I militari trovano 18enne con 4 etti di marijuana
di Davide Bonesi
Comacchio, il giovane del Gambia è ospitato in una struttura della Camelot Il direttore de Los Rios: «Episodi isolati che mettono in cattiva luce il progetto»
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COMACCHIO. Ancora un richiedente asilo che finisce nei guai. E ancora un richiedente asilo gestito dalla Cooperativa Camelot (ma sono talmente tanti che la percentuale diciamo di “rischio” è ovviamente alta).
Ieri alle 14.30 i carabinieri della Compagnia di Comacchio hanno arrestato un 18enne, C.S., nato a Kunting in Gambia, ma residente per l’appunto a Comacchio in una struttura di accoglienza gestita dalla Camelot. Il giovanissimo richiedente asilo, a seguito di approfondita perquisizione personale, è stato trovato in possesso di ben quattro etti e dieci grammi di marijuana, chiaramente da utilizzare non per fini personali, bensì per spaccio. Il giovane (che non ha precedenti penali) aveva occultato la droga all’interno degli indumenti, ma il controllo dei militari ha permesso che questa venisse scoperta. Ora per il 18enne del Gambia (sottoposto al sistema di protezione internazionale per i richiedenti asilo e rifugiati) rischia due volte, perché oltre alla condanna quasi certamente sarà allontanato dalla struttura dove aveva vitto e alloggio.
Molto probabilmente già nella mattinata odierna per il giovane africano sarà celebrato il rito in direttissima. Attualmente è sottoposto al regime degli arresti domiciliari.
«Dire che sono arrabbiato è dire poco - ha commentato ieri sera Carlos de Los Rios, il direttore di Camelot -, perché questi episodi isolati mettono in cattiva luce il nostro lavoro, ma anche gli altri giovani che ospitiamo. Hai voglia a dire ai residenti che sono bravi ragazzi quando accadono fatti di questo genere. Ne gestiamo tanti, è ovvio che qualche rischio lo corriamo, però non riesco a spiegarmi come mai questi giovani che nelle nostre strutture hanno tutto quello di cui hanno bisogno facciano cose di questo genere».
È chiaro che i controlli vengono effettuati, specie dopo il recente episodio avvenuto a Codigoro (ne parliamo nell’articolo in alto), sempre con un richiedente asilo gestito da Camelot. «I nostri controlli sono aumentati ulteriormente - continua il direttore -, e anche se le regole ovviamente prevedono il divieto di avere droga, noi spieghiamo ad ognuno dei nostri ragazzi che questo non si deve assolutamente fare. Ma anche in questo caso, fatemelo dire, la droga non è stata trovata nella struttura, perché aveva tutto addosso. Garantisco che i nostri controlli nelle camere sono a tappeto, proprio per evitare che accada questo. Anzi, ancora una volta mi ritrovo a riflettere su dove vadano a trovare la marijuana e, soprattutto, chi sia a fornirgliela».
Quasi certo stamane si terrà il rito in direttissima, ma i vertici di Camelot stanno già preparando la richiesta di revoca dell’accoglienza per il 18enne del Gambia: «Chiederemo chiaramente la sospensione - conclude de Los Rios -, anche se poi spetterà alla Prefettura convalidarla. Anche se sono ragazzi, sono comunque adulti e dunque responsabili delle operazioni che compiono. Ma alla fine, dispiace che questi episodi ravvicinati (e perché proprio ora?) vadano a rovinare l’immagine di un progetto di accoglienza che coinvolge tantissimi rifugiati, giovani che scappano da Paesi in guerra».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Ieri alle 14.30 i carabinieri della Compagnia di Comacchio hanno arrestato un 18enne, C.S., nato a Kunting in Gambia, ma residente per l’appunto a Comacchio in una struttura di accoglienza gestita dalla Camelot. Il giovanissimo richiedente asilo, a seguito di approfondita perquisizione personale, è stato trovato in possesso di ben quattro etti e dieci grammi di marijuana, chiaramente da utilizzare non per fini personali, bensì per spaccio. Il giovane (che non ha precedenti penali) aveva occultato la droga all’interno degli indumenti, ma il controllo dei militari ha permesso che questa venisse scoperta. Ora per il 18enne del Gambia (sottoposto al sistema di protezione internazionale per i richiedenti asilo e rifugiati) rischia due volte, perché oltre alla condanna quasi certamente sarà allontanato dalla struttura dove aveva vitto e alloggio.
Molto probabilmente già nella mattinata odierna per il giovane africano sarà celebrato il rito in direttissima. Attualmente è sottoposto al regime degli arresti domiciliari.
«Dire che sono arrabbiato è dire poco - ha commentato ieri sera Carlos de Los Rios, il direttore di Camelot -, perché questi episodi isolati mettono in cattiva luce il nostro lavoro, ma anche gli altri giovani che ospitiamo. Hai voglia a dire ai residenti che sono bravi ragazzi quando accadono fatti di questo genere. Ne gestiamo tanti, è ovvio che qualche rischio lo corriamo, però non riesco a spiegarmi come mai questi giovani che nelle nostre strutture hanno tutto quello di cui hanno bisogno facciano cose di questo genere».
È chiaro che i controlli vengono effettuati, specie dopo il recente episodio avvenuto a Codigoro (ne parliamo nell’articolo in alto), sempre con un richiedente asilo gestito da Camelot. «I nostri controlli sono aumentati ulteriormente - continua il direttore -, e anche se le regole ovviamente prevedono il divieto di avere droga, noi spieghiamo ad ognuno dei nostri ragazzi che questo non si deve assolutamente fare. Ma anche in questo caso, fatemelo dire, la droga non è stata trovata nella struttura, perché aveva tutto addosso. Garantisco che i nostri controlli nelle camere sono a tappeto, proprio per evitare che accada questo. Anzi, ancora una volta mi ritrovo a riflettere su dove vadano a trovare la marijuana e, soprattutto, chi sia a fornirgliela».
Quasi certo stamane si terrà il rito in direttissima, ma i vertici di Camelot stanno già preparando la richiesta di revoca dell’accoglienza per il 18enne del Gambia: «Chiederemo chiaramente la sospensione - conclude de Los Rios -, anche se poi spetterà alla Prefettura convalidarla. Anche se sono ragazzi, sono comunque adulti e dunque responsabili delle operazioni che compiono. Ma alla fine, dispiace che questi episodi ravvicinati (e perché proprio ora?) vadano a rovinare l’immagine di un progetto di accoglienza che coinvolge tantissimi rifugiati, giovani che scappano da Paesi in guerra».
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