Rimborsi azzerati Carife «Paghino pure le banche»
Confconsumatori: istanza al giudice penale per coinvolgere istituti e Deloitte E per gli aumenti di capitale Mps in causa ferrarese con 840mila euro in azioni
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Le cause civili dei risparmiatori ferraresi per gli aumenti di capitale Carife e Mps possono essere trainati dai procedimenti penali già aperti. È la convinzione di Confconsumatori che stanno predisponendo la documentazione per chiedere conto direttamente alle banche e alle aziende di revisione coinvolte, non solo agli ex amministratori. «Una prima causa pilota di un azionista Mps, che ha acquistato in diversi aumenti di capitale tra il 2002 e il 2011 complessivamente 843mila euro, è già pronta - spiega Antonio Frascerra, avvocato e presidente di Confconsumatori Ferrara - Ce n’è un’altra decina in fase di istruzione, per importi molto più bassi, complessivamente 50mila euro. Si tratta di cause civili con documentazione in sede penale, nell’ambito dei due procedimenti penali contro gli ex amministratori responsabili di questi aumenti di capitale, Mussari-Vigni e Profumo-Viola. In questi procedimenti penali siamo già costituiti come Confconsumatori nazionale, e ora stiamo svolgendo la fase della mediazione obbligatoria con Mps che peraltro non dimostra disponibilità a chiudere le conciliazioni».
L’altro fronte sul quale Confsconsumatori Ferrara si sta impegnando direttamente è l’aumento di capitale Carife del 2011, per il quale si sta svolgendo l’udienza preliminare e all’interno del quale l’associazione si è già costituita. Il 19 ottobre, anticipa Frascerra, «sarà depositata in udienza una citazione per l’identificazione del responsabile civile del danno inferto ai risparmiatori. A processo ci sono infatti persone fisiche, all’epoca amministratori e dirigenti della banca, ma in caso di condanna chi dovrà risarcire gli azzerati? A nostro avviso bisogna chiamare in causa le aziende a cui facevano riferimento queste persone, perché se un dipendente infligge un danno a un fornitore, quest’ultimo chiede conto all’azienda, che poi è libera di rivalersi a propria volta. Quindi chiamiamo in causa Deloitte, Caricesena e Valsabbina, oltre alle vecchia Carife e di conseguenza, Nuova Carife-Bper».
Intanto fa discutere il salvataggio operato dal Fondo di solidarietà in favore di tre banche locali, Caricesena, Carim e San Miniato, poi acquisite da Cariparma-Credit Agricole. Di «ennesima beffa» parla l’associazione Azzerati Carife, ricordando lo stop al tentativo di salvataggio da 300 milioni della banca ferrarese, mentre l’operazione di questi giorni si calcola verrà a costare circa il doppio. Gli Azzerati «chiedono al Governo, alla Regione ed alle forze politiche d’intervenire e adottare tutte le necessarie misure per superare l’inaccettabile disparità di trattamento tra risparmiatori», preannunciando una presenza ferrarese alla Giornata nazionale del risparmio di domani a Roma. Anche Alan Fabbri, capogruppo in consigliore regionale della Lega Nord interviene sui salvataggio. «Verso i risparmiatori traditi dal crac Carife è in atto un accanimento, che si manifesta anche con un’autentica beffa come questa - dice Fabbri - il Fondo apre ancora il salvadanaio e ricapitalizza questi tre istituti, per ottimizzare la cessione a un'altra banca, tra l'altro controllata da un gruppo straniero. Al di là di questa ultima operazione, è allucinante come si tratti dello stesso Fondo che poteva intervenire in Carife per evitare la disintegrazione dei risparmi dei ferraresi. A rimetterci alla fine è stato chi credeva che i propri soldi fossero al sicuro».
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
L’altro fronte sul quale Confsconsumatori Ferrara si sta impegnando direttamente è l’aumento di capitale Carife del 2011, per il quale si sta svolgendo l’udienza preliminare e all’interno del quale l’associazione si è già costituita. Il 19 ottobre, anticipa Frascerra, «sarà depositata in udienza una citazione per l’identificazione del responsabile civile del danno inferto ai risparmiatori. A processo ci sono infatti persone fisiche, all’epoca amministratori e dirigenti della banca, ma in caso di condanna chi dovrà risarcire gli azzerati? A nostro avviso bisogna chiamare in causa le aziende a cui facevano riferimento queste persone, perché se un dipendente infligge un danno a un fornitore, quest’ultimo chiede conto all’azienda, che poi è libera di rivalersi a propria volta. Quindi chiamiamo in causa Deloitte, Caricesena e Valsabbina, oltre alle vecchia Carife e di conseguenza, Nuova Carife-Bper».
Intanto fa discutere il salvataggio operato dal Fondo di solidarietà in favore di tre banche locali, Caricesena, Carim e San Miniato, poi acquisite da Cariparma-Credit Agricole. Di «ennesima beffa» parla l’associazione Azzerati Carife, ricordando lo stop al tentativo di salvataggio da 300 milioni della banca ferrarese, mentre l’operazione di questi giorni si calcola verrà a costare circa il doppio. Gli Azzerati «chiedono al Governo, alla Regione ed alle forze politiche d’intervenire e adottare tutte le necessarie misure per superare l’inaccettabile disparità di trattamento tra risparmiatori», preannunciando una presenza ferrarese alla Giornata nazionale del risparmio di domani a Roma. Anche Alan Fabbri, capogruppo in consigliore regionale della Lega Nord interviene sui salvataggio. «Verso i risparmiatori traditi dal crac Carife è in atto un accanimento, che si manifesta anche con un’autentica beffa come questa - dice Fabbri - il Fondo apre ancora il salvadanaio e ricapitalizza questi tre istituti, per ottimizzare la cessione a un'altra banca, tra l'altro controllata da un gruppo straniero. Al di là di questa ultima operazione, è allucinante come si tratti dello stesso Fondo che poteva intervenire in Carife per evitare la disintegrazione dei risparmi dei ferraresi. A rimetterci alla fine è stato chi credeva che i propri soldi fossero al sicuro».
Stefano Ciervo
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