La stalla nata tra i foraggi «Così riparte la zootecnia»
Mondo agricolo concorde: produzioni sostenibili, ma servono più controlli E il ministro Lorenzin difende la carne. Vecchioni (Bf): cresceremo ancora
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Ferrara, anzi Jolanda di Savoia, è diventato anche «il posto giusto per ribadire i concetti di sicurezza alimentare» come ha detto il ministro alla Salute, Beatrice Lorenzin, appena messo piede alla Bonifiche Ferraresi. Lei si riferiva alle «distese di frutta che ho visto arrivando fin qui, devono finire di più sulle nostre tavole a prezzi giusti», poi ha avuto modo di confermare questo giudizio nella visita in forma privata alla nuova stalla green costruita da Bf e gestita dal gruppo Cremonini, fulcro del tentativo di rianimare la falcidiata zootecnia italiana. Del resto quella stalla è «l’unica visitata dal nostro presidente del Consiglio, quanto meno negli ultimi tempi - aveva sottolineato con in pizzico d’humor un paio d’ore prima il ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina - un progetto che farà scuola. Il benessere animale dev’essere centrale nell’attività di allevamento e Bf anche in questo è il laboratorio più avanzato». I due ministri erano invitati a Jolanda per certificare la crescita dalla stalla più tecnologica e sostenibile d’Italia, uscita direttamente dalla penna di Luigi Cremonini, presidente del gruppo Inalca, il colosso internazionale della carni: «Quel giorno che siamo andati a trovarlo - ha raccontato Federico Vecchioni, ad della società jolandina - lui ha preso un pezzo di carta e ci ha disegnato sopra, “guarda Federico che la stalla deve essere così”. Noi abbiamo preso quel pezzo di carta e lo abbiamo dato ai nostri progettisti, dimensionando l’impianto sulla nostra capacità di produrre gli alimenti per i nostri capi: 1.680 ettari dedicati esclusivamente a questo. Diventerà la stalla più grande d’Italia, è un pezzo fondamentale per rendere sostenibile l’intera azienda, grazie alle sostanze organiche prodotte che rimpiazzano in parte i concimi di sintesi».
Martina è stato trattenuto a Roma e, via Skype, ha potuto solo sollecitare adesioni entro il 27 novembre ai nuovi contratti di filiera del valore di 260 milioni, lanciando poi un obiettivo molto applaudito dalla sala («origine delle carni anche al ristorante, come in Francia»), messo invece tra parentesi dalla sua collega della Sanità («esula dalle mie competenze, vedremo»). Lorenzin, invece, si è trattenuta a Jolanda per diverse ore. Dal palco ha risposto alle richieste di maggior coraggio nello «smontare le bufale sulla carne che fa male» (Roberto Moncalvo, presidente Coldiretti), e di controlli sui cereali importati. «Vedermi mangiare carne, oggi qui con voi, sarà già uno spot - ha detto il ministro, che in realtà il pranzo lo ha poi consumato al riparo da fotografi e tv - Più coraggio? Quando uscì quel report dell’Oms (carne rossa cancerogena, ndr) fui il primo ministro a uscire pubblicamente contro, perché non era basato su prove scientifiche. Il semaforo rosso per olio d’oliva o parmigiano (e salama da sugo, ndr), e verde per margarina e coca cola light, mi vede contraria, sì invece alle etichette intelligenti, che spiegano. Ma noi saremo sempre guidati da criteri scientifici, e vale per tutti i prodotti». E nella riunione a porte chiuse con il mondo agricolo che ha seguito il pranzo, si può presumere si sia entrati nello specifico.
Il terzo personaggio di spicco della giornata è stato senz’altro Cremonini. Travolgente la sua dichiarazione d’amore per la terra e la Coldiretti, «io sono nato coldiretto e voglio ringraziare questa associazione per aver ridato dignità a un mondo bistrattato per 50 anni», con tanto di fazzoletto giallo messo al collo dal conduttore Alessandro Cecchi Paone. In precedenza il re delle carni aveva visitato la stalla, «una cosa unica in Europa, e per di più costruita in soli 7 mesi. Si vede l’esperienza di chi ci ha lavorato».
Vecchioni si è preso l’ennesima vagonata di complimenti, e dal palco è parso irrefrenabile: «Abbiamo liquidità da investire, e la nostra ambizione resta chiudere la filiera di prodotto, dal genoma agli scaffali. Fino all’ultimo pezzo». E prima aveva citato i merger mondiali nella grande distribuzione.
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Martina è stato trattenuto a Roma e, via Skype, ha potuto solo sollecitare adesioni entro il 27 novembre ai nuovi contratti di filiera del valore di 260 milioni, lanciando poi un obiettivo molto applaudito dalla sala («origine delle carni anche al ristorante, come in Francia»), messo invece tra parentesi dalla sua collega della Sanità («esula dalle mie competenze, vedremo»). Lorenzin, invece, si è trattenuta a Jolanda per diverse ore. Dal palco ha risposto alle richieste di maggior coraggio nello «smontare le bufale sulla carne che fa male» (Roberto Moncalvo, presidente Coldiretti), e di controlli sui cereali importati. «Vedermi mangiare carne, oggi qui con voi, sarà già uno spot - ha detto il ministro, che in realtà il pranzo lo ha poi consumato al riparo da fotografi e tv - Più coraggio? Quando uscì quel report dell’Oms (carne rossa cancerogena, ndr) fui il primo ministro a uscire pubblicamente contro, perché non era basato su prove scientifiche. Il semaforo rosso per olio d’oliva o parmigiano (e salama da sugo, ndr), e verde per margarina e coca cola light, mi vede contraria, sì invece alle etichette intelligenti, che spiegano. Ma noi saremo sempre guidati da criteri scientifici, e vale per tutti i prodotti». E nella riunione a porte chiuse con il mondo agricolo che ha seguito il pranzo, si può presumere si sia entrati nello specifico.
Il terzo personaggio di spicco della giornata è stato senz’altro Cremonini. Travolgente la sua dichiarazione d’amore per la terra e la Coldiretti, «io sono nato coldiretto e voglio ringraziare questa associazione per aver ridato dignità a un mondo bistrattato per 50 anni», con tanto di fazzoletto giallo messo al collo dal conduttore Alessandro Cecchi Paone. In precedenza il re delle carni aveva visitato la stalla, «una cosa unica in Europa, e per di più costruita in soli 7 mesi. Si vede l’esperienza di chi ci ha lavorato».
Vecchioni si è preso l’ennesima vagonata di complimenti, e dal palco è parso irrefrenabile: «Abbiamo liquidità da investire, e la nostra ambizione resta chiudere la filiera di prodotto, dal genoma agli scaffali. Fino all’ultimo pezzo». E prima aveva citato i merger mondiali nella grande distribuzione.
Stefano Ciervo
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