziosi e il denaro contante contenuti in cassaforte: un bottino da 50mila euro da rivendere poi a piccole dosi. Ma è stato proprio nella fase della ricettazione che la banda, tanto feroce quanto malaccorta, ha commesso uno stupidissimo, fatale errore. È successo che uno degli uomini di fiducia incaricato di piazzare la refurtiva si è rivolto proprio allo stesso negozio rapinato, appena due settimane dopo il colpo messo a segno il 28 gennaio scorso.
Da questo scivolone sono partite le indagini dei carabinieri del Norm di Ferrara, sotto la direzione del Comandante provinciale Andrea Desideri, che hanno portato all’arresto di cinque persone accusate a vario titolo di rapina pluriaggravata, sequestro di persona, lesioni aggravate in concorso e di ricettazione. Altre due persone sono state denunciate per ricettazione.
A finire in manette, due fratelli di 22 e 28 anni, K.B. e D.J. rom italiani residenti a Jolanda di Savoia, i due autori materiale della rapina e del pestaggio. Arrestato per ricettazione anche il padre, D.N. un macedone di 52 anni sempre residente a Jolanda e due dei ricettatori: P.A., italiano residente a Ferrara (lo stesso del passo falso) e S.M. Sono tutti già conosciuti dalle forze dell’ordine e risultano essere rivenditori di auto usate. Nei guai per ricettazione, ma solo denunciati, anche lo zio dei due rapinatori, H.G., e S.L., operaio, unico tra tutti a essere incensurato.
Le indagini che hanno portato a sgominare la banda sono state illustrate ieri dal Comandante della Compagnia di Ferrara, Marco Angeli, dal capitano Antonino Di Noia e dal luogotenente Gennaro Carrassi del Norm.
I malviventi avevano convinto il titolare, Marco Giulianelli, ad aprire la porta di protezione per mostrargli un quadro, evidentemente ben informati sulla sua passione per le opere d’arte. L’anziano si era fidato, ma non appena aveva fatto entrare i due nello spazio oltre la barriera di protezione era stato aggredito con calci e pugni, legato mani e piedi e imbavagliato con nastro da pacchi. I due avevano svuotato la cassaforte portando via un chilo e 79 grammi di oro, quasi tre chili di argento e ventimila euro di contante: in tutto, un bottino da 50mila euro. Poi erano scappati lasciando l’anziano - con lesioni guaribili in 40 giorni tra cui la frattura della tibia sinistra - immobilizzato e dolorante. Era stata la figlia, circa tre ore più tardi, a trovarlo e ad avvertire i carabinieri.
La svolta era arrivata due settimane dopo, quando uno degli improvvidi e male informati ricettatori si era presentato per piazzare ai rapinati la loro stessa merce. Avvertiti, gli inquirenti coordinati dal pm Isabella Cavallari erano intervenuti arrestando P.A., 36 anni, e recuperando 118 grammi di oro.
Da lì è seguita una serie di attività investigative con controlli dei tabulati telefonici e delle frequentazioni di P.A. che hanno portato passo dopo passo a ricostruire l’assetto della banda. Alcuni reperti, come il nastro adesivo e i contenitori della cassaforte, sono stati inviati ai Ris di Parma; sono state così individuate le impronte digitali riconducibili ai due fratelli e che, unite agli altri riscontri raccolti in questi mesi, hanno indotto il gip Monica Bighetti a firmare su richiesta della procura 5 ordinanze di custodia cautelare in carcere, eseguite giovedì tra Ferrara e Jolanda. Durante le perquisizioni sono stati recuperati altri 10 grammi di refurtiva, ed è saltato fuori un lingotto d’argento di due etti e mezzo sulla cui provenienza sono in corso accertamenti.
Da questo scivolone sono partite le indagini dei carabinieri del Norm di Ferrara, sotto la direzione del Comandante provinciale Andrea Desideri, che hanno portato all’arresto di cinque persone accusate a vario titolo di rapina pluriaggravata, sequestro di persona, lesioni aggravate in concorso e di ricettazione. Altre due persone sono state denunciate per ricettazione.
A finire in manette, due fratelli di 22 e 28 anni, K.B. e D.J. rom italiani residenti a Jolanda di Savoia, i due autori materiale della rapina e del pestaggio. Arrestato per ricettazione anche il padre, D.N. un macedone di 52 anni sempre residente a Jolanda e due dei ricettatori: P.A., italiano residente a Ferrara (lo stesso del passo falso) e S.M. Sono tutti già conosciuti dalle forze dell’ordine e risultano essere rivenditori di auto usate. Nei guai per ricettazione, ma solo denunciati, anche lo zio dei due rapinatori, H.G., e S.L., operaio, unico tra tutti a essere incensurato.
Le indagini che hanno portato a sgominare la banda sono state illustrate ieri dal Comandante della Compagnia di Ferrara, Marco Angeli, dal capitano Antonino Di Noia e dal luogotenente Gennaro Carrassi del Norm.
I malviventi avevano convinto il titolare, Marco Giulianelli, ad aprire la porta di protezione per mostrargli un quadro, evidentemente ben informati sulla sua passione per le opere d’arte. L’anziano si era fidato, ma non appena aveva fatto entrare i due nello spazio oltre la barriera di protezione era stato aggredito con calci e pugni, legato mani e piedi e imbavagliato con nastro da pacchi. I due avevano svuotato la cassaforte portando via un chilo e 79 grammi di oro, quasi tre chili di argento e ventimila euro di contante: in tutto, un bottino da 50mila euro. Poi erano scappati lasciando l’anziano - con lesioni guaribili in 40 giorni tra cui la frattura della tibia sinistra - immobilizzato e dolorante. Era stata la figlia, circa tre ore più tardi, a trovarlo e ad avvertire i carabinieri.
La svolta era arrivata due settimane dopo, quando uno degli improvvidi e male informati ricettatori si era presentato per piazzare ai rapinati la loro stessa merce. Avvertiti, gli inquirenti coordinati dal pm Isabella Cavallari erano intervenuti arrestando P.A., 36 anni, e recuperando 118 grammi di oro.
Da lì è seguita una serie di attività investigative con controlli dei tabulati telefonici e delle frequentazioni di P.A. che hanno portato passo dopo passo a ricostruire l’assetto della banda. Alcuni reperti, come il nastro adesivo e i contenitori della cassaforte, sono stati inviati ai Ris di Parma; sono state così individuate le impronte digitali riconducibili ai due fratelli e che, unite agli altri riscontri raccolti in questi mesi, hanno indotto il gip Monica Bighetti a firmare su richiesta della procura 5 ordinanze di custodia cautelare in carcere, eseguite giovedì tra Ferrara e Jolanda. Durante le perquisizioni sono stati recuperati altri 10 grammi di refurtiva, ed è saltato fuori un lingotto d’argento di due etti e mezzo sulla cui provenienza sono in corso accertamenti.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
