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A processo per la frode milionaria

A processo per la frode milionaria

Anche due bondenesi tra i cinque rinviati a giudizio per l’azienda “cartiera”

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BONDENO. Ci sono anche due bondenesi tra le cinque persone che ieri, in tribunale a Rovigo, sono state rinviate a giudizio per una frode milionaria. Il giudice per le udienze preliminari Alessandra Martinelli ha rinviato a giudizio cinque persone ritenute coinvolte a vario titolo: Daniele Bombonati, 63 anni, di Bondeno, ritenuto un mero prestanome; Paolo Casari, 64 anni, di Bondeno, ritenuto l'amministratore; Simona Poli, 45 anni, di Castel San Pietro Terme; Daniela Castellini, 44 anni, di Castel San Pietro Terme; Fabio Monizza, 47 anni, di Catanzaro. Il processo si aprirà il prossimo marzo. Secondo l’accusa tutto è accaduto in via Tontola a Ficarolo, nel Rodigino, dove sorgeva una società di fatto inesistente che ha prodotto fatture false nell'ambito di una più vasta organizzazione creata per frodare il fisco e sostanzialmente “guadagnare” sullo scorporo dell'Iva. Lo schema ormai consolidato di quella che viene chiamata “frode carosello”, del quale faceva parte la One Life International srl di Ficarolo, formalmente attiva nel commercio all'ingrosso di metalli non ferrosi e prodotti semilavorati, di fatto un guscio vuoto all'interno di un complesso schema di triangolazioni finanziarie che, secondo quanto ricostruito dalla Guardia di Finanza di Occhiobello, coordinata dal sostituto procuratore Monica Bombana, avrebbero permesso di compiere operazioni per oltre 19 milioni di euro, completamente nascoste al fisco, evadendo Iva per 3,8 milioni di euro. Cifre che si inseriscono in un contesto ancora più ampio, venuto alla luce grazie alla “Operazione Garuffa” della Finanza di Bolzano. Per quanto riguarda la costola di Ficarolo, ieri il rinvio a giudizio. L'avvocato Ilaria Brandalese, difensore di Bombonati e Monizza, non nasconde che, «di fronte ad un'indagine così articolata, era difficile riuscire ad evitare il rinvio a giudizio, ma nel dibattimento potremo far emergere alcune incongruenze e dimostrare l'estraneità dei miei assistiti alle contestazioni che vengono mosse loro». E l’avvocato Athos Ferrari, difensore di Casari, ribadisce come il suo assistito non avesse un ruolo nell’azienda, ma fosse un amico del responsabile della ditta, cui prestava il suo aiuto occasionalmente.

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