Meno carne in tavola e allevamenti in calo ma c’È una soluzione
Consumatori pronti a pagare di più per la qualità
L’arena jolandina è sempre più utilizzata per lanciare battaglie comuni all’agricoltura nazionale. Ieri, di fronte ad una platea tutta Coldiretti (e senza politica e istituzioni locali, a parte la...
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L’arena jolandina è sempre più utilizzata per lanciare battaglie comuni all’agricoltura nazionale. Ieri, di fronte ad una platea tutta Coldiretti (e senza politica e istituzioni locali, a parte la sindaca Elisa Trombin), era di scena l’offensiva contro le fake news che demonizzano la carne, sia in termini di incidenza sulla salute che di disaffezione dei consumatori, con incursioni sul fronte import di cereali con standard minori degli italiani. «In questi anni quando i consumi sono calati, è stato per difficoltà economiche» ha riassunto il conduttore Alessandro Cecchi Paone. In effetti Marco Baldi (Censis) aveva appena finito di rilevare che il 70% degli italiani è disposto a spendere di più per la carne italiana, e oltre l’80% per un’etichettatura chiara, a fronte di un calo dei consumi del 23% nel giro di dieci anni e del precipitare dei capi allevati in Italia, oggi al minimo storico con 5,9 milioni. E Vincenzo Russo, professore emerito dell’università di Bologna, ha smentito le cifre sull’eccessivo consumo di carne degli italiani, «siamo ben lontani da soglie pericolose per malattie, perché il consumo apparente è la metà di quello effettivo». Anche per questo, ha tuonato tra gli applausi della platea Luigi Scordamaglia, ad di Inalca e vicepresidente di Assocarni, bisogna «dire basta allo smantellamento del nostro patrimonio bovino e no all’import massiccio previsto da certi accordi di carne che non ha le stesse caratteristiche della nostra». Abbiamo i veterinari in stalla tutti i giorni, ha ricordato Roberto Moncalvo, presidente Coldiretti, «questo deve diventare un valore aggiunto».
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