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«Il cimitero islamico è ormai una necessità»

«Il cimitero islamico è ormai una necessità»

ll referente della comunità pakistana: urgenza da affrontare nell’Alto Ferrarese  «Tanti musulmani hanno eletto questa provincia come loro terra»

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CENTO. «La necessità di realizzare un cimitero islamico nell’Alto Ferrarese sta diventando un’urgenza da affrontare al più presto. La morte delle due bimbe pakistane, Hadiya nei mesi scorsi e Adan domenica, riapre con forza la questione». È il referente della comunità pakistana di Cento e dell'Alto Ferrarese Tahir Mahmood a lanciare un appello ai Comuni dell'Alto Ferrarese, a iniziare da Cento, perché si facciano promotori del progetto.

«Ormai – sottolinea Mahmood - la presenza di migliaia di musulmani che da tempo vivono e lavorano nel Ferrarese, è una realtà che non si può negare. Tante persone che, legate alla fede islamica e originarie del Pakistan, del Marocco, delle Filippine del Sud o della Nigeria, hanno eletto questa provincia come la loro terra, dove crescere i propri figli e rimanere fino alla morte». Questa oggi, è la questione che sta emergendo: «I musulmani, soprattutto i giovani, cominciano a sentire il desiderio di seppellire i propri cari defunti qui, in Italia, e vicino a casa, nel Ferrarese».

Un tema già sollevato nel giugno scorso con la morte di Hadiya Asif di 3 mesi e mezzo, la bimba precipitata dal secondo piano di una palazzina all’incrocio tra le vie Ugo Bassi e Matteotti a Cento. La volontà dei genitori era andata nella direzione di non trasferire la piccola salma in Pakistan ma di dare sepoltura alla bimba in Italia, in modo da poter andare spesso sulla sua tomba della bimba. Una questione allora risolta dal sindaco Toselli, che ha ottenuto la possibilità di seppellire Hadiya nel cimitero islamico di Bologna. Poi la morte, domenica scorsa, della piccola Adan Hussain: «Se i genitori non avessero deciso di riportare la salma nel paese d'origine, il problema si sarebbe ripresentato. E non è detto che Bologna sarebbe stata di nuovo disponibile. Sarà così ogni volta che un musulmano muore. La nostra religione prevede poi che la salma venga tumulata in tempi stretti. E questo, con il rimpatrio, molto spesso non accade».

Ormai, il desiderio di avere i proprio congiunti che 'riposano' vicino a casa, è – riferisce Mahmood – «un'esigenza reale. I giovani di oggi, preferiscono tenere i propri cari qua, in un luogo dove poterli andare a trovare. Mentre a Bologna, ci sono diversi cimiteri islamici, il Comune di Ferrara ha individuato uno spazio, ma ad oggi è un campo incolto e abbandonato».

Oltre ad organizzare in quell'area di Ferrara un cimitero strutturato – è l'idea avanzata dal referente pakistano – «ci vorrebbero due cimiteri islamici in altrettanti punti strategici del Ferrarese. Uno come punto di riferimento dell'Alto Ferrarese, l'altro del Basso Ferrarese».

Da qui, l'appello del referente della comunità pakistana ai Comuni dell'Alto Ferrarese, in prima fila al municipio centese perché si faccia portavoce e promotore di questo progetto: «Sono in attesa di avere una data d'incontro, perché con il sindaco Toselli in questi giorni, dopo la tragedia della piccola Adan di Casumaro, abbiamo affrontato di nuovo l'argomento. Ho evidenziato infatti la necessità di realizzare quanto prima un cimitero islamico la cui gestione rimanga in capo ai Comuni dell'Alto Ferrarese, e il cui servizio venga affidato e gestito da Cmv».

Beatrice Barberini

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