LA TESTIMONIANZA
«Grazie Patrick per la tua denuncia coraggiosa»
di GIAN PIETRO TESTA
Avevo conosciuto Patrick in pizzeria e mi era riuscita immediatamente simpatica la sua faccia sorridente, aperta; poi ci conoscemmo meglio e io apprezzai il fatto che parlava come se leggesse un...
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Avevo conosciuto Patrick in pizzeria e mi era riuscita immediatamente simpatica la sua faccia sorridente, aperta; poi ci conoscemmo meglio e io apprezzai il fatto che parlava come se leggesse un libro. Non sapevo, però nulla di lui, né mi importò saperlo fino al giorno in cui mi raccontò un po’ della sua vita, della sua non facile vita.
Venticinque anni, un passato da tossicodipendente, ma, disse, “ne sono uscito”, e lo disse con semplicità, come una cosa normale. Per questo non mi sono meravigliato quando ho visto, e letto sulla “Nuova” l’importante, coraggiosa denuncia sulla droga a Ferrara.
Spero, spero che venga letta da chi ha il potere di intervenire, perché in questo strano paese, strano e sporcaccino, è facile denunciare, puntare il dito, urlare io sono bravo, sono onesto, sono intelligente, io sono-sono-sono e poi quando si tratta di passare alla tasca si ritira il dito, lo si rimette, scarico, nella fondina. Torno a Patrick e dicevo che non mi ha sorpreso leggere la sua intervista, ma mi sorprenderebbe ora se qualcuno rispondesse e dicesse dobbiamo fare qualcosa: i politici? Scusate, ma dov’è la politica (parlo di politica non di propaganda). Sì, i politici?, i quali, quasi sempre arroganti, più che pensiero spargono intorno immondi pettegolezzi.
Caro Patrick, amico mio, hai ragione tu, ma ti chiedo: chi vuole aiutare un “diverso”, oggi, un nero per esempio?
Tutti dicono basta con questi immigrati, e poi diciamo vengono qui per salvare la pelle loro, dei figli, delle madri, ma poi ci rubano addosso, a noi che siamo onesti cittadini, che non rubiamo, che non siamo un pericolo. Ma siamo, soprattutto, un paese che muore di faciloneria, stupidità, imbelle burocrazia, di povertà culturale.
Venticinque anni, un passato da tossicodipendente, ma, disse, “ne sono uscito”, e lo disse con semplicità, come una cosa normale. Per questo non mi sono meravigliato quando ho visto, e letto sulla “Nuova” l’importante, coraggiosa denuncia sulla droga a Ferrara.
Spero, spero che venga letta da chi ha il potere di intervenire, perché in questo strano paese, strano e sporcaccino, è facile denunciare, puntare il dito, urlare io sono bravo, sono onesto, sono intelligente, io sono-sono-sono e poi quando si tratta di passare alla tasca si ritira il dito, lo si rimette, scarico, nella fondina. Torno a Patrick e dicevo che non mi ha sorpreso leggere la sua intervista, ma mi sorprenderebbe ora se qualcuno rispondesse e dicesse dobbiamo fare qualcosa: i politici? Scusate, ma dov’è la politica (parlo di politica non di propaganda). Sì, i politici?, i quali, quasi sempre arroganti, più che pensiero spargono intorno immondi pettegolezzi.
Caro Patrick, amico mio, hai ragione tu, ma ti chiedo: chi vuole aiutare un “diverso”, oggi, un nero per esempio?
Tutti dicono basta con questi immigrati, e poi diciamo vengono qui per salvare la pelle loro, dei figli, delle madri, ma poi ci rubano addosso, a noi che siamo onesti cittadini, che non rubiamo, che non siamo un pericolo. Ma siamo, soprattutto, un paese che muore di faciloneria, stupidità, imbelle burocrazia, di povertà culturale.
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