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Donna picchiata da suo figlio: «Temevo di morire»

Donna picchiata da suo figlio: «Temevo di morire»

Il giovane è in cura da anni perché soffre di disturbi mentali. La madre: nessuno lo segue ed è troppo pericoloso per me

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COPPARO. Come località indichiamo Copparo per rappresentare l’intero territorio dell’Unione Terre e Fiumi, teatro di una tristissima storia umana che vede coinvolti una madre ed un figlio, ormai senza rapporti a causa dei problemi di schizofrenia di lui. Il giovane è malato ormai da oltre una decina d’anni, con un peggioramento coinciso un paio d’anni fa quando è morto il padre. «Da allora la sua cattiveria nei miei confronti - ci racconta la madre - e per tutti i famigliari è incontrollabile. Non c’è un motivo vero per questa rabbia, ma purtroppo è diventato molto pericoloso, per questo tutti noi gli stiamo lontani».

Ma il ragazzo è in giro (fino a qualche tempo fa aveva anche un’occupazione, ora non più) e così la scorsa settimana quando ha visto l’auto della madre davanti alla casa di nonna ha ben pensato di aspettarla e quando sua mamma è uscita ha iniziato a picchiarla. «Ho temuto di morire - ci dice -, dopo avermi già riempita di botte (una volta all’ospedale la prognosi è stata di sette giorni, nd), stava per darmi un pugno a tutto braccio, quando si è fermato dicendo “No, non voglio finire in un carcere criminale”. Non credo comunque sia consapevole di quello che fa, ma io non posso vivere con il terrore di incontrarlo».

Il figlio attualmente vive in cosiddetti gruppi-appartamenti, prima gestiti direttamente dall’Ausl, ora da una cooperativa privata. «In passato ha vissuto sempre in provincia ma lontano da casa mia. Ora è tornato in zona ed è poco seguito, il personale della cooperativa si preoccupa di portargli la spesa una volta a settimana e basta. Mi sono rivolto anche al servizio di salute mentale (dove il giovane è conosciuto e comunque seguito dal personale dell’Ausl, ma non in maniera continuativa, ndr), però nessuno mi garantisce un aiuto concreto».

La madre dopo quest’ultimo episodio ha pensato di fare una denuncia, ma poi ha rinunciato: «Mi hanno sconsigliata, mio figlio non è in grado di intendere o volere. Mi aveva picchiata altre volte, ma è stata la prima volta che ho avuto davvero paura e ho pensato di denunciarlo. Ma non posso andare avanti così, chiedo soltanto che mio figlio sia seguito da persone competenti. È difficile da madre - conclude - dover dire certe cose, ma va trovata una soluzione per il suo bene... e per il mio».

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