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«Presto fuori dal programma»

«Presto fuori dal programma»

Il prefetto: dopo i processi niente più aiuti. Le espulsioni non sono però previste

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Il terzo caso di richiedente asilo-spacciatore nel giro di pochi giorni preoccupa anche il responsabile in capo del sistema di accoglienza, cioè il prefetto Michele Tortora, che si dice pronto a intervenire nei confronti di chi «ha violato il patto con la comunità, danneggiando tanti connazionali nelle sue stesse condizioni e le persone impegnate nell’accoglienza». L’unico provvedimento che può essere preso dal rappresentante di governo, e cioè l’uscita dal programma di protezione (vitto, alloggio e assistenza), ancora non è stato preso per nessuno dei tre spacciatori. Perché? «Dobbiamo tener presente le esigenze processuali, queste persone sono più facilmente reperibili durante il procedimento penale se restano nelle strutture di accoglienza. Asp e coop hanno manifestato disagio a reinserirli nell’accoglienza? Lo comprendo - sottolinea Tortora - ma si deve attendere il chiarimento della posizione processuale. Ci sono stati casi di processi per direttissima e i miei provvedimenti, posso dirlo, non tarderanno. Si tratta comunque di allontanamento dal sistema di protezione, cioè l’uscita dalla struttura di accoglienza e l’interruzione dei rapporti economici e di assistenza; nulla si può invece dire sullo status di richiedente asilo, che può essere modificato solo dall’accoglimento o meno della richiesta da parte della commissione». Niente espulsioni automatiche, quindi, ma “solo” l’obbligo di cavarsela da soli, sorte che tra l’altro è già toccata a numerosi richiedenti asilo che si sono allontanati in maniera ingiustificata per più di tre giorni; meno praticato, al di sotto dei dieci casi, l’uscita dal programma appunto per motivi disciplinari, cioè comportamenti inadeguati o addirittura reati.

La presenza sul nostro territorio di un’organizzazione in grado di coinvolgere anche i richiedenti asilo nello spaccio è invece l’altro aspetto del fenomeno emerso in questi giorni: «È sicuramente un problema in più ma, se si vuole guardare il bicchiere mezzo pieno, bisogna trarre giudizi positivi dal fatto che le forze di polizia riescano ad inviduare chi rompe il patto di accoglienza» conclude il prefetto.

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