Si ferma ancora Sef Black out di un’ora al petrolchimico
Altro disservizio alla centrale elettrica, torce accese e fumo Trentini (Arpae): vanno capiti i motivi. Vertice in Prefettura
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Il petrolchimico si è fermato per più di un’ora, ieri mattina, a causa di un black out prolungato. Un fatto anomalo che in teoria non dovrebbe mai capitare, in quanto l’automatica sostituzione di una fonte di alimentazione energetica in avaria con un’altra è stata sempre indicata come un punto di forza del “fabbricone”. L’incidente di ieri mattina, che ha provocato l’accensione di torce con tanto di produzione abbondante di fumo nero, sarà dunque approfondito ai tavoli istituzionali della sicurezza, poiché arriva dopo altri episodi del genere messi in fila nell’arco di mese e mezzo.
L’incidente è successo verso le 7 di ieri, quanto gli impianti del petrolchimico erano pienamente operativi, con l’eccezione dell’F55 di Yara che si apprestava ad una fermata programmata per manutenzione. Il comunicato pubblicato sul sito dell’Ifm, la società di servizi del petrolchimico, parla di «un disservizio elettrico alla cabina Cs1 di Sef, con conseguente fermata di alcuni ampianti e accensione delle torce B7/H di Lyondellbasell e B7/A di Versalis». I successivi approfondimenti non hanno per ora consentito di capire le cause del guasto, né i motivi per i quali il disservizio ha coinvolto a catena le altre cabine di alimentazione del petrolchimico dalla turbogas Sef. Fatto sta, appunto, che gli impianti si sono trovati senza energia elettrica e hanno dovuto inviare alle torce di emergenza ingenti quantitativi di gas, che hanno prima saturato la Ground flare a terra di Lyondellbasell e poi sono stati bruciati in quota. Si è attivata anche la torcia B7/A di Versalis, che è no smokeless, con effetti molto ben visibili anche a distanza. Nel frattempo si erano accese anche le torce C6 e C7 di Yara, con metano e idrogeno in combustione, per la fermata dell’impianto di ammoniaca.
Il blocco è durato oltre un’ora, ad un certo punto ne ha risentito anche l’erogazione dell’acqua e quindi le stesse attività Ifm; gli impianti sono tornati alla normale attività solo verso le 10. Nel frattempo si era mossa l’Arpae, chiedendo un rapporto ai responsabili del sito. «Vogliamo chiarire i motivi di questa fermata così prolungata, anche perché siamo ormai al quarto episodio del genere nel giro di un mese e mezzo» ha detto il direttore dell’agenzia ambientale, Pier Luigi Trentini. L’occasione per fare chiarezza sarà fornita dal vertice in Prefettura convocato per il 4 ottobre con tutte le società interessate, al quale parteciperanno anche gli emissari dell’Unità grandi rischi di Arpae. Bisogna valutare eventuali danni ambientali.
La catena d’incidenti che hanno coinvolto la centrale Sef ha avuto il suo culmine il 7 settembre, quando un fulmine colpì la centrale elettrica Terna al di fuori del petrolchimico, mettendola fuori uso e causando danni non immediatamente identificabili alla stessa turbogas, collegata in linea. Quando si tentò di rimettere in collegamento le due centrali, tre giorni dopo, ci fu il salto di corrente che mandò in blocco l’unico impianto in quel momento in funzione, l’F55, con emissione in aria di ammoniaca. Non è detto che l’incidente di ieri sia ancora uno strascico di quegli episodi, di sicuro le società del petrolchimico clienti di Sef sono le prime a voler capire cosa succede, perché a ogni fermata vedono andare in fumo ingenti quantità di materie prime.
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
L’incidente è successo verso le 7 di ieri, quanto gli impianti del petrolchimico erano pienamente operativi, con l’eccezione dell’F55 di Yara che si apprestava ad una fermata programmata per manutenzione. Il comunicato pubblicato sul sito dell’Ifm, la società di servizi del petrolchimico, parla di «un disservizio elettrico alla cabina Cs1 di Sef, con conseguente fermata di alcuni ampianti e accensione delle torce B7/H di Lyondellbasell e B7/A di Versalis». I successivi approfondimenti non hanno per ora consentito di capire le cause del guasto, né i motivi per i quali il disservizio ha coinvolto a catena le altre cabine di alimentazione del petrolchimico dalla turbogas Sef. Fatto sta, appunto, che gli impianti si sono trovati senza energia elettrica e hanno dovuto inviare alle torce di emergenza ingenti quantitativi di gas, che hanno prima saturato la Ground flare a terra di Lyondellbasell e poi sono stati bruciati in quota. Si è attivata anche la torcia B7/A di Versalis, che è no smokeless, con effetti molto ben visibili anche a distanza. Nel frattempo si erano accese anche le torce C6 e C7 di Yara, con metano e idrogeno in combustione, per la fermata dell’impianto di ammoniaca.
Il blocco è durato oltre un’ora, ad un certo punto ne ha risentito anche l’erogazione dell’acqua e quindi le stesse attività Ifm; gli impianti sono tornati alla normale attività solo verso le 10. Nel frattempo si era mossa l’Arpae, chiedendo un rapporto ai responsabili del sito. «Vogliamo chiarire i motivi di questa fermata così prolungata, anche perché siamo ormai al quarto episodio del genere nel giro di un mese e mezzo» ha detto il direttore dell’agenzia ambientale, Pier Luigi Trentini. L’occasione per fare chiarezza sarà fornita dal vertice in Prefettura convocato per il 4 ottobre con tutte le società interessate, al quale parteciperanno anche gli emissari dell’Unità grandi rischi di Arpae. Bisogna valutare eventuali danni ambientali.
La catena d’incidenti che hanno coinvolto la centrale Sef ha avuto il suo culmine il 7 settembre, quando un fulmine colpì la centrale elettrica Terna al di fuori del petrolchimico, mettendola fuori uso e causando danni non immediatamente identificabili alla stessa turbogas, collegata in linea. Quando si tentò di rimettere in collegamento le due centrali, tre giorni dopo, ci fu il salto di corrente che mandò in blocco l’unico impianto in quel momento in funzione, l’F55, con emissione in aria di ammoniaca. Non è detto che l’incidente di ieri sia ancora uno strascico di quegli episodi, di sicuro le società del petrolchimico clienti di Sef sono le prime a voler capire cosa succede, perché a ogni fermata vedono andare in fumo ingenti quantità di materie prime.
Stefano Ciervo
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