Licenziato dopo l’infortunio
di Samuele Govoni
L’operaio di San Carlo: mi hanno messo a casa per una svista. L’avvocato: impugneremo l’atto
3 MINUTI DI LETTURA
SAN CARLO. «Lavoro alla Tecopress dal 1996 e dopo più di vent’anni in fabbrica mi sono visto recapitare a casa una lettera di licenziamento per un’assenza ingiustificata. Mi è crollato il mondo addosso». Vincenzo Trigiante, 63 anni, vive a San Carlo e dagli anni Novanta lavora nell’azienda di Dosso. Il 21 giugno 2016 rimase coinvolto in un incidente sul lavoro, incidente che ha lasciato sul suo stato di salute segni indelebili. La Medicina del lavoro lo ha infatti definito non idoneo, in maniera permanente, a svolgere le mansioni che aveva regolarmente svolto fino a quella sera in cui, in seguito ad un incidente le cui cause sarebbero ancora in corso di accertamento, rimase in coma per 20 giorni.
«Per i primi quattro giorni - racconta il figlio Antonio - non si sapeva nemmeno se mio padre sarebbe sopravvissuto o no. Non sapevamo se e come si sarebbe risvegliato. Fortunatamente riuscì a riprendersi ma, da quel momento, non è stato più in grado di lavorare come prima». Terminato il periodo di infortunio cominciò quello della malattia. Trigiante nel corso dei mesi, avrebbe chiesto all’azienda di poter essere impiegato in un altro reparto, compatibile con il suo stato di salute. «Non ho visto da parte dell’azienda la volontà di venirmi in contro, di aiutarmi e a inizio settembre, la situazione è precipitata. Al termine di un periodo di ferie, ho centinaia di ore arretrate da smaltire, ho dimenticato di presentarmi per prolungarle o “riattaccare” la malattia e loro mi hanno fatto la contestazione».
L’operaio fa “mea culpa”, sa di aver commesso un errore nel non presentarsi ma, con le visite e i controlli a cui si sta frequentemente sottoponendo dopo l’infortunio, dice di aver perso di vista i giorni sul calendario. «Una chiamata da parte dell’azienda, un avviso non dico amichevole ma quantomeno di cortesia dopo un rapporto di lavoro che dura da più di vent’anni me lo sarei aspettato. Io - prosegue il lavoratore - non ero certo in malafede e questa situazione non mi fa stare bene». Ora la famiglia si è rivolta all’avvocato Polizzi che, insieme al suo collaboratore Massari, seguirà il caso. «La prima cosa che faremo - afferma il legale - sarà inviare l’impugnazione del licenziamento all’azienda. Quello davanti al quale è stato messo Trigiante è un licenziamento ingiusto. Ingiusto anche da un punto di vista umano».
Anche il sindacato si sta muovendo per tentare di trovare una soluzione al problema. «L’azienda - dice Samuele Lodi, segretario generale della Fiom-Cgil di Ferrara - in maniera asettica e, se vogliamo anche cinica, ha agito secondo protocollo. Ma sinceramente, visto tutto il trascorso, gli anni di lavoro, l’infortunio e l’età, mi sarei aspettato maggiore tolleranza. Anche se il lavoratore è incorso in un errore. Ora - conclude - si cercherà di impugnare il licenziamento».
La direzione del personale della Tecopress, da parte sua, ha scelto per il momento di non rilasciare alcuna dichiarazione a riguardo perché «si tratta di questioni delicate e private». Trigiante ha fatto i conti, per raggiungere la pensione dopo una vita di lavoro gli mancano pressapoco due anni: «Spero davvero che si riesca a trovare una soluzione, che non debba rimanere in questo limbo. Anche perché, a questa età e in queste condizioni, chi mi prenderebbe a lavorare?».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Per i primi quattro giorni - racconta il figlio Antonio - non si sapeva nemmeno se mio padre sarebbe sopravvissuto o no. Non sapevamo se e come si sarebbe risvegliato. Fortunatamente riuscì a riprendersi ma, da quel momento, non è stato più in grado di lavorare come prima». Terminato il periodo di infortunio cominciò quello della malattia. Trigiante nel corso dei mesi, avrebbe chiesto all’azienda di poter essere impiegato in un altro reparto, compatibile con il suo stato di salute. «Non ho visto da parte dell’azienda la volontà di venirmi in contro, di aiutarmi e a inizio settembre, la situazione è precipitata. Al termine di un periodo di ferie, ho centinaia di ore arretrate da smaltire, ho dimenticato di presentarmi per prolungarle o “riattaccare” la malattia e loro mi hanno fatto la contestazione».
L’operaio fa “mea culpa”, sa di aver commesso un errore nel non presentarsi ma, con le visite e i controlli a cui si sta frequentemente sottoponendo dopo l’infortunio, dice di aver perso di vista i giorni sul calendario. «Una chiamata da parte dell’azienda, un avviso non dico amichevole ma quantomeno di cortesia dopo un rapporto di lavoro che dura da più di vent’anni me lo sarei aspettato. Io - prosegue il lavoratore - non ero certo in malafede e questa situazione non mi fa stare bene». Ora la famiglia si è rivolta all’avvocato Polizzi che, insieme al suo collaboratore Massari, seguirà il caso. «La prima cosa che faremo - afferma il legale - sarà inviare l’impugnazione del licenziamento all’azienda. Quello davanti al quale è stato messo Trigiante è un licenziamento ingiusto. Ingiusto anche da un punto di vista umano».
Anche il sindacato si sta muovendo per tentare di trovare una soluzione al problema. «L’azienda - dice Samuele Lodi, segretario generale della Fiom-Cgil di Ferrara - in maniera asettica e, se vogliamo anche cinica, ha agito secondo protocollo. Ma sinceramente, visto tutto il trascorso, gli anni di lavoro, l’infortunio e l’età, mi sarei aspettato maggiore tolleranza. Anche se il lavoratore è incorso in un errore. Ora - conclude - si cercherà di impugnare il licenziamento».
La direzione del personale della Tecopress, da parte sua, ha scelto per il momento di non rilasciare alcuna dichiarazione a riguardo perché «si tratta di questioni delicate e private». Trigiante ha fatto i conti, per raggiungere la pensione dopo una vita di lavoro gli mancano pressapoco due anni: «Spero davvero che si riesca a trovare una soluzione, che non debba rimanere in questo limbo. Anche perché, a questa età e in queste condizioni, chi mi prenderebbe a lavorare?».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
