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Case per anziani «Vuoto normativo»
ARGENTA. «La nascita come funghi di case famiglia per anziani e il vuoto normativo che ne consente l’apertura solo con la comunicazione di inizio attività», ha generato un’interrogazione alla giunta...
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ARGENTA. «La nascita come funghi di case famiglia per anziani e il vuoto normativo che ne consente l’apertura solo con la comunicazione di inizio attività», ha generato un’interrogazione alla giunta comunale da parte della consigliere del Pd Liviana Pambieri.
Dopo aver evidenziato che «si è modificata la vita delle famiglie degli anziani e che la demografia del paese specialmente quella dell’occupazione ferrarese, è cambiata dal momento che registra un invecchiamento della popolazione», l’esponente del Pd, ha fatto notare come «nell’insorgenza delle case famiglia per anziani, esista un vuoto normativo sui controlli sulla qualità della strutture». Per questo motivo, ha chiesto al primo cittadino se l’amministrazione comunale ha comunque effettuato i controlli e se non è il caso anche di farsi promotore presso la Regione per risolvere questo vuoto normativo.
Nel rispondere, l’assessore Samuela Pamini, ha ricordato che «ad Argenta sono sorte 4 case famiglia per anziani, che in effetti non ci sono obblighi e che il vuoto normativo, da un lato ha permesso di creare in poco tempo una rete di molte strutture che rispondessero al bisogno delle famiglie, dall’altro, però, manca di un controllo ai requisiti specifici». Nonostante ciò, per tutelare gli anziani «a livello distrettuale - ha aggiunto l’assessore - ci siamo dotati di un regolamento per la vigilanza nelle strutture residenziali con numero di ospiti fino ad un massimo di sei». Il regolamento specifica quali siano i possibili ospiti, il livello di autosufficienza, quali le caratteristiche strutturale, i requisiti organizzativi, l’obbligo della carta dei servizi e anche che tipo di vigilanza e controlli. Riguardo al vuoto normativo, l’assessore ai servizi sociali, ha fatto presente che nel marzo 2017, l’assessore regionale Sergio Venturi e il presidente dell’Anci Daniela Manca, hanno chiesto ai sindaci e direttore Asl collaborazione per effettuare vigilanza e controlli su almeno il 50% di questo tipo di strutture in regione.
«A livello comunale - ha concluso l’assessore - ogniqualvolta ci viene comunicato l’avvio di attività, trasmettiamo la documentazione alla commissione che provvede a fare un sopralluogo per evidenziare le conformità o meno e nel caso, il Comune emette richiami o diffide fino ad arrivare nei casi più estremi ad emettere provvedimenti di chiusura». (g.c.)
Dopo aver evidenziato che «si è modificata la vita delle famiglie degli anziani e che la demografia del paese specialmente quella dell’occupazione ferrarese, è cambiata dal momento che registra un invecchiamento della popolazione», l’esponente del Pd, ha fatto notare come «nell’insorgenza delle case famiglia per anziani, esista un vuoto normativo sui controlli sulla qualità della strutture». Per questo motivo, ha chiesto al primo cittadino se l’amministrazione comunale ha comunque effettuato i controlli e se non è il caso anche di farsi promotore presso la Regione per risolvere questo vuoto normativo.
Nel rispondere, l’assessore Samuela Pamini, ha ricordato che «ad Argenta sono sorte 4 case famiglia per anziani, che in effetti non ci sono obblighi e che il vuoto normativo, da un lato ha permesso di creare in poco tempo una rete di molte strutture che rispondessero al bisogno delle famiglie, dall’altro, però, manca di un controllo ai requisiti specifici». Nonostante ciò, per tutelare gli anziani «a livello distrettuale - ha aggiunto l’assessore - ci siamo dotati di un regolamento per la vigilanza nelle strutture residenziali con numero di ospiti fino ad un massimo di sei». Il regolamento specifica quali siano i possibili ospiti, il livello di autosufficienza, quali le caratteristiche strutturale, i requisiti organizzativi, l’obbligo della carta dei servizi e anche che tipo di vigilanza e controlli. Riguardo al vuoto normativo, l’assessore ai servizi sociali, ha fatto presente che nel marzo 2017, l’assessore regionale Sergio Venturi e il presidente dell’Anci Daniela Manca, hanno chiesto ai sindaci e direttore Asl collaborazione per effettuare vigilanza e controlli su almeno il 50% di questo tipo di strutture in regione.
«A livello comunale - ha concluso l’assessore - ogniqualvolta ci viene comunicato l’avvio di attività, trasmettiamo la documentazione alla commissione che provvede a fare un sopralluogo per evidenziare le conformità o meno e nel caso, il Comune emette richiami o diffide fino ad arrivare nei casi più estremi ad emettere provvedimenti di chiusura». (g.c.)
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