Giovanissimi eroinomani «I morti erano miei amici»
Patrick Carlini, 25 anni, ne è uscito grazie al Sert: «Sono uno dei pochissimi» Ferrara piazza centrale dello spaccio, c’è mercato perché c’è un’ampia clientela
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Nessun post su Facebook, niente commenti sui siti. Prende il telefono e chiama. Il giornale: «Sono un amico dei due ragazzi morti per overdose, sono un ex tossicodipendente e se volete vi racconto io cos’è l’eroina, oggi a Ferrara». Arriva alla Nuova e si presenta: «Mi chiamo Patrick Carlini, 25 anni. Una foto? Certo, nulla da nascondere».
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In quasi un’ora racconta, mette a nudo la sua anima e tanto altro, di un ragazzo che ha iniziato a 13 anni a fumare erba, a 17 con l’eroina e a 21 grazie a Sert e comunità è uscito dal “grande inganno”, in cui è caduto anche lui, ex animatore della parrocchia e dei Grest, uno dei mattatori del teatro tra i giovani.
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«Avete scritto che l’eroina è ritornata di moda, oggi. Non è vero, il problema dell’ero c’è da almeno 10 anni tra giovani e giovanissimi. L’eroina non è tornata perché non se ne è mai andata, anzi tra i più giovani è sempre più presente».
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Racconta e riavvolge il nastro di pensieri e ricordi: «Torniamo al 2010, come tempo storico, io sono un ex tossicodipendente e già in quel momento noi ragazzi che avevamo 17-18 anni ci passavamo l’ero, tutto facilitato dal fatto che prima si potesse fumare e non subito iniettare, questo è il motivo principale per cui i ragazzi si passano l’eroina. Oggi? Oggi ho 25 anni, e della mia generazione, ragazzi nati all’inizio degli anni Novanta sono uno dei pochi che si è salvato: c’è chi ci riesce, altri sono morti come gli ultimi due ragazzi (in zona grattacielo e a villa Fulvia, ndr), altri stanno seguendo strade che forse un giorno potrebbero portare allo stesso esito».
Ma se non è mai andata via, nessuno parla più di eroina
«Se ne parla per lo spaccio, visto che in questi giorni sono arrivati i militari dell’esercito: d’accordo che arrivino, è giusto per le persone che hanno bisogno di sicurezza; ma fino a quando ci sarà domanda di eroina, non si potrà mai distruggerne l’offerta. Si possono mandare militari, carabinieri, tutte le forze dell’ordine che vogliamo, ma fino a quando ci saranno persone, ragazzi che usano droghe, non è attraverso i militari che si riesce a fermare lo spaccio: fa arrabbiare che alla fine si parli solo di zona Gad, militari, operazioni anti spaccio: ok è una realtà, ma non è tutta la verità. Solo agendo sulla domanda si può far qualcosa, e su questo penso non si faccia a sufficienza».
In che senso?
«Nel senso che in realtà esistono i servizi come il Sert o le Comunità terapeutiche che aiutano ad uscirne, io sono uscito grazie al Sert che mi ha inviato alla comunità Papa Giovanni XXIII di Denore, un posto al passo delle tossicodipendenze. Ma fuori non c’è sensibilità pubblica al problema dell’eroina o delle droghe, quello che si fa è respingere le persone che le usano senza capire perché c’è un disagio giovanile così grande. Ci domandiamo spesso e ci arrabbiamo perché ci sono tantissimi immigrati che spacciano: è una realtà oggettiva, perché non si può non dire che l’immigrazione per come è gestita non sia un disagio. Ma non ci guardiamo mai in casa? Non ci domandiamo perché ci sono così tanti ragazzini ferraresi usano l’eroina oggi nel 2017? » .
Ma sono davvero tanti?
«Sì, sono tanti. E lo posso dire perché li incontro, faccio volontariato. Se uno passa in stazione, e ci passa non con il terrore ma con lo spirito di osservare, di giorno e non di sera o notte, riesce a vedere tutto quello che accade. Tanti ragazzi e dietro loro c’è una persona e una storia».
Le storie dei tuoi amici, che se ne sono andati nei giorni scorsi.
«Io ero un grandissimo amico di M. il ragazzo che è mancato, di Villa Fulvia. Quando ho letto della zona dove era successo il fatto, ho subito capito: e quando ho saputo dopo aver telefonato ai genitori mi è caduto il mondo addosso, è scattato quasi un senso di colpa personale, io e M. eravamo tantissimo amici. Ci siamo conosciuti alla parrocchia, eravamo prima bambini del Grest e poi animatori. Negli ultimi tempi non avevo ascoltato abbastanza quello che secondo me lui cercava di dire non a me, ma agli altri. Tutto il suo dolore».
Che era lo stesso dolore di O., trovato senza vita sotto il Grattacielo, anche lui tuo grande amico.
«Erano due persone diverse tra loro, con caratteri diversi, avevano entrambi 25 anni, facevano uso saltuario, nel senso che tutti e due non erano più dentro la morsa dell’eroina quotidiana: erano persone che vivevano la loro grande sofferenza e in certi momenti non ce la facevano e si buttavano in quella cosa che purtroppo – e sottolineo purtroppo – ti permette di non sentire quel dolore che ti divora dentro».
Quel dolore li ha portati dove sappiamo.
«Certo, ma ho sentito gente che diceva “se la sono cercata” ed è la più brutta cosa che un essere umano possa dire, per un semplice motivo: tu non hai conosciuto queste persone e non sai cosa avevano dentro, e soprattutto non sai quello che hanno lasciato agli altri perché sia O. che M. hanno lasciato tanto nelle altre persone, qualcosa di spettacolare».
E come vorresti che venissero ricordati O. e M. ?
«Come due esseri umani. Non che parlando di loro si dica “sono morti due tossici”. No. Sono morte due persone, che avevano una storia, una famiglia, delle persone che gli volevano bene».
Uccisi dall’eroina. Ma quale eroina? Quale tipo visto che ormai non si sa più cosa ci sia in giro, i tecnici parlano di eroina pura che diventa bomba.
«Io ti parlo da ex tossico: se davanti ho due spacciatori e uno ha eroina pura al 5% e uno al 30% io vado dal secondo. Nei momenti in cui i neri si picchiano non per gioco, voglio dire per la zona spaccio e lo fanno per conquistare il loro territorio, non vedo assolutamente impossibile che sia stata messa sul mercato non tanto eroina tagliata ma un’eroina più pura per adescare clienti, ragazzi».
Allora avresti scelto quella?
«Sì, e ogni persona che usa eroina, sceglierebbe la roba più pura».
Soprattutto se te la vendono a meno...
«Soprattutto se te la vendono a meno. Ecco, l’inganno dell’eroina e parlo per esperienza: una delle cose che mi portò a provare l’eroina, oltre che la curiosità, era che costava niente. Se tu vuoi comprare, non so, anfetamine, metanfetamine o tutti i derivati di queste robe chimiche, spendi molto di più rispetto all’eroina. Quando ho cominciato io, siamo nel 2010, con 20 euro la compravi. Forse oggi costa di più, visto che si parla di eroina gialla, di eroina bianca, ma con 30 euro oggi te la compri e ti puoi passare la giornata per lo meno. Quindi anche questo è cambiato tanto, il basso prezzo dell’eroina.
Tutto è cambiato sulla droga, ma è davvero così facile trovarla?
A Ferrara, anni fa, c’erano momenti in cui lo spaccio dell’eroina non era in mano ai nigeriani, ma ai tunisini o nordafricani. C’erano momenti in cui non si trovava, vedevi della gente a determinate ore del giorno andare a Bologna, città simbolo dell’eroina, almeno in Emilia. Adesso? Adesso forse è possibile che da Bologna vengano a Ferrara».
Tu oggi non la usi più, ce l’hai fatta.
«Ce l’ho fatta per tre motivi: per la mia volontà, perché è anche vero che il tossicodipendente, ad un certo punto, fa le sue scelte. La mia famiglia che mi ha dato l’ultimatum: in comunità o fuori di casa. E poi Sert e comunità che non è centro di disintossicazione: là impari a ripercorrere i momenti della tua vita arrivando a capire cos’è stato che ti ha fatto scegliere di buttarti in un mondo anziché in un altro».
Finiamo da dove siamo partiti: volevi parlare di eroina, perché lo si fa poco e a vanvera. Può servire farlo?
«Eccome, bisognerebbe farlo molto di più, davanti a ragazzi che muoiono per la strada o che non sanno cosa usano. Se lo si fa, forse un genitore può non sentirsi solo, vale anche per un amico che è dentro l’eroina: per quanto sia difficile farlo con chi ha seri problemi di dipendenza, dobbiamo provarci».
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