in un bar a cento
Prima arrestato poi processato per un cellulare e dieci euro
CENTO. Stava giocando alle slot machine, nel bar. Era ormai quasi l’una di notte e la titolare, un cittadina cinese, lo aveva sollecitato ad andarsene: lui però voleva i 10 euro che aveva appena...
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CENTO. Stava giocando alle slot machine, nel bar. Era ormai quasi l’una di notte e la titolare, un cittadina cinese, lo aveva sollecitato ad andarsene: lui però voleva i 10 euro che aveva appena inserito nella macchinetta, lei non voleva darglieli e lui si è preso il cellulare: «Se lo rivuoi, mi dai i miei 10 euro». È nata tutto da qui, la vicenda che ha portato un carrozziere magrebino di 27 anni all’arresto prima (nella camera di sicurezza), al processo di ieri mattina (condanna-stangata di 1 anno, 11 mesi e 10 giorni patteggiati) e poi alla libertà (pena sospesa e condizionale, visto che non aveva mai avuto guai). E dire che i carabinieri lo hanno arrestato per rapina, tentata estorsione e lesioni personali volontarie: perché nello strappare alla donna il cellulare le avrebbe fatto male ad un dito (5 giorni di prognosi al Pronto soccorso di Cento).
Chi era presente ieri al processo per direttissima, senza mezzi termini parlava di «oggi le comiche». Perché, se è vero che il giovane è stato arrestato alle 3 di notte dai carabinieri di Renazzo, è pur vero che il fatto va ridimensionato rispetto la ricostruzione fornita in una nota dai carabinieri stessi. Perché il ragazzo, dopo essere stato inseguito dalla donna “rapinata”, è scappato a piedi, lasciando la bici nei pressi del bar. Dove è tornato poco dopo, per riprendersi la stessa bici e restituendo il cellulare (la ricostruzione del processo celebrato ieri davanti al giudice Sandra Lepore e al pm onorario Stefano Antinori). Poi, visto che non poteva non essere riconosciuto (per la maglietta che indossava con una vistosa stella) è stato fermato e arrestato. Ieri, dopo aver passato la notte in camera di sicurezza, è stato processato per direttissima e ha patteggiato la pena, minima, sotto 2 anni, per reati gravissimi, di rapina impropria, tentato estorsione e lesioni. Reati ineccepibili, ma da contestualizzare: e alla fine, tutta e solo colpa delle slot. (d.p.)
Chi era presente ieri al processo per direttissima, senza mezzi termini parlava di «oggi le comiche». Perché, se è vero che il giovane è stato arrestato alle 3 di notte dai carabinieri di Renazzo, è pur vero che il fatto va ridimensionato rispetto la ricostruzione fornita in una nota dai carabinieri stessi. Perché il ragazzo, dopo essere stato inseguito dalla donna “rapinata”, è scappato a piedi, lasciando la bici nei pressi del bar. Dove è tornato poco dopo, per riprendersi la stessa bici e restituendo il cellulare (la ricostruzione del processo celebrato ieri davanti al giudice Sandra Lepore e al pm onorario Stefano Antinori). Poi, visto che non poteva non essere riconosciuto (per la maglietta che indossava con una vistosa stella) è stato fermato e arrestato. Ieri, dopo aver passato la notte in camera di sicurezza, è stato processato per direttissima e ha patteggiato la pena, minima, sotto 2 anni, per reati gravissimi, di rapina impropria, tentato estorsione e lesioni. Reati ineccepibili, ma da contestualizzare: e alla fine, tutta e solo colpa delle slot. (d.p.)
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