In arrivo soldi dal Cer per il Cavo Napoleonico
diMaurizio Barbieri
Il Canale Emiliano Romagnolo stanzierà un milione e 200mila euro Saranno sistemate le arginature ed effettuati altri lavori di manutenzione
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SANT’AGOSTINO. Da tempo il Cavo Napoleonico ovvero lo scolmatore che partendo dal Reno vicino a Sant’Agostino arriva fino al Po in località Salvatonica di Bondeno, necessita di interventi di manutenzione. Finalmente arriva una buona notizia. Il Cer, ovvero il Canale Emiliano-Romagnolo ha stanziato una somma importante pari ad un milione e 200mila euro, cifra necessaria per effettuare interventi non più dilazionabili. I lavori dovrebbero iniziare il prossimo anno e riguarderanno la sistemazione delle arginature.
Preoccupano, e non poco, anche le condizioni del fiume Reno che entra nella nostra provincia a Cento per sfociare nel mare Adriatico in territorio di Comacchio. «Tutto il bacino del Reno e si tratta di circa 900 km di argini - spiega Claudio Miccoli, responsabile dell’area Reno Po di Volano - avrebbe necessità di interventi ma vi è una carenza di risorse. All’inizio degli anni Duemila le necessità stimate solo per la manutenzione erano di due milioni di euro l’anno ».
In sostanza, i fondi scarseggiano ed inoltre vi sono vincoli costituiti dalle zone di protezione comunitarie che riguardano fiumi ed argini ed in certi punti non si possono tagliare gli alberi ma effettuare solo piccoli interventi . «Abbiamo un rischio potenziale molto alto - prosegue Miccoli -, la politica che stiamo portando avanti è quella che tende a fare manutenzione e poi c’è il problema degli animali che fanno le tane quali istrici, tassi, volpi e nutrie, tane che attraversano i corpi arginali. Bisogna agire su più livelli. Gli argini sono opere artificiali per trasportare in sicurezza l’acqua da monte a valle non sono corridoi ecologici. Dobbiamo riacquistare questo tipo di mentalità di sana politica e buona tecnica, perché i rischi sono dietro l’angolo. C’è poi il problema del legname che in certi periodi dell’anno fa da tappo vicino ai ponti. Abbiamo creato qualche rampa per toglierlo, ad esempio a Ponte Bastia nell’Argentano, anche se le opere di pulizia spetterebbero al proprietario del ponte, in questo caso l’Anas. Stesso discorso per i ponti ferroviari, dove gli interventi dovrebbero essere effettuati a cura delle Ferrovie. A questo proposito stiamo ragionando con le Ferrovie dello Stato. Abbiamo previsto - prosegue Miccoli - di presentare una richiesta di interventi di manutenzione straordinaria che presenteremo al Governo nell’ambito del programma Italia Sicura».
Pochi fondi, vincoli di vario genere e la vegetazione la fa da padrona nel letto del fiume. Ci sono punti che non vengono puliti da anni. Per evitare disastri, ultimo quello di Livorno, serve la prevenzione ma con fondi limitati si fa poca strada.
Preoccupano, e non poco, anche le condizioni del fiume Reno che entra nella nostra provincia a Cento per sfociare nel mare Adriatico in territorio di Comacchio. «Tutto il bacino del Reno e si tratta di circa 900 km di argini - spiega Claudio Miccoli, responsabile dell’area Reno Po di Volano - avrebbe necessità di interventi ma vi è una carenza di risorse. All’inizio degli anni Duemila le necessità stimate solo per la manutenzione erano di due milioni di euro l’anno ».
In sostanza, i fondi scarseggiano ed inoltre vi sono vincoli costituiti dalle zone di protezione comunitarie che riguardano fiumi ed argini ed in certi punti non si possono tagliare gli alberi ma effettuare solo piccoli interventi . «Abbiamo un rischio potenziale molto alto - prosegue Miccoli -, la politica che stiamo portando avanti è quella che tende a fare manutenzione e poi c’è il problema degli animali che fanno le tane quali istrici, tassi, volpi e nutrie, tane che attraversano i corpi arginali. Bisogna agire su più livelli. Gli argini sono opere artificiali per trasportare in sicurezza l’acqua da monte a valle non sono corridoi ecologici. Dobbiamo riacquistare questo tipo di mentalità di sana politica e buona tecnica, perché i rischi sono dietro l’angolo. C’è poi il problema del legname che in certi periodi dell’anno fa da tappo vicino ai ponti. Abbiamo creato qualche rampa per toglierlo, ad esempio a Ponte Bastia nell’Argentano, anche se le opere di pulizia spetterebbero al proprietario del ponte, in questo caso l’Anas. Stesso discorso per i ponti ferroviari, dove gli interventi dovrebbero essere effettuati a cura delle Ferrovie. A questo proposito stiamo ragionando con le Ferrovie dello Stato. Abbiamo previsto - prosegue Miccoli - di presentare una richiesta di interventi di manutenzione straordinaria che presenteremo al Governo nell’ambito del programma Italia Sicura».
Pochi fondi, vincoli di vario genere e la vegetazione la fa da padrona nel letto del fiume. Ci sono punti che non vengono puliti da anni. Per evitare disastri, ultimo quello di Livorno, serve la prevenzione ma con fondi limitati si fa poca strada.
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