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Ferrara

Proroga indagini per i 26 coinvolti nell’inchiesta bis

di Daniele Predieri
Proroga indagini per i 26 coinvolti nell’inchiesta bis

All’esame il periodo che va dal 2007 al commissariamento I reati: bancarotta fraudolenta, distrazione e dissipazione  

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Cambiano le firme dei magistrati, restano le accuse per 26 ex amministratori e dirigenti di vecchia Carife, indagati dalla procura cittadina per l’inchiesta Carife Bis, per i reati di bancarotta fraudolenta per distrazione e dissipazione, per il periodo che va dal 2007 al 2013.

La proroga dell’indagine(tranche principale diversa da quella sull’aumento di capitale giunta alla verifica processuale dell’udienza preliminare, questa mattina l’udienza) è stata notificata ufficialmente ai 26 indagati che hanno ricevuto in questi giorni i primi sintetici atti giudiziari. Nell’atto di proroga (concessa dal gip Monica Bighetti) compaiono le firme del procuratore reggente Patrizia Castaldini e del pm Stefano Longhi, contitolare dall’inizio dell’indagine. E oltre le accuse vengono spiegati sinteticamente i motivi per cui è stato chiesto - e concesso - più tempo per indagare: altri sei mesi, ma gli ultimi dopo oltre un anno di accertamenti, poiché l’inchiesta dovrà essere chiusa entro il 21 marzo 2018, i termini della scadenza. Una proroga richiesta dai magistrati della procura vista «la pluralità della gestione dell’istituto bancario di rilevante dimensioni» (il gruppo Carife dei primi anni 2000, un colosso, prima del crac) e la «pluralità dei soggetti coinvolti di cui debbono essere valutati i ruoli nella complessa vicenda»: dall’anno 2007, da quando si avvicendarono molti dirigenti alla guida dell’istituto, fino al 2013, quando Carife venne commissariata. E per questo motivo, le indagini di procura e Guardia di finanza dovranno accertare con precisione chi possa aver avuto responsabilità nel grande sperpero del patrimonio della banca, alla base dell’inchiesta. I 26 indagati ai quali è stata notificata proroga sono suddivisi, ovviamente per ruoli e tempo di permanenza nella gestione della banca. Primo tra tutti Gennaro Murolo, direttore generale per 10 anni, dimesso (anzi convinto a farlo con una buonuscita) nel 2009 e contro il quale poi Carife ha attivato una azione di responsabilità civile tuttora pendente davanti al tribunale del riesame di Bologna. Poi Alfredo Santini, presidente fino al 201, quindi sempre a scalare temporalmente, Giuseppe Grassano (sostituì Murolo, e restò in Carife fino al 2010), e quindi Daniele Forin, direttore generale e il presidente Sergio Lenzi, entrambi ai vertici fino al commissariamento 2013 e insieme gestirono l’operazione di aumento di capitale, per il cui crac sono i principali imputati. Quindi, i membri dei cda dal 2007 al 2013: Tiziano Artioli, Marco Berti, Antonio Bondesani, Andrea Calamanti, Aleandro Capatti, Giuseppe Vancini, Simonetta Talmelli, Riccardo Fava, Paolo Govoni (coimputato anche nel crac-aumento di capitale), Mario Guidi, Ennio Manuzzi, Massimo Marchetti, Teodorico Nanni (anche lui coimputato crac-aumento di capitale); Corradino Merli e Renzo Ricci. Quindi i membri dei collegi sindacali: Paolo Lazzari, Luigi Argentini, Valter Bignozzi, Stefano Leardini, Andrea Malfaccini e Marco Massellani. L’indagine in corso dovrà accertare e verificare quali operazioni abbiano portato la banca al dissesto, trasformandosi negli anni in crediti deteriorati, soldi prestati e mai rientrati (Vegagest/Siano, Commercio Finanza, Deiulemar, Acqua Marcia, solo per citare alcune), creando buchi in bilancio irreparabili. E ovviamente chi decise questo tipo di operazioni, individuano chi abbia o meno malgestito la banca, i tanti tantissimi, soldi dei ferraresi, sperperati prima e adesso, dopo il crac “azzerati”.



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