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«Caduti a causa delle buche. Adesso chiediamo i danni»

La buca all'altezza del civico 41 in cui è inciampata Rita
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La buca all'altezza del civico 41 in cui è inciampata Rita

Due gravi infortuni in via Croce Bianca: setto nasale rotto, costole fratturate. «Qui gli anziani camminano con gli occhi fissi a terra per paura di farsi male» 

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FERRARA. Più avventurosa di una Parigi-Dakar, più estrema di una gara di enduro. Una passeggiata in via Croce Bianca nasconde insidie insospettate, anche se non del tutto inattese considerato lo stato pietoso del manto stradale. Ne hanno avuto un doloroso assaggio Rita Coatti, della pizzeria Orsucci di via Garibaldi, e Oddone Di Caro, pasticcere del laboratorio dolciumi Pampepato Estense che si trova sulla stessa via.

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La disavventura di Rita è più recente, quella di Oddone risale al 2016 ma i postumi sono ancora attualissimi. Lei ha il volto pesto: frattura del setto nasale e varie escoriazioni per 25 giorni di prognosi. Lui porta ancora sulla schiena i segni di una micidiale caduta, e a distanza di oltre un anno ne sta pagando ancora le conseguenze. All’origine di entrambi gli infortuni, le buche e i tratti dissestati della strada: Rita si è già rivolta a un avvocato per fare causa al Comune e chiedere un risarcimento danni, Oddone ha già intrapreso da tempo una battaglia giudiziaria con l’amministrazione.

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Dal 15 settembre, da quando si è infortunata, Rita non è stata in grado di riprendere il suo lavoro in pizzeria: «Non potevo rimanere davanti al forno con il naso ridotto in questo modo, e sanguinante - racconta - Quel giorno stavo camminando quando sono finita su una buca all’altezza del civico 41 e sono caduta sbattendo la faccia a terra. Ho avuto un trauma facciale con rottura del setto, ho battuto una mano e il ginocchio, con una prognosi di 25 giorni. Il dolore insopportabile ve lo lascio immaginare. E adesso chiederò i danni al Comune per quella buca aperta».

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Ancora più spaventoso il “volo” che ha fatto Oddone nel maggio dell’anno scorso: «Ero in bicicletta e per colpa di un dislivello sono finito con la ruota sulla caditoia, tipo sui binari. La bici si è inchiodata e io ho fatto un salto mortale in avanti, cadendo di schiena. Morale: mi sono rotto sei costole, di cui quattro in modo scomposto, e una vertebra, e ho avuto un versamento importante al polmone. Sono rimasto ricoverato dieci giorni: due costole, la vertebra e il polmone sono tornati a posto, ma le quattro fratture scomposte hanno continuato a darmi grossi problemi, e nel maggio scorso sono stato operato. Adesso quel tombino è stato sistemato, ma io i segni addosso continuo a portarli. Un manto stradale in queste condizioni è pericoloso. Questa tra l’altro è una strada abitata da anziani, e li vedo sempre camminare con lo sguardo fisso a terra per paura di cadere».

Alessandra Mura


 

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