Caos linguistico sull’estradizione
Anis non si oppone, poi dichiara di non aver capito. E dà la sua versione dei fatti
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Anis Hanachi si trova all’Arginone a disposizione della Procura generale presso la Corte d’Appello di Bologna, competente per reati di terrorismo.
Ieri in udienza è stato convalidato il mandato d’arresto europeo e disposta la custodia cautelare in carcere. Anis, difeso dall’avvocato d’ufficio Laura Lemmi, è stato informato delle accuse che gli vengono contestate e, con l’aiuto di un interprete, ha fornito la sua versione dei fatti. Bisognerà però attendere la prossima udienza, fissata per il 17 ottobre, per definire le procedure di estradizione in Francia, anche perché su questo punto la volontà dell’arrestato è apparsa contraddittoria, soprattutto a causa di problemi linguistici.
Anis non parla né l’italiano né il francese o l’inglese e il suo arabo, infarcito di espressioni dialettali, avrebbe messo in difficoltà anche l’interprete. In prima battuta, dunque, l’arrestato avrebbe espresso il suo pieno consenso all’estradizione, non opponendosi al suo trasferimento in Francia, salvo poi “ritrattare” spiegando che quelle dichiarazioni erano state frutto di un fraintendimento. Nel corso della prossima udienza, saranno esaminate le procedure relative al trasferimento in Francia che in ogni caso dovrebbe avvenire in tempi brevi.
Intanto, secondo il portavoce del Tribunale di primo grado di Tunisi e del pool antiterrorismo Sofien Sliti, un altro fratello e una sorella dell’attentatore di Marsiglia sono stati arrestati in Tunisia e sono stati interrogati subito da inquirenti dell'antiterrorismo. Secondo Sliti, il giudice ha deciso di trasferire il caso alla polizia nazionale di Aouina, nel Nord-Est del Paese. Fonti vicine alla famiglia hanno identificato i due arrestati come Moez e Amina Hannachi. L'arresto segue di poche ore quello di Anis e di alcuni giorni quello, sempre in Tunisia, di altri due fratelli Hanachi, Anwar ed Emme. Arresti che rafforzano e confermano la tesi degli inquirenti secondo cui dietro l’attentato di Marsiglia ci sia una cellula jihadista su base familistica.
Ieri in udienza è stato convalidato il mandato d’arresto europeo e disposta la custodia cautelare in carcere. Anis, difeso dall’avvocato d’ufficio Laura Lemmi, è stato informato delle accuse che gli vengono contestate e, con l’aiuto di un interprete, ha fornito la sua versione dei fatti. Bisognerà però attendere la prossima udienza, fissata per il 17 ottobre, per definire le procedure di estradizione in Francia, anche perché su questo punto la volontà dell’arrestato è apparsa contraddittoria, soprattutto a causa di problemi linguistici.
Anis non parla né l’italiano né il francese o l’inglese e il suo arabo, infarcito di espressioni dialettali, avrebbe messo in difficoltà anche l’interprete. In prima battuta, dunque, l’arrestato avrebbe espresso il suo pieno consenso all’estradizione, non opponendosi al suo trasferimento in Francia, salvo poi “ritrattare” spiegando che quelle dichiarazioni erano state frutto di un fraintendimento. Nel corso della prossima udienza, saranno esaminate le procedure relative al trasferimento in Francia che in ogni caso dovrebbe avvenire in tempi brevi.
Intanto, secondo il portavoce del Tribunale di primo grado di Tunisi e del pool antiterrorismo Sofien Sliti, un altro fratello e una sorella dell’attentatore di Marsiglia sono stati arrestati in Tunisia e sono stati interrogati subito da inquirenti dell'antiterrorismo. Secondo Sliti, il giudice ha deciso di trasferire il caso alla polizia nazionale di Aouina, nel Nord-Est del Paese. Fonti vicine alla famiglia hanno identificato i due arrestati come Moez e Amina Hannachi. L'arresto segue di poche ore quello di Anis e di alcuni giorni quello, sempre in Tunisia, di altri due fratelli Hanachi, Anwar ed Emme. Arresti che rafforzano e confermano la tesi degli inquirenti secondo cui dietro l’attentato di Marsiglia ci sia una cellula jihadista su base familistica.
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